Penultimi

Francesco Forlani

Con questi testi che sono insieme contesti ed extratesti, sono parole, immagini, riferimenti precisi al mondo concreto, oggettuale, quotidiano, platealmente condiviso, indiscutibilmente luogo comune, comunanza, Francesco Forlani ci regala un risultato, non una ricerca intellettualistica, manieristica e vana. Il risultato è il punto di vista, “dal basso”, che confligge o si sposa con lo stile che è medio ma anche alto, lirico. Il male non viene urlato perché dirlo e dirlo nello stile del male, vuol dire restare invischiati e complici. Forlani salta l’attrazione del male e ne parla bene. La letteratura viene così costretta a fare il suo mestiere: dire la bellezza proprio nel momento in cui dice una scomoda verità. Anche se questa verità fa propriamente male. I penultimi non sono gli ultimi. I penultimi possono ancora trovare ciò che resta della civiltà occidentale, delle sue idealità: la comunanza, la commozione, la morbidezza di ciò che è sensuale, corporeo, vitale. Possono ancora concepire la speranza del cambiamento. Il mondo che emerge non è più quello dell’alienazione operaia ma quello dell’apartheid prodotta dalle nuove oligarchie finanziarie. La società tende a dividersi in caste non più in classi come nel Novecento, le persone, sempre in movimento pendolare, restano immobili, l’Occidente sembra tutto retrodatato a vecchio regime, a prima della rivoluzione borghese, è un mondo neofeudale, appunto. Di questo mondo Forlani dice con tenerezza e crudeltà. (Biagio Cepollaro)

 

                      Testi tratti da:
                      Penultimi
                      Edizione bilingue francese-italiano
                      Nota critica di Biagio Cepollaro
                      Torino, Miraggi Edizioni, 2019

 

Sono davvero poche le cose che il penultimo
chiede alle cose, a volte solo un segno, un cenno,
da parte a parte della vita, ma inequivocabile
preciso che non solo ti indica il cammino e la distanza
ma sembra quasi che ti tenga la porta al vivere.
Basta un sorriso, davvero poca cosa, al penultimo
incrociato o seduto a una fermata o nel clic-clac
dei portali dei convogli, un cartellone pubblicitario
che però si sovrappone per pensiero al tuo
un viaggio esotico, un panorama, i versi di René Char.
Basta davvero poca cosa, ma preziosa, al penultimo
per sentirsi seppur minima parte, un pezzo di questo mondo
così i tre boccioli di rosa sulla piattaforma, in pieno inverno
di piena neve, sussurrano courage, la primavera avanza.

 

Ce n’est vraiment pas grand chose que le pénultième
demande aux choses, parfois un signe, un signal
à travers l’existence, mais précis, sans ambigüité,
qui non seulement indique le chemin et la distance
mais semble tenir la porte à la vie.
Au pénultième il suffit d’un sourire, vraiment peu de chose,
dans le chassé-croisé des voyageurs, assis à un arrêt, ou dans le clic-clac
des portes de la rame, une affiche publicitaire
qui se superpose aux pensées
un voyage exotique, un panorama, les vers de René Char.
Au pénultième il suffit de peu de chose, mais quelque chose de précieux
pour se sentir quand même partie, infime morceau de l’univers
Ainsi ces trois boutons de rose sur le quai, en plein hiver
de pleine neige murmurent courage, le printemps arrive.

 

*

 

C’era che nel passaggio, sulla tratta
i vetri lasciavano vedere la preghiera
dei penultimi, la trasparenza.

Il capo chino su un lato
o appena appena sollevato
sopra il mento, dei passeggeri,
tra le loro file, sedili a quattro,
corridoi, gli strapuntini aperti.

C’era che gli occhi socchiusi
– che la causa confonde con il sonno –
suggerivano la grazia delle icone,
delle parole raccolte – magari
tra i muri di poco prima – e rivolte
ai Signori Penultimi.

Sissignore, perché per ogni casta
– più o meno pura – c’è qualcuno
che difende i diritti degli uni,
che si fa pregare e quelli pregano,
socchiudono gli occhi, nella tratta
che da Nation va a Montparnasse –

Parnaso monte, regno di dei penultimi.

 

Il advient que, au passage, pendant le trajet
les vitres laissent voir la prière
des pénultièmes, en transparence.

