Il canto dei naufraghi

                              Jean-Michel Maulpoix

              Il canto dei naufraghi

 

                          Le chant des naufragés
                          Tratto da Dans l’Interstice
                          Éditions Fata Morgana, 1991
                          Traduzione di Francesco Marotta

 

Noi siamo i naufraghi della lingua
Vaghiamo da un paese all’altro, aggrappati ai legni galleggianti
……delle nostre frasi
Sono i resti di un antico naviglio da tempo fracassato
Ma ancora ci assale il desiderio, mentre andiamo alla deriva
Di intagliare in quelle tavole delle statuette di sirene
……dai capelli blu
E di cantare sempre con quei polmoni:
Lasciateci ridire il mare
Non intentate un ridicolo processo al mare aperto

 

Il mare, avvinghiato al mare
Oscilla e scivola sul mare
I suoi movimenti di gonna, le sue spallate, la sua esuberanza
E tutto quel blu che ci viene incontro sulle piatte distese
……del mare
Ci piace il modo in cui l’imbarcazione va
Ancheggiando da un’onda all’altra, danzando la sua emozione
……di ritrovare il mare
E il suo insolito rumore di sonaglio
Quando la musica si diffonde sull’immenso spartito del mare

 

Il mare si confonde con il mare
Mescola i suoi laghi e le sue pozzanghere
Le sue idee di gabbiani e di schiume
Le sue fantasie di alghe e di cormorani
Ai pesanti crisantemi blu del largo
Ai cespugli di myosotis sui muri bianchi delle isole
Ai lividi dell’orizzonte, ai fari spenti
Ai sogni del cielo impenetrabile

 

Il mare è un cielo azzurro caduto
E’ da tanto tempo che il cielo ha perduto le sue chiavi nel mare
Sotto quali soli ci perderemo noi adesso?
Su quale spalla poseremo la febbre della nostra testa bagnata?
I nostri sogni sono zampe di uccelli sulla sabbia
Frammenti di unghie tagliate a due passi dal mare
Bruciamo sulla spiaggia cumuli di cadaveri
Perché tali sono le parole con le loro ossa e il loro fumo

 

Ammassi di femori e di metacarpi
Una pira di erbe profumate e di polveri scoppiettanti
E’ un prato secco che prende fuoco vicino al mare
Alte fiamme divampano velocemente tra le ginestre
E ad un tratto quel busto di donna che si leva nel crepitio
E si offre a questo amore furente
Lanciando verso il cielo il lungo lamento
Di chi si è bruciato il cuore

 

Lui, solo, avanza verso di lei sull’angusto molo di granito
Trascinando verso il nulla il suo corpo destinato a perire
Lei, l’immensa distesa che sopraggiunge
Proiettando verso di lui le sue ondate e le sue sottane
Lui, il piccolo uomo ritto sulla diga con una penna in mano
Incollato a lei, ma separato
L’uno e l’altra che, pur così vicini, si perdono di vista
L’uno e l’altra che si stringono, il cuore ormeggiato male

 

L’ampio mare bagna appena quel piccolo corpo d’uomo
Il blu lo prende nelle sue reti
Seme di carne o pepita raggelata d’amore
Ciuffo di chiarore tra i palmi
Macchiati di inchiostro scuro
Labbra chiuse dall’onda
Muto, non avendo nulla da rispondere al mare
Senza parole nei labirinti dell’acqua

 

Perché non possiamo mettere radici nel mare
Come uomini annegati o alghe?
Porteremmo sulle nostre spalle senza difficoltà
Il cielo azzurro che non sbiadisce ma sogna i colori
E la calda lana delle schiume
E i frutti velenosi del mare aperto
Che nessun labbro umano ha morso
Ritorneremmo nell’infinito giardino

 

Noi non riempiremo il mare con le nostre lacrime
Sosterremo con i nostri canti lo sforzo delle tempeste
Che versano sulle nostre teste le loro urla e le loro liscivie
E quando i nostri occhi slavati non vedranno più niente
Sapremo ancora meglio che cos’è il mare
Le squame che coprono i nostri cuori cadranno
E la nostra pelle di madreperla sarà alla fine così bianca
Che non temeremo più il folle amore delle sirene

 

Alla salute dei cieli in mare aperto
Nei calici e nelle coppe
Beviamo golosamente il mare
Nessun’acqua placa la nostra sete
Abbiamo sete di sale
Le nostre labbra sono avide
Nell’acqua blu, è sempre domenica
Quando i pesci d’oro si inginocchiano.

 

Da quando i flutti ci trascinano
Abbiamo preso gusto all’eternità
Abbiamo acqua fin sopra la testa
E cristalli di sale nel sangue
Ci ricordiamo male dei nostri simili
Di cui sfioriscono i giardini
E i figli crescono
Il nostro cuore è così blu.

2 pensieri riguardo “Il canto dei naufraghi”

  1. Il mare, cristallo danzante, ci ipnotizza. Chi cresce un poco davanti ad esso ne sente sempre la mancanza. La nostalgia per il mare vivacissimo elemento. Il blu profondo, blu oltremare

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