Grunge nobilior

                    Paint It White

Non cercate contenuti nascosti. È tutto sulla superficie che vi circonda, come il suono. C’è solo quello che si vede e si ascolta nelle armoniche delle parole. Ci sono molte voci da intonare. «Niente è lete, e lete / è niente»: parola di chi, per cercare il senso, aveva perso di vista la vita.
……Grunge Nobilior è un album musicale, perché un verso con o senza melodia, un pensiero trascritto in un certo modo o no, non è indifferente: «se no non serve / a un cazzo Pippa Bacca».
……Se no non serve a un cazzo l’avanguardia, che muove e sfilaccia le partiture senza deformarle, come i ritratti-istanti/istantanee mossi e mosse.
……Grunge Nobilior grida di corde e pelle, di aria che respira e si intona, di buchi aperti per risucchiare e amplificare il suono. Cinquantunesima poesia o prima musica? Subito dopo c’è l’incipit jazz e amazzonico e una «πόλις è piena, piena di suoni» e di «molliche bianche» che non sono piú briciole ma sussurri a rinforzo del coro di presenze artistiche. Poi c’è un otamatōn: uno strumento grullo e virtuosistico che il pane (elettrico però) lo mangia. La fonica eccede la parola, è ovunque. Scegliete voi.
……Sannelli inventa direzioni nonbinarie di passi e fili e assembla strutture polimorfe, per arredare e specchiare la mente. Ogni tanto arrivano Ginsberg, Penna e i Sepultura, e conversano tutti insieme nel salotto-atelier. Tutti i colori si sommano, e il movimento lascia una scia color angelo dipinto. Il bianco era già cominciato con il risveglio, con un flauto pericoloso come una spranga: il rumore bianco in sottofondo e la linea divisoria tra visto e percepito sono esplosi in un non-colore debordante. Ecco la musica tattile di legni e metalli legati dalle tensioni delle corde.
……Il bianco su cui è possibile scrivere con ogni forma; perché i righi musicali non sono fatti per restare vuoti, e gli spartiti non sono fatti per non essere eseguiti. E allora questi corpi sonori vanno detti ad alta voce. Non recitati e non declamati, ma detti, e l’armonia è spontanea. Senza retorica ma non sottotono: l’armonia è il contrario dello stile monocorde. Vanno detti come chi si appassiona e si diverte, e vuole far divertire e appassionare gli altri senza essere ridicolo o grottesco. La scena richiede grande professionalità.
……Vanno dette come Sanguineti che si toglie il completo gessato e la cravatta di Missoni e si veste di Rick Owens. Che traduce José Martí e coltiva la sua rosa. Bianca.

…………………………………..(Silvia Marcantoni Taddei)

 

                  Grunge Nobilior

 

incipit Amazônia. incipit Jazz: il grembo nero
è potente e largo. πόλις è piena, piena di suoni (di molliche
bianche) (di amanti, ora).

nasce il nuovo ginnasio, dove è il Nudo pieno, come Schiele:
vive magro, vive macro, vive sacro. come l’arancia quando
«era l’unica luce…», ma luce.
anche il taglio sull’indice è Schiele sano; e il piccolo obelisco
o il fallo alto è nella zona franca: la cucina.
estro tessuto e ceramica e smalto mostrano

Magnificenza? o lo slancio. è magnifica la scultura «come
freccia» lanciata!

 

*

 

L’era di quarantena
non è oggi ma prima, «una mattina che pioveva», quando fu
bambina la scimmia.
Ora non è bambina: ora sa l’orgasmo
certo, e forma i suoi proverbi con i nervi,
e i mesi sono tesi, è la fiumana,

e ringhia e lancia cose, fa il film senza l’efod e mostra
con il nome Davíd la cóglia segretissima a voi mostri.

 

*

 

otto mesi dal marzo
magro è un lasso di tempo,
per capire: c’è un laccio
dell’esterno e lo lasci;
poi c’è il gioco bello.

il gioco parla: beato l’acido lattico, che sta nelle cosce forti,
posso essere lui? posso essere un tuo neo? io voglio, ma tu?
un punto nero e bello.
Bellissima regina-di-teatro, è a casa un advertisement da fare
oggi; ascoltare Cherubic Creatures e agire, perché il pane costa.

Il pane chiama il pane: pronto? sei pronto?
Questa sera sul palco
c’è il Nudo: si è esposta la Nuda umida, un animale pio, fedele
al suo lavoro e al suo telefono: il mio.

 

*

 

In Argentina è estate. Darwin dice: «andai col mio ospite».
là c’erano «tremila teste di bestiame, un orto
con i peschi», e c’era un altro morso nella Notte
liscia. Qui ho vestito da femmina la femmina; e
la veste ha un contenuto; e io non parlo. dopo il digiuno
che esercizio si fa? Anche la mente osa
le isole dei versi e un certo pane o acqua.

alla fine ha parlato una regina
lirica: tu mi hai sommerso, come la marea.

 

*

 

l’estro dell’inizio è una mantide
femmina, un’amante. una testa di domenica inizia
cosí: il pugno è destro, che tocca l’obiettivo
che lo guarda, e poi?

poi scoppia una cosa molto forte: una dose
che la lecchi e la mangi, perché sei la diva
tu dolce nell’ora dell’insano gesto
dolcissimo, dove non c’è il suicidio.

allora ho detto: la grande mater alma non è mater, non
ora, non sono il figlio della scuola e questo segno segna
una voglia bellissima. Come la Mente di domenica,
che disperatamente bene la sostengo:
la vittima dei bulli è testata d’angolo.

 

*

 

movimento di vescica, di viscere; prima nota: è
il corpo caldo, e la sua fama: lui salta, lui vola. E
movimento di mani, di strette; seconda nota:
è chi agisce, e la sua fama è singolare: lui piega
la lamiera, porta il vetro alle estreme conseguenze, danza
nudo. è uno spettacolo, perché lavora. terza nota:
l’improvviso sale, sale, sale (non è il vento cosí, 4
dicembre) – e non è questo il male nero, ma un colpo

vegetale e animale: me
femmina è colpita con un fiore
solo, con un vello calmo. Indovino.

 

*

 

i sensi, i nervi, la mente sono porpora:
uno guarda tutti, e ama cuori, sa
di sangue, chiama il cuore: Materialaktion, omaggio
a questa azione.

«ogni uomo è un artista», e l’abito? l’abito è blu.

io sono il popolo, e anche non-mio-popolo:
viene la polizia, e forse cerca il popolo
cattivo, e anche non-mio-popolo cattivo, ma

non ha visto. qui il video degli oggetti è nato:
in strada, sopra i mattoni rossi, presso la polizia e la pólis.
Venus in Furs e basta, bei compagni mirabili.

 

*

 

la selva dei chiodi punta verso l’Aria
alta; le teste sono in basso: uno specchio ti mostra
lo scudo di Davíd in questa forma

breve fatta di bave di cantiere, bastarda
e classica. E si chiama bava il rifiuto vero,

o la fine: uno sputo di operai, un’ora
dopo la pausa, mirando. Nella fine il legno è bianco
di vernice, che non brucerà. Ecco un improvviso della
madrelingua: questa merda mutata all’improvviso è lingua.

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