L’uomo di Beirut

E c’è questa fotografia di Aline Manoukian contenuta in un volume fotografico collettivo dal titolo Le Liban n’a pas d’âge (il Libano non ha età) che sarà pubblicato da Bernard Chauveau Édition il 20 novembre prossimo.
C’è quest’uomo anziano che guarda il mare e l’arco che Beirut disegna lungo la costa: il nostro sguardo vorrebbe prolungarsi nel suo sguardo che, portato da un passo che s’intuisce lento, forse un po’ stanco, si sposta sul mare, sulla città, sull’arco delle nubi.
C’è una vera nobiltà nella postura e negli abiti modesti e dignitosi, nei sandali di quest’uomo – possiamo immaginare se non quotidiane, forse frequenti le sue passeggiate sul lungomare, eppure certa ci raggiunge l’impressione ch’egli stia osservando come fosse la prima volta la sua città e il suo mare, siamo sicuri che il suo sia sguardo d’amore.
Il suo corpo ritto e raccolto, pressoché parallelo con i due lampioni tipici del lungomare di Beirut, il suo volto che non vediamo, ma che è bello pensare diventi il nostro volto che osserva la nuca e i capelli bianchi dell’uomo senza nome e il nostro volto stesso che, a sua volta, si rivolge per la mediazione di quest’uomo verso il Mediterraneo e verso la città, il suo corpo e il suo volto, scrivevo, solitario sul vasto marciapiede, contiene in sé il tempo e la memoria, una o più lingue, la storia di una famiglia e di un popolo.
E trovo bello (purché tutto questo non diventi estetizzazione a buon mercato) che la parola italiana volto possa essere ricondotta a due radici etimologiche, di cui l’una significa “splendere” e l’altra “desiderare” e che i verbi volgere e rivolgere richiamino nelle loro sonorità proprio il volto – e, in questa fotografia, il vólto che pur non appare e che è vòlto verso il mare e verso Beirut, sembra essere il corpo stesso e la nobiltà dell’uomo anziano il quale dà l’impressione di aver arrestato per pochi attimi il passo, attratto o incantato dalla sua città e dal suo mare.
E se sostituissi volto con viso, avrei, marcata, l’idea del vedere e tornerei allo sguardo ch’è l’atto di osservare e di vigilare, dunque dell’aver cura e del proteggere: vorrebbero proteggere gli anni (forse tanti) di quest’uomo la loro città bellissima e martoriata, offesa e colma d’umanità.
C’è indicibile tenerezza in questo passo sospeso, in questo guardare, in queste mani nelle tasche e che sembrano spingere il corpo ad andare e a sostare, a essere parte del vento che sale dal Mediterraneo e a continuare ad andare incontro alla città la quale è già qui, nello sguardo e nel volto che non vediamo perché lo sguardo e il volto dell’uomo di Beirut sono anche i nostri: nessuno potrà mai vedere direttamente il proprio volto, ma ogni volto racconta una storia e accoglie il mondo, ogni volto irradia.

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