Sulle “idee-spiraglio” di Georges Perros

Non passerà molto tempo che alla frequentazione dell’ambiente letterario parigino [sott. Georges Perros] preferirà la compagnia dei pescatori bretoni, decidendo nel 1958 di vivere il resto della vita, con la compagna Tania e i figli, a Douarnenez, nel Finistère, terra di esilio volontario dove realizzerà anche fisicamente la marginalità della sua scrittura. Incapace, per sua stessa ammissione, di compiere un lavoro di revisione dei suoi scritti e, allo stesso tempo, disinteressato all’eventuale dignità letteraria della sua opera, soltanto nel 1960, grazie all’insistenza di Jean Paulhan, si deciderà a pubblicare il primo volume di Papiers collés. Nella prefazione a quel volume, prima di definire il carattere e le peculiarità di note e aforismi, l’autore si presenterà al lettore dicendo di sé: “Incallito creatore di note, non posso fare altro che scriverle a margine di quell’immenso libro aperto che è la vita. E cos’è questa vita, se non il testo dell’Altro, così follemente sollecitato.” 

È un passaggio della Nota con la quale Mauro Leone chiude il quaderno da lui curato Impossibile essere felici di esserlo pubblicato presso Prova d’Artista e dedicato alla personalità e all’opera di Georges Perros; qui nello spazio Le nature indivisibili e qui sul Primo Amore è possibile leggere due interventi (il primo scritto dallo stesso Mauro Leone) molto interessanti ed esaustivi relativi al quaderno, al suo spirito e alle scelte ivi effettuate, ché in queste pagine della Dimora del Tempo sospeso desidero sottolineare l’indipendenza e l’irrinunciabile spirito libertario di Georges Perros il quale, si noti, viene accolto e apprezzato dai maggiori esponenti della cultura e delle arti francesi del suo tempo e compie una scelta di vita e di scrittura del tutto coerente con quel suo spirito appunto indipendente e libertario. Ma non soltanto: la caratteristica peculiare e originale dell’autorialità di Perros mi sembra risiedere proprio in quel suo rifiuto di aspirare al libro confezionato per la pubblicazione, nella sua presa di distanza dalla letteratura come sistema e struttura di poteri, nel suo considerare la scrittura quale un instancabile commento alla vita.
Con i dovuti e rigorosi distinguo, penso a personalità come quelle di Andrea Emo, di Nicolás Gómez Dávila, di Thierry Metz, di Roger Laporte, la cui scrittura si è tenuta ben lontana da ogni tentazione esibizionista e narcisista (in taluni casi ha addirittura conosciuto una pubblicazione postuma), considerandosi, appunto, un susseguirsi di note a un testo molto più vasto e complesso che è l’esistere.
Georges Perros si dedica a una scrittura permeabilissima ai giorni stessi del suo vivere, che nello stesso tempo è la lucida coscienza di quell’esistere, talvolta venata d’ironia, sempre profondamente umana, mai atteggiata, mai artificiosa.

Il titolo che ho scelto per quest’articolo è ispirato a un passaggio della Nota di Mauro Leone.

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