Chi parla non è morto

Hay, en la espera,
un rumor a lila rompiéndose.
Y hay, cuando vien el día,
una partición del sol en pequeños soles negros.

 

Vieni, parliamo,
chi parla non è morto

……………………………..Lettere di Cristina Campo
……………………………………a Alejandra Pizarnik

 

Anillos de ceniza
(a Cristina Campo)

Son mis voces cantando
para que no canten ellos,
los amordazados grismente en el alba,
los vestidos de pájaro desolado en la lluvia.
Hay, en la espera,
un rumor a lila rompiéndose.
Y hay, cuando vien el día,
una partición del sol en pequeños soles negros.
Y cuando es de noche, siempre,
una tribu de palabras mutiladas
busca asilo en mi garganta,
para que non canten ellos,
los funestos, los dueños del silencio.

(1965)

*

Anelli di cenere
(a Cristina Campo)

Stanno le mie voci al canto
perché non cantino loro,
i grigiamente imbavagliati nell’alba,
i camuffati da uccello desolato nella pioggia.
C’è, nell’attesa,
una voce di lillà che si spezza.
E c’è, quando si fa giorno,
una scissione del sole in piccoli soli neri.
E quando è notte, sempre,
una tribù di parole mutilate
cerca asilo nella mia gola,
perché non cantino loro,
i funesti, i padroni del silenzio.

 

……………………………..*

 

…………………A cura di Stefanie Golisch

Fu tramite l’edizione tedesca dei diari di Alejandra Pizarnik che scoprii il legame tra la poetessa argentina di origine ebrea e Cristina Campo. Mi feci spedire il carteggio* dagli archivi della Princeton University, dove viene custodito il lascito letterario della Pizarnik. Immediatamente intuii i tratti di una relazione molto intensa, ma altrettanto complessa e non priva di una forte tensione di fondo, la quale per un certo periodo doveva avere occupato uno spazio non indifferente nella vita di entrambe le poetesse. Anche se a causa della perdita delle lettere di Alejandra l’immagine della loro amicizia rimane univoca, nei suoi diari si trovano tuttavia alcuni commenti che permettono di intuire come lei vivesse l’incontro con quella donna che, sebbene in modo opposto, è alla sua stessa ricerca di una intensificazione massima della vita: l’una, buttandovisi senza riserve, l’altra ritirandosi successivamente in una sfera di pura spiritualità. Nella diversità si riconoscono: Cristina scopre in Alejandra la sua fisicità repressa, Alejandra in Cristina la sua spiritualità sommersa. Due modi di essere nel mondo che si attraggono e si respingono, che si avvicinano e si distanziano di nuovo secondo le proprie leggi interiori. Campo, la raffinata scrittrice e studiosa, che vive volutamente al margine dell’ambiente letterario della sua epoca e Alejandra Pizarnik, l’eterna ragazza dai tratti geniali, psichicamente labile che si compiace nel ruolo di uno sfrenato Rimbaud al femminile e che vuole fare del suo corpo il corpo della poesia. (S. G.)

[* I testi originali delle lettere di Cristina Campo a Alejandra Pizarnik, custoditi insieme a tutte le sue opere presso gli archivi dell’Università di Princeton, sono scritti a mano in lingua francese. Si ringrazia per la concessione dei testi e la disponibilità scientifica.]

 

……………………………..*

 

(Di seguito, la prima lettera del carteggio.)

 

