Io abito un dolore

………………….René Char

……Non lasciare che a guidare il tuo cuore siano quelle tenerezze parenti dell’autunno che ne ripetono la placida andatura e l’affabile agonia. L’occhio fa in fretta ad invecchiare. La sofferenza conosce poche parole. Prova a coricarti deponendo ogni affanno: sognerai del giorno che viene e il tuo sonno sarà tranquillo. Sognerai che la tua casa non ha più finestre. Sarai impaziente di unirti al vento, al vento che percorre un anno in una notte. Altri canteranno di unioni armoniose, di corpi che personificano soltanto la maledizione della clessidra. Tu condannerai la gratitudine che diventa un rituale. E domani ti identificheranno con qualche gigante dissociato, signore dell’impossibile.

……E tuttavia.

……Non hai fatto altro che accrescere il peso della tua notte. Sei ritornato alla pesca alle murate. Alla canicola senza estate. Diventi furibondo con la persona amata all’interno di un rapporto ormai senza più senso. Pensa alla casa perfetta che non vedrai mai realizzata. A quando il raccolto dell’abisso? Ma tu hai cavato gli occhi al leone. E credi di veder passare la bellezza sopra nere lavande…

……Cos’è che ti ha spinto ancora una volta un poco più in alto, senza convincerti?

……Non esiste dimora libera dal dolore.

 

………………………………*

 

……………………..J’habite une douleur

…………………………………..(Le poème pulvérisé, 1945-1947)

 

…… Ne laisse pas le soin de gouverner ton cœur à ces tendresses parentes de l’automne auquel elles empruntent sa placide allure et son affable agonie. L’œil est précoce à se plisser. La souffrance connaît peu de mots. Préfère te coucher sans fardeau: tu rêveras du lendemain et ton lit te sera léger. Tu rêveras que ta maison n’a plus de vitres. Tu est impatient de t’unir au vent, au vent qui parcourt une année en une nuit. D’autres chanteront l’incorporation mélodieuse, les chairs qui ne personnifient plus que la sorcellerie du sablier. Tu condamneras la gratitude qui se répète. Plus tard, on t’identifiera à quelque géant désagrégé, seigneur de l’impossible.

……. Pourtant.

…… Tu n’as fait qu’augmenter le poids de ta nuit. Tu es retourné à la pêche aux murailles, à la canicule sans été. Tu es furieux contre ton amour au centre d’une entente qui s’affole. Songe à la maison parfaite que tu ne verras jamais monter. A quand la récolte de l’abîme? Mais tu as crevé les yeux du lion. Tu croix voir passer la beauté au dessus des lavandes noires…

…… Qu’est-ce qui t’a hissé, une fois encore, un peu plus haut, sans te convaincre?

…… Il n’y a pas de siège pur.

1 commento su “Io abito un dolore”

  1. Lo so, già espressa più volte la mia ammirazione per le sue trasduzioni di Char, ma non posso che qui rinnovarla. A mio modesto parere, esse riescono a rendere la parola del poeta particolarmente carezzevole, pur conservando l’implacabilità del verso e del testo.
    ‘Il n’y a pas de siège pur.”, ad esempio. Bello quel “pur” come è stato tradotto!

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