Kaiserpanorama: Taranto

Es war ein großer Reiz der Reisebilder, die man im Kaiserpanorama fand, dass gleichviel galt, bei welchem man die Runde anfing. Denn weil die Schauwand mit den Sitzgelegenheiten davor im Kreis verlief, passierte jedes sämtliche Stationen, von denen man durch je ein Fensterpaar in seine schwachgetönte Ferne sah. […] Denn dies war an den Reisen sonderbar: dass ihre ferne Welt nicht immer fremd und dass die Sehnsucht, die sie in mir weckte, nicht immer eine lockende ins Unbekannte, vielmehr bisweilen jene lindere nach einer Rückkehr ins Zuhause war. […] Im Jahre 1822 hatte Daguerre sein Panorama in Paris eröffnet. Seitdem sind diese klaren, schimmernden Kassetten, die Aquarien der Ferne und Vergangenheit, auf allen modischen Korsos und Promenaden heimisch.

Era una grande attrattiva delle vedute che si potevano trovare nel Kaiserpanorama il fatto che fosse indifferente con quale di quelle immagini cominciasse il loro carosello. Infatti, poiché il congegno dinanzi ai sedili si spostava circolarmente, ciascuna veduta scorreva davanti a tutte le postazioni dalle quali, attraverso un doppio finestrino, se ne poteva vedere la sbiadita lontananza. […] Ché questo avevano di particolare i viaggi: che non sempre il loro mondo lontano mi era estraneo e che la nostalgia che essi risvegliavano in me non mi seduceva verso l’ignoto, piuttosto essa era talvolta quella più mite di un ritorno a casa mia. […] Nel 1822 Daguerre aveva aperto il suo Panorama a Parigi. Da allora queste chiare, rilucenti cassette, acquari della lontananza e del passato, sono di casa su tutti i corsi e i viali alla moda.

Walter Benjamin, dal capitolo Kaiserpanorama in Berliner Kindheit um 1900.

*

Le due colonne ancora visibili del Tempio dorico di Taranto sembrano strette tra il Borgo antico e il mare, tra i secoli (numerosi e spesso burrascosi) del loro passato e il presente della città-martire.
Può sembrare un paradosso o un’assurdità scrivere ch’esse sono “strette” tra Borgo e mare, visto che proprio il mare significa, solitamente, apertura, respiro, luce, invitation au voyage – ma a Taranto, una delle porte sul mare che il Salento ha, ben poco sembra suggerire, oggi, l’idea di libertà e di ampiezza.
Le due colonne, che potrebbero essere immaginate quale immagine visibile di civiltà (Taranto è, tra l’altro, la città del grande Archita), trovano invece una loro tragica, beffarda duplicazione nelle ciminiere dell’Ilva, in un’idea di progresso ch’è viziata ed è malata già all’origine.
E città-martire è Taranto proprio perché vittima dell’Ilva e della sua natura cancerogena, ma anche perché attanagliata dalla malavita organizzata, perché il deserto infame e sterile che è ben visibile (e respirabile) per chilometri e chilometri intorno agli impianti è anche un deserto spalancato nelle vite di molte persone.
Qui confliggono (e in maniera atroce) due universi: quello ancora visibile negli spazi del Museo Archeologico e degli ipogei e quello della depressione sociale e culturale. Taranto si è divaricata in sé stessa, a Taranto si muore ancora sul lavoro – eppure a Taranto c’è una vita possibile e umana.

Cercate in rete il cortometraggio di Christian Tito I lavoratori vanno ascoltati. Entrate nel Salento, vi prego, per esempio da Taranto: e senza farvi irretire dalle immaginette per turisti che non capiranno mai quello che vedono.

2 pensieri riguardo “Kaiserpanorama: Taranto”

  1. Interessante suggerimento. Sono originario di Taranto, o meglio della provincia, quindi per dire, il sud del sud del sud. Cercherò il cortometraggio che citi. Buona giornata. Fritz

  2. O, come direbbe Carmelo Bene, “a Sud del Sud dei Santi”. Grazie per la lettura e per il commento. Christian Tito è stato un artista attentissimo al mondo del lavoro. Si cerchino anche le sue poesie, si cerchi il suo libro dedicato a Di Ruscio.

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