La tête penchée sur le côté
ou à peine, à peine levée
dégageant le menton, des passagers,
debout en rang, assis par quatre
dans les allées, sur les strapontins.

Il advient que leurs yeux entrouverts
entre la veille et le sommeil
suggèrent la grâce de l’icône
des mots recueillis peut-être
peu de temps avant sur les murs et adressés
à Ces Messieurs les Pénultièmes

Eh oui, Monsieur, dans chaque caste
– plus ou moins pure – il y a quelqu’un
qui défend les droits de tout un chacun
et qui se fait prier, et ceux qui prient
entrouvrent les yeux, pendant le trajet
qui de Nation rejoint Montparnasse.

Le Parnasse, royaume des dieux pénultièmes.

 

*

 

Non pensavo potessero le cose
essere penultime, possedere un tempo,
non la semplice durata proprio
l’estensione immisurabile di un corpo.
Al 127 della Rue de Charenton
appoggiato in un angolo uno specchietto
da bagno sul marciapiede,
con una lettera appiccicata sopra
agli uffici rivolta delle cose ingombranti.
Non era sbrecciato, rotto, graffiato,
annerito negli angoli come lo era quello
dei miei genitori che faticava a scorrere
nella canalina e s’impuntava quasi sempre
chiuso, facendo prigionieri la lametta,
spazzolino e dentifricio, un niente.
Quello specchietto sulla strada
con la sua lettera raccomandata, immacolato
sembrava ignaro del trasloco,
e senza più brame del padrone di casa,
sentinella silenziosa dei nostri passi
riflessi pareva una portiera quasi felice.

 

Je ne pensais pas que les choses
puissent être pénultièmes, avoir un temps
pas seulement une durée en tant que telle
mais l’extension incommensurable d’un corps.
Au 127 de la Rue de Charenton
posée à l’angle, sur le trottoir
une petite armoire de toilette
avec une lettre collée dessus
adressée au service des encombrants.
Elle n’était pas fêlée, pas cassée, pas rayée
ni avec les coins noircis comme celle
de mes parents dont les portes coulissaient mal
et se coinçaient presque tout le temps
gardant prisonniers le rasoir
la brosse à dents et le dentifrice, presque rien.
Cette petite armoire dans la rue avec
sa lettre recommandée, immaculée
semblait ignorer son déménagement
et à l’abri des désirs du maître de maison,
en sentinelle, elle semblait presque être
la gardienne heureuse du reflet de nos pas.

 

*

 

Accade a certi gesti di somigliare ad altro
smarrire il senso originario della rosa e il suo profumo
a rose is still a rose
e proseguire per altri campi ed altri venti correre.
Così il penultimo uomo stava per strada
raggomitolato sulla grata e dalla vetrina
della farmacia illuminato per metà,
quella che corrisponde al fianco su cui dorme.
Vedere la tua faccia sorpresa da sveglia
non quella generale delle attività delle isole
ma l’altra, così simile alla voce che riprende,
sgrida, ammalia nei sogni e ti risveglia.
Nel cuore della notte ti fa palpitare
un rumore di qualcosa in genere,
di qualcuno in genere la voce,
ma non c’è nessuno di fronte a lui.
Tranne la luna che è allineata al tetto
e tranne me che gli passo accanto.

 

Il arrive que certains gestes paraissent autres
perdant le sens originel de la rose et de son parfum
– a rose is still a rose –
continuant vers d’autres champs, à courir d’autres vents.
Ce pénultième là était à la rue, pelotonné sur une grille d’aération
près de la vitrine de la pharmacie dont la lumière éclairait
à moitié le côté sur lequel il dormait.
Voir ton visage surpris non par l’éveil général de l’activité
mais par celui qui ressemble tant à cette voix qui te reprend
crie, t’envoûte et finit par te réveiller
En général, au cœur de la nuit,
Tu sursautes au moindre bruit
En général c’est la voix de quelqu’un
mais ce soir il n’y a personne d’autre que lui.
Excepté la lune appuyée sur les toits, excepté moi qui lui passe à côté.

 

*

 

Come penultimi oggi eravamo tanti
e del nuovo anno avevamo l’estro
di schiena diritta non piegata ancora
dall’ora presta, dal rintocco genuflesso.
E sul tratto di strada – questo volevo dire –
che ci separa, stavolta all’uscio dei portoni
v’erano pini muti e senza luci,
su un lato riversi parevano dormire,
custodire tra i rami come nidi il ciuffo
dei sogni sognati dai bambini coi pacchetti
regalo degli adulti apparenti donatori.
Così ci diamo al mondo anche noi.

