Routine domestica

Stephen Dunn

The Routine Things Around the House

Traduzioni di Stefanie Golisch

When Mother died
I thought: now I’ll have a death poem.
That was unforgivable

yet I’ve since forgiven myself
as sons are able to do
who’ve been loved by their mothers.

I stared into the coffin
knowing how long she’d live,
how many lifetimes there are

in the sweet revisions of memory.
It’s hard to know exactly
how we ease ourselves back from sadness,

but I remembered when I was twelve,
1951, before the world
unbuttoned its blouse.

I had asked my mother (I was trembling)
if I could see her breasts
and she took me into her room

without embarrassment or coyness
and I stared at them,
afraid to ask for more.

Now, years later, someone tells me
Cancers who’ve never had mother love
are doomed and I, a Cancer,

feel blessed again. What luck
to have had a mother
who showed me her breasts

when girls my age were developing
their separate countries,
what luck

she didn’t doom me
with too much or too little.
Had I asked to touch,

perhaps to suck them,
what would she have done?
Mother, dead woman

who I think permits me
to love women easily,
this poem

is dedicated to where
we stopped, to the incompleteness
that was sufficient

and to how you buttoned up,
began doing the routine things
around the house.

*

Häusliche Routine

Als Mutter starb
dachte ich: daraus mache ich ein Gedicht über den Tod.
Dieser Gedanke war unentschuldbar,

und doch habe ich mir mittlerweile vergeben,
so wie Söhne es vermögen,
die von ihren Müttern geliebt wurden.

Ich starrte in den Sarg
und dachte an ihr Leben und daran,
wie viele Leben

beim Nachdenken über Erinnerungenzum Vorschein kommen.
Schwer zu sagen,
wie wir uns von dieser Traurigkeit befreien können.

Ich erinnere mich an den Zwölfjährigen, der ich war,
1951, bevor die Welt
ihre Bluse aufknöpfte.

Zitternd hatte ich meine Mutter gefragt,
ob ich ihre Brüste einmal sehen dürfe,
und sie nahm mich mit ins Schlafzimmer,

weder schüchtern noch verlegen.
Ich war wie gebannt und wagte es nicht,
sie um mehr zu bitten.

Heute, Jahre später, sagt mir jemand,
dass Krebse, die keine Mutterliebe kennengelernt haben,
verflucht seien, und ich, Krebs meines Zeichens,

darf mich als Glückspilz fühlen. Welch einSegen,
eine Mutter gehabt zu haben,
die mir ihre Brüste zeigte,

zu einer Zeit, da die Mädchen in meinem Alter
ihre eigenen Kontinente erkundeten,
welch ein Segen,

dass sie mir weder zu viel
noch zu wenig gewährte.
Hätte ich sie darum gebeten, sie anfassen zu dürfen,

oder gar an ihnen zu saugen,
wie hätte sie wohl reagiert?
Mutter, tote Frau,

wie leicht du es mir gemacht hast,
die Frauen zu lieben,
dieses Gedicht

ist unserem Innehalten gewidmet,
der Unvollständigkeit,
die gerade genug war,

und dem Augenblick, in dem du die Bluse wieder zuknöpftest,
um zur häuslichen Routine
zurückzukehren.

*

Routine domestica

Quando mia madre morì
pensavo: ecco, ne farò una poesia sulla morte.
Questo era imperdonabile,

eppure ho perdonato a me stesso
come lo può fare soltanto un figlio
che è stato amato tanto da sua madre.

Guardavo dentro la bara,
sapendo quanto tempo era vissuta,
quante vite

si nascondono nella dolce revisione dei ricordi.
È difficile capire esattamente come possiamo
liberarci dalla tristezza.

Mi ricordo, avevo dodici anni,
era il 1951, prima che il mondo
avesse sbottonato la sua camicia.

Chiesi a mia madre (stavo tremando)
se potessi vedere i suoi seni
e lei mi portò nella sua stanza,

non era né imbarazzata né timida
e io li guardavo,
senza osare di chiedere di più.

Ora, molti anni dopo, qualcuno mi dice che i cancri
che non sono stati amati dalla propria madre
sono maledetti e io, cancro,

mi sento felice. Che fortuna
aver avuto una madre
che mi ha fatto vedere i suoi seni

quando le ragazze della mia età
stavano per scoprire i loro continenti segreti,
che fortuna

che non mi sgridò,
che mi concesse né troppo, né troppo poco.
Se le avessi chiesto di toccarli

o addirittura di succhiarli,
come avrebbe reagito?
Madre, donna morta,

grazie e te ho potuto
amare le donne facilmente,
questa poesia

è dedicata a quell’attimo in cui
ci siamo fermati, a quella incompiutezza
che bastava

e a come chiudevi la camicia
per tornare alla
routine domestica.

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