(La Disseminazione)

Jacques Derrida

………………(Dedica dell’autore trovata in
…………..un esemplare di La Dissémination.
………Traduzione di Domenico Brancale
……………………..Da “Anterem” n. 100)

………..« al centro
………..« del poema
………..« la pietra

LA DISSEMINAZIONE « sparsa e lui

« come una raffica di pietre
« ripercuotendosi
« d’altro luogo
« in lui
« attraversata
« la pietra

« invertita la pietra

« la pietra dura
« la pietra tenera

« insieme anche il cammino

« l’
« ala
« cade
« anonima
« della pietra

« rosa
« amara
« semenza

« lo specchio in pena ……….« LA DIFFERENZA STESSA »

La Biblioteca di RebStein (LXXXI)

La Biblioteca di RebStein
LXXXI. Gennaio 2021

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(a cura di Stefanie Golisch)

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Lettere di Cristina Campo a Alejandra Pizarnik
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“piegando la lingua, provando le rime” – su di un “quaderno” di Cristiano Poletti

Cristiano Poletti pubblica nelle edizioni curate da Domenico Brancale Prova d’Artista un “quaderno” contenente 14 testi e due sue immagini intitolato Risposte dei quadri appesi; mi auguro che questo splendido librino sia una sorta di anticipazione o un nucleo di un libro futuro più ampio – anche se trovo altrettanto significativo e importante il fatto che molti poeti di vaglia preferiscano continuare a pubblicare in edizioni limitate o fuori commercio, come a voler intessere e proseguire un dialogo con le persone che certamente leggeranno con partecipazione e cognizione di causa; indubbiamente (e in particolare in un settore come quello della poesia) spiccata è la differenza tra un “pubblico” ampio e uno più ristretto (e, lo sappiamo molto bene, la poesia ha già di per sé molto pochi lettori) – andare con silenziosa discrezione o per interposta persona a cercare uno per uno i propri lettori trovo sia già di per sé poesia in atto, dal momento che in tal modo la scrittura non ostenta sé stessa, non cerca né megafoni né applausi, ma, appartata e laboriosa, raggiunge chi desidera esserne raggiunto, accompagna i raccolti, preziosi momenti della giornata dedicati al pensiero e alla lettura. Continua a leggere “piegando la lingua, provando le rime” – su di un “quaderno” di Cristiano Poletti

Tentata vicinanza

Presentiamo la Postfazione di Stefanie Golisch al volume, da lei stessa curato e tradotto, che raccoglie le lettere scritte da Cristina Campo a Alejandra Pizarnik in un arco di tempo che copre gli anni dal 1963 al 1970. L’opera sarà pubblicata integralmente nella “Biblioteca di RebStein”. Buona lettura. (fm)

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Scritto 54

Pierre Tal Coat, Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).
Pierre Tal Coat: Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).

Quando Luigi Nono ebbe letto sul muro di un convento francescano toledano la frase «Caminantes, no hay caminos, hay que caminar» ne fu così folgorato che vi riconobbe il proprio stesso atteggiamento artistico ed esistenziale e ne trasse il titolo della sua opera del 1986-1987 per la quale scelse, anche, i versi iniziali del De causa, principio et uno di Giordano Bruno – “viandante attraverso l’infinito” annotava con ammirazione Nono a proposito del Nolano (e, tra i versi scelti dal compositore, riporto questi: «Errantes stellae, spectate procedere in orbem / Me geminum, si vos hoc reserastis iter»).
È l’andare il senso e il valore dell’esistere, l’erranza in una Toledo interiore che, accogliendo qui suggestioni provenienti da altri appunti di Luigi Nono sulla medesima opera, si fa El Andaluz, regione di tre civiltà, che si connette a Venezia, altra soglia tra Occidente e Oriente.

«L’oreille intérieure l’oreille de l’immagination c’est l’etoile polaire du compositeur» / L’orecchio interiore l’orecchio dell’immaginazione è la stella polare del compositore (E. Varèse, Liberté pour la musique, 1939) continua ad annotare Nono: lo stesso vale per chi scrive.

