Nonostante gli stracci (3)

                                      Yves Bergeret

            Nonostante gli stracci (3)

                        Malgré les guenilles, 3
                        Tratto da Carnet de la langue-espace.
                        Traduzione di Francesco Marotta

                        (La prima e la seconda parte qui e qui)

 

I rondoni hanno fattezze umane.
Liberi, donne e uomini sono dei rondoni,
eroi occasionali della lotta che infuria anche dentro di me,
eroi fulminei che trascinano il cedro
a grandi balzi nel cuore del vento.

Con le loro piume nere e brune mi precedono.
Hanno imparato da secoli le grida di rivolta
e ancora oggi insieme a me si ribellano
contro le mostruose colline
che sono stati costretti a corteggiare, a ripopolare.
Come sospettavano, la loro energia era fagocitata
dagli stracci, da aridi specchi, dalla paccottiglia.
Erano schiavi, spingevano incessantemente
delle carriole di fango e macerie.

Ma le mie ossa sono diventate legnose,
subito il soffio ha cominciato ad attraversarle,
subito il soffio mi ha insegnato
che è vero, i rondoni scavano e scavano gallerie
per tutti noi sotto le colline; poi d’improvviso erompono
per ripetere nel cielo i tracciati dei sentieri
sotterranei; di nuovo scompaiono perché scavano
ancora sotto le colline vergognose;
quindi rispuntano nel cielo
e mi danno la forza per non arrendermi mai
e mi scortano fino al cedro ardente.

Con i rondoni io parlo.
Offrono le loro ali al mio respiro.
Affrontano la mia battaglia.
Impugnano visioni scintillanti
e mi prestano la loro capacità di agire
con il sangue del cinghiale.

Sono loro che sollevano le montagne verso lo zenit
e alimentano il desiderio di una maggiore gioia,
di più ascolto, di più pace.
Sollevano la massa della montagna.
Nessun pilastro trema. Costruiscono
la scala di cui le mie ossa legnose sono i gradini
e io do un nome ai rondoni, agli eroi, ai gradini.

 

Malgré les guenilles
Nonostante gli stracci

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