……Martedì [gennaio/febbraio?] 1963

……Mia carissima amica, non so come chiederLe perdono per non aver ancora risposto da settimane alla lettera dove Lei mi parlava della sua angoscia e che mi aveva molto colpito. Raramente il cielo ci permette di realizzare in tempo il gesto che vorrebbe scaturire da noi come la voce stessa e che, nella sua perfetta gratuità, potrebbe? dare, talvolta, a coloro che si ama ciò che Simone Weil chiamava “un poco di energia supplementare”. Ci sono dei casi in cui la distanza è crudele. La mia mano che prende la Sua in questo momento direbbe quanto dolorosamente io senta il Suo stato d’animo, che la mia imperdonabile mancanza d’attenzione, all’inizio, mi aveva fatto credere meno drammatico. E saprebbe anche, senza altre parole, a che punto sono certa di Lei, a che punto credo nella Sua vittoria. Non ci sono tracce in Lei di questo polo interiore di sofferenza, o del male che risponde alla sofferenza o al male esteriore e senza il quale niente di increscioso per lo spirito possa verificarsi. Le sembrerà strano, ma attendo impazientemente che Lei parta per questo viaggio che La sgomenta.
……Ci sono grandi mostri che attendono di diventare principi. Bisogna proseguire dritto, come la Bella, e sedersi alla loro tavola. Lei appartiene, più che ogni altra persona al mondo, alla razza della Belle. Possiede il grande coraggio, la grande pietà, “il sacro dono del ridere” ed è proprio la donna che vuole la rosa in inverno. Inoltre, se ora scrive poesie più lunghe, vuol dire che è diventata più forte (è una meravigliosa notizia che mi ha dato). Inoltre – e so che ciò non Le è indifferente – ora Lei si trova in un cerchio – o meglio in un quadrato – magico: 4 amici La circondano (ne avrà degli altri, credo, molti altri, ma mi piace pensare che questi 4 Le sono più vicini degli altri). Hector1 è mercuriale, Lei lo sa, psychopompe2, se possibile, e la sua presenza, mentre stavate partendo da B[uenos]. A[aires] ci dà molta gioia.
……Ma perché, cara Alejandra, non inviarmi le Sue poesie? E’ crudele sollecitare un poeta, ma è ancora un poco più crudele, annunciarmi la mia poesia, altre lunghe poesie, senza inviarmi un solo verso… Ci sono dei Suoi versi che mi ossessionano. Uno: “Cuando yo muera, quien me lo va a decir?”3 Aquì Alejandra, todos son muertos y no toleran que se lo digan4. Roma è una città dove, per non morire, anche senza vocazione, anche senza religione, bisogna vivere come i santi. ”Y pasar la noche con una espada en la mano”.5
……Non ho mai conosciuto un posto dove l’odio per tutto ciò che vive è talmente feroce, di una ferocia da scimmia e da pollo. Per esempio: ho appena ricevuto la nuova edizione italiana dei meravigliosi saggi di Gottfried Benn6 (un libro che Le appartiene, credo). L’editore si scusa nella copertina, per questa pubblicazione, parla del grande poeta, l’ultimo: “certamente né un maestro, né un modello”; eccetera.
……Vorrebbe essere perdonato per aver aperto a un vivente la porta del grande cimitero. (Lo stesso odio cieco circonda Zolla che vive come un monaco e non ha alcuno in patria). Non dimentichi, Alejandra di mandarci al più presto il suo saggio su Macedonio Fernandez7.
……Se dovessi dare un giudizio soltanto considerando alcuni passaggi della Sua lettera su “Cecilia”8 (che Zolla mi ha letto al telefono la mattina stessa), infinite altre gioie ci attendono nei Suoi saggi. Non so nulla di M. Fernandez. Se non ricordo male, si tratta dell’ammirabile assente al quale Borges dedica il suo Hacedor9 (“quel libro che non gli sarebbe piaciuto”)?
……Quanto a Borges, è accaduta una piccola magia. Avevo preparato per Lei questo pesante e noioso ritratto (Prix Formentor), tagliandogli la testa ed i piedi, stilizzandolo fino all’emaciazione. Stavo per spedirglielo quando, molto disgustata, trovo tra i miei vecchi quaderni un foglietto battuto a macchina (il che faccio raramente) e che non ricordavo di aver scritto. Questo foglietto s’intitola “Omaggio a Borges”, ma non ha nessun rapporto con Borges che non sia analogico, perché non si tratta di lui, non parla di lui, ma di un bellissimo piccolo monumento alchemico, la porta magica, nascosta nel mezzo di uno squallido mercato romano che vicino alla stazione. È una porta cieca (che, del resto, non introduce in alcun luogo) ma sulla quale si trovano misteriose incisioni latine ed ebraiche, quali: “Quando i vostri neri corvi genereranno bianche colombe, potrete chiamarvi saggi.” ecc. (Ecco, di nuovo, la metamorfosi dei mostri!)
……È questa paginetta che Le invierò (se non preferisce l’altra versione, quella accademica, per questa occasione così poco ufficiale). Io sarò occupata per 2 giorni alla correzione della Venice sauvée10 di S[imone] W[eil] che ho tradotto in italiano; poi copierò quel foglietto e lo riceverà, spero, al più tardi entro circa una settimana.
……Come vede, Alejandra, la Sua presenza è causa di ogni sorta di fenomeni inquietanti.
……L’atto stesso di scriverLe produce delle specie di cortocircuiti e questo non è una metafora, perché avevo appena cominciato a scrivere questa lettera quando un fulmine è caduto a due passi dalla casa (con mia grande gioia, perché attendevamo il temporale da ieri) e dopo qualche minuto un campanello ha cominciato a suonare da solo nel corridoio – nessuno alla porta, soltanto questo tintinnio allegro come un riso che mi ha donato una grande gioia. È durato circa 10 minuti, a tre riprese. Cosa ne dice? Mia cara Alejandra, La stringo tra le mie braccia. Attendo le poesie.
……Grazie. La Sua Cristina