Contro le finzioni della realtà

Maturato nel clima della Neoavanguardia senza, tuttavia, esserne soverchiato, Giannino di Lieto (1930-2006) è un poeta che, dopo gli esordi contraddistinti dall’interrogazione epigrammatica o lapidaria (cfr. Poesie, 1969; Indecifrabile perché, 1970), a partire da Punto di inquieto arancione (1972) espone il suo pervicace intento di non conformarsi alla norma per fondare una comunicabilità “altra”: dove ogni cosa risulti destrutturata dal discorso usuale decadendo dalla propria convenzionalità e diventando parola pura, immagine intensiva o emblema energetico. Continua a leggere Contro le finzioni della realtà

Ricerca di una nuova casa

Antonio Pibiri

              il mondo uno scenario
              nel rumore di fondo del cuore
              grande come un’isola
              che dà riparo al cielo

              Y. Bergeret

             

            Si fa strada da sé il bosco.
            Non rimane che separare la pioggia
            con le mani, l’odore di ozono, di fulmini
            spezzanti gli incensi.
            L’aglio in bocca per respirare
            ha il gusto della parola,
            ritorna,
            filtra da sotto il dominio lichenico
            da me che vanisco

            Continua a leggere Ricerca di una nuova casa

            Il presente

            Franco Fortini

            ………Il presente

            …………..(Da Questo muro, 1973)

            Guardo le acque e le canne
            di un braccio di fiume e il sole
            dentro l’acqua.

            Guardavo, ero ma sono.
            La melma si asciuga fra le radici.
            Il mio verbo è al presente.
            Questo mondo residuo d’incendi
            vuole esistere.
            ……………..Insetti tendono
            trappole lunghe millenni.
            Le effimere sfumano. Si sfanno
            Impresse nel dolce vento d’Arcadia.
            Attraversa il fiume una barca.
            È un servo del vescovo Baudo.
            Va tra la paglia d’una capanna
            sfogliata sotto molte lune.
            Detto la mia legge ironica
            alle foglie che ronzano, al trasvolo
            nervoso del drago-cervo.
            Confido alle canne false eterne
            la grande strategia da Yenan allo Hopei.
            Seguo il segno che una mano armata incide
            sulla scorza del pino
            e prepara il fuoco dell’ambra dove starò visibile.

            Scritto 53

            Pierre Tal Coat, Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).
            Pierre Tal Coat: Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).

            Continuo a pensare che il commento sia (ma lo sapevano già gli Alessandrini) una forma seria e matura di scrittura, un’arte da coltivare e perseguire; e non intendo soltanto il commento a un testo o a un’opera, ma anche il commento in forma di scrittura a quell’enorme, sfuggente testo che è l’esistere-nel-mondo.
            Ho tra le mani Le stanze d’alabastro (Feltrinelli, Milano 1983), 140 poesie (nell’anno di pubblicazione del volumetto ancora inedite in Italia) di Emily Dickinson, curate e tradotte da Nadia Campana. Continua a leggere Scritto 53

            Alfa e Omega

            Come sempre, in tutti i campi, la Lombardia è all’avanguardia: non per niente è il cuore pulsante del paese – e scusate se è poco! Mentre il resto d’Italia si arrabatta con le prime vaccinazioni, i lombardi hanno superato da mesi questa incombenza (l’inizio della campagna è datato marzo 2020) e sono ormai nel vivo della fase due: il richiamo. Noi siamo in grado di mostrarvi in esclusiva due immagini che attestano la bontà dei risultati ottenuti (la prima) e di quelli attesi (la seconda), che non mancheranno, anzi sono già, dopo i primi passi, oltre ogni più rosea aspettativa.

