L’eclissi e la steppa

L’artista originaria del Kazakistan Almagul Menlibayeva documenta e trasfigura il passato e il presente della sua terra, la mitologia e la vita quotidiana, la cultura delle popolazioni nomadi e il paesaggio della steppa.

In fase d’inesorabile scomparsa, il lago d’Aral va trasformandosi in un vasto deserto minerale sul quale restano scafi rosi dalla ruggine, vecchie e ormai inutili strutture portuali, risultato dello sfruttamento idrico del bacino quando ancora esisteva l’Unione Sovietica.

Almagul Menlibayeva accende di visioni le steppe di questi vasti territori dell’Asia centrale (l’antica Transoxiana), gli edifici d’arte islamica e mongola e quelli in rovina del recente passato sovietico.

Nelle foto della serie intitolata Eclipse sceglie un capannone industriale di cemento armato (o un deposito) in rovina e vi rappresenta una figura dell’antica mitologia persiana, la Peri, sorta di bellissimo angelo caduto che aspira a ritornare nell’Eden che, in una ieratica sospensione a mezz’aria, un lampadario di cristallo sulla testa, attende e vive l’eclissi solare che, nei pochi minuti d’oscuramento, fa sfolgorare la luce del lampadario – o meglio, le Peri sono tre e si vede bene che stanno in piedi su tre scalette metalliche: Almagul Menlibayeva non nasconde, ma rivela sia l’artificio che la commistione tra mitico e contemporaneo a scapito di una contemporaneità che sfrutta e distrugge la terra, ché la Peri è, per l’artista, la forza e la bellezza generatrice e rigeneratrice del femminile; queste tre figure si ergono, pur emergendo da un presente di decadenza e corruzione, attraversando l’eclissi che dalla luce, transitando nell’innaturale buio diurno, torna alla luce che, però, non può che illuminare la devastazione – viceversa i lampadari, che sembrano spenti quando domina la luce solare, si accendono con il buio, rivelandosi luce (luce d’intelletto?) celata nella luce dell’astro; queste Peri si materializzano proprio là dove la rovina non ha nulla di nobile, ma sta, immondo avanzo, nell’abbandono e nell’indifferenza.

Il lago d’Aral che scompare è l’offesa estrema inferta alla terra – le Peri, terrestrissimi angeli femminili, appaiono sul fondo prosciugato del lago e altrove nella steppa, ma ci sono anche centaure e spesso, nell’arte di Almagul Menlibayeva, le donne nomadi che mai hanno dimenticato né rinnegato il loro legame con la terra e che, avvolte in splendide stoffe, sono vestite di nobiltà, inscrivono la propria naturale nobiltà femminile, forse ultima salvezza, nelle vastità dell’Asia centrale.

2 pensieri riguardo “L’eclissi e la steppa”

  1. Merci à Antonio Devicienti pour ce très intéressant article sur cette œuvre plastique des confins dans l’espace et dans les temps. Tant dans l’œuvre analysée que dans l’analyse incandescente vibre l’immense intuition poétique de Khlebnikov.

    Yves Bergeret

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