……Grazie per Commerce11. Tutto ciò che fa è ben fatto. Hector [Murena] (che è molto arrabbiato perché, tutta occupata di Lei, non gli ho più scritto negli ultimi tempi, e altamente incoerente come tutti i maschi, perché aggiunge: “che felicità sapere che Lei ha una corrispondenza con Alejandra”) mi ha consigliato di inviare un saggio a Papeles de Son Armadans.12
……Avrei così qualcosa che potrebbe leggere senza un orrendo dizionario. (Cosa pensa di Papeles? Ha già avuto una collaborazione? Crede che accetteranno questo saggio di una sconosciuta?) María Zambrano scriverà loro. Vedremo.

__________________________
Note

1 Hector Murena (1923-1975), narratore, poeta e saggista.
2 Nella mitologia greca un dio “psychopompe” è la guida delle anime morte.
3 “Quando io muoio, chi verrà a dirmelo?” I versi sono tratti da un frammento del diario di Alejandra Pizarnik.
4 Nell’originale in spagnolo: “Alejandra, tutti sono morti e non sopportano che glielo si dica.”
5 Nell’originale in spagnolo: “Bisogna trascorrere la notte con una spada in mano”.
6 Cristina Campo dovrebbe far riferimento alla più recente raccolta di saggi dello scrittore tedesco: “Essays” del 1951 e non alle precedenti: Der neue Staat und die Intellektuellen (1932) e Kunst und Macht (1935).
7 Macedonio Fernandez (Buenos Aires 1874-1952), poeta e filosofo argentino.
8 “Cecilia o della disattenzione”, secondo romanzo del filosofo Elémire Zolla, edito dalla Casa Editrice Garzanti di Milano nel 1961.
9 “Hacedor”, in italiano: “L’artefice”, opera di Borges pubblicata nel 1960.
10 “Venice savée” è il titolo di un dramma in versi che fu trovato nel lascito di Simone Weil.
11 Rivista letteraria, fondata a Parigi nel 1924 dalla scrittrice, artista e mecenate statunitense naturalizzata italiana Marguerite Caetani, scomparsa nel 1963.
12 Rivista letteraria spagnola, fondata nel 1956 da Camilo Josè Cela, scrittore e uomo politico spagnolo (1916-2002), premio Nobel per la letteratura nel 1989.

1 commento su “Chi parla non è morto”

  1. Sapere di questo carteggio ė già di per sé una gioia (l’incontro tra due grandi poetesse e donne di eccezionale personalità), leggere questa prima lettera mi riempie inoltre di febbrile eccitazione e desiderio di leggerlo tutto al più presto. A quando la prossima? È un libro che verrà pubblicato oppure lo è già?
    Grazie per questa meravigliosa scoperta.

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