            Continua a leggere Alfa e Omega

            Kaiserpanorama: Santa Cesàrea Terme

            Es war ein großer Reiz der Reisebilder, die man im Kaiserpanorama fand, dass gleichviel galt, bei welchem man die Runde anfing. Denn weil die Schauwand mit den Sitzgelegenheiten davor im Kreis verlief, passierte jedes sämtliche Stationen, von denen man durch je ein Fensterpaar in seine schwachgetönte Ferne sah. […] Denn dies war an den Reisen sonderbar: dass ihre ferne Welt nicht immer fremd und dass die Sehnsucht, die sie in mir weckte, nicht immer eine lockende ins Unbekannte, vielmehr bisweilen jene lindere nach einer Rückkehr ins Zuhause war. […] Im Jahre 1822 hatte Daguerre sein Panorama in Paris eröffnet. Seitdem sind diese klaren, schimmernden Kassetten, die Aquarien der Ferne und Vergangenheit, auf allen modischen Korsos und Promenaden heimisch.

            Era una grande attrattiva delle vedute che si potevano trovare nel Kaiserpanorama il fatto che fosse indifferente con quale di quelle immagini cominciasse il loro carosello. Infatti, poiché il congegno dinanzi ai sedili si spostava circolarmente, ciascuna veduta scorreva davanti a tutte le postazioni dalle quali, attraverso un doppio finestrino, se ne poteva vedere la sbiadita lontananza. […] Ché questo avevano di particolare i viaggi: che non sempre il loro mondo lontano mi era estraneo e che la nostalgia che essi risvegliavano in me non mi seduceva verso l’ignoto, piuttosto essa era talvolta quella più mite di un ritorno a casa mia. […] Nel 1822 Daguerre aveva aperto il suo Panorama a Parigi. Da allora queste chiare, rilucenti cassette, acquari della lontananza e del passato, sono di casa su tutti i corsi e i viali alla moda.

            Walter Benjamin, dal capitolo Kaiserpanorama in Berliner Kindheit um 1900. Continua a leggere Kaiserpanorama: Santa Cesàrea Terme

            Un ricordo di Franco Loi

            “Erano tutti abitanti del rione, tra Teodosio e Loreto. Uno con le mani protese davanti alla faccia, come a proteggersi e a gridare – una faccia paonazza, gli occhi come buchi viola, i capelli impiastricciati, incollati alla fronte bassa; un altro con gli occhi stravolti, bianchi, le labbra tumide, dure; e altri ancora con le dita lunghe come rami, e certi colli gialli tra camicie gualcite, magliette spiegazzate […]
            I parenti non potevano onorare i loro morti. Nessun grido, nessun pianto. I fascisti erano lì, giovani e spavaldi. In quel fotogramma della loro vita e della loro storia, sprezzanti, quasi a non dover o non poter tradire la parte che una terribile legge gli aveva assegnato.”

            (Leggi l’intero articolo di Giuseppe Natale su Poliscritture)

            La città bifronte

            Antonio Devicienti

            Credo che pochi Italiani sappiano che per secoli popolazioni di lingua e cultura tedesca hanno abitato accanto alle genti lituane, estoni, russe, polacche quella vasta e interessantissima regione d’Europa affacciata sulle sponde meridionali del Mar Baltico; molti Italiani hanno dimenticato la storia dolorosa degli IMI (Italienische Militär-Internierte – Internati militari italiani), di quelle migliaia di soldati italiani, cioè, catturati dall’esercito tedesco e deportati nei vari campi di lavoro del Reich e che non aderirono alla Repubblica di Salò, ma decisero di restare in prigionia anche se in condizioni terrificanti, ai quali non fu riconosciuto da Berlino lo status di prigionieri di guerra e che, liberati dagli Angloamericani o dall’Armata Rossa a seconda della dislocazione geografica dello Stalag (il campo di lavoro e di internamento) in cui si trovavano, affrontarono spesso un lungo e doloroso ritorno a casa, angosciato molto spesso dalla mancanza di notizie della propria famiglia. […]

            ……………………………………………..(Leggi l’intero articolo qui)