 

Nous étions aujourd’hui beaucoup de pénultièmes
et de l’esprit de la nouvelle année nous avions tous gardé
le dos droit, pas encore prisonnier des petites heures,
pas encore mis à genoux par les cloches qui sonnent.
Et au bout de la rue – je tenais à le dire –
où nos chemins se séparent au seuil des portails
il y avait les sapins silencieux et privés de lumière
qui semblaient dormir, penchés sur le côté,
et garder comme des nids dans leur ramure,
des touffes des rêves des enfants
avec les papiers cadeaux apparemment laissés par les parents.
C’est comme ça que nous nous donnons au monde, nous aussi.

 

*

 

Perfino tu, penultima luna
te ne stai appoggiata su un tetto
come una virgola ingrassata
e gravida di penuria di tempo.
Così ripenso a quella notte
che alla coperta del clochard
distesa sul marciapiede, sulla grata
del metrò che sbuffa ad ogni ora
era cresciuta la faccia con un raggio
di luna che la faceva pulita e fine
come la maschera del poeta Baudelaire
al cimitero a Montparnasse.
E bello è stato, quando oramai il vagone
lambiva l’incerto confine della Normandia
levando al cielo gli occhi ed il cappello
vederti alta in firmamento scuro come un’origine.

 

Et même toi lune pénultième
tu restes appuyée sur les toits
comme une virgule grasse
gravide du temps qui manque toujours.
Alors je repense à cette nuit
à la couverture du clochard
étendue sur le trottoir, sur la grille
d’où s’échappent à toute heure les vapeurs du métro,
s’était soulevé un visage qui par un rayon
de lune devenait propre et fin
comme le masque du poète Baudelaire
à Montparnasse dans son cimetière.
Et, quel beau moment lorsque le train effleura
le contour flou de la Normandie de te saluer, chapeau bas
le regard levé vers le firmament obscur
en te voyant là-haut sombre comme une origine.

 

*

 

Cari penultimi vi devo raccontare
di come per tratti di strada
a quest’ora che perfino il vento pare
sussurrare cose dai portoni delle case:
La Ville Lumière espone dei tableaux vivants
nella morsa di freddo e tra le grate
che sbuffano nuvole di fumo bianco.

Ora i due amici sulla strada coricati
come allora facevamo da bambini
capa e piedi, cappa e spada,
come una scarpa fa con l’altra
per guadagnare spazio in quella congruenza.

Mentre più in là oltre l’insegna
ci sono i due amanti sopra a un materasso
matrimoniale e senza muovere un dito
– a stento respirare –
come il filo al gomitolo l’uno intorno all’altra.

Così mentre scendo le scale
appena illuminate dalla scritta gialla
mi chiedo quando è stato
che il vulcano ha incendiato i corpi
e ricoperto di cenere ogni grazia.

 

Mes chers pénultièmes, il faut que je vous dise
comment à certains endroits de la rue
en cette heure il semble que la bise
susurre les secrets qui sortent des portails:
La Ville Lumière expose des tableaux vivants
à la morsure du froid entre les grilles
d’où s’échappent des bouffées de nuages blancs.

Juste là, les deux amis allongés dans la rue
comme nous le faisions quand nous étions petits
de pied en cap, de cape et d’épée
tête-bêche comme des souliers
et par cette congruence gagner un peu d’espace.

Pendant ce temps au delà de l’affiche
il y a deux amants sur un matelas
une couche nuptiale, sans le moindre mouvement
– respirant à peine –
enroulés l’un autour de l’autre
comme le fil à sa pelote.

Alors, tandis que je descends les escaliers
dans la lumière jaunâtre des néons
je me demande à quel moment il est arrivé
que le volcan laisse les corps calcinés
ensevelissant toute grâce sous la cendre.

3 pensieri riguardo “Penultimi”

  1. Bei testi quelli di Francesco. Senza retorica. Onesti, perché il tema trattato non può prescindere dall’onestà d’intenti. Per troppo tempo i “penultimi” sono stati trascurati dell’agenda politica (e poetica). E la poesia di Francesco, intenzionalmente politica nonostante il tono elegiaco, arriva con dolce naturalezza.

    Nino

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