Il silenzio dei morti

(Impronte sull’acqua)

……………………..(da qui)

è la mente che
numera il silenzio
dei morti, e la conta
è un dolore che vive e
ramifica in chiazze di
nuvole sulla pelle, a volte
è sabbia, un tramonto
un fiore di neve
a distendersi fino al
le pupille, a
riempire la bocca
con la sua lingua colma
di ricordi, con i resti
vaganti di un
incendio, con la sua
veste di orme, di voci
di capelli, con la
rappresa, impura
verità del gelo

7 pensieri riguardo “Il silenzio dei morti”

  1. Non sento il ritmo. Come la versificazione non faceva la poesia, così nemmeno tutti gli a capo fanno dei versi liberi.
    Naturalmente il gusto regna sovrano, sia ai tempi della retorica classica che ora. Vedo il rischio di una nuova retorica

  2. Oltre a trovarla molto bella mi interessa la struttura (o destrutturazione, nel caso di al/le pupille) del verso. Anche il modo di dare pausa, come è già stato fatto notare, di quella “e” in corsivo. Sono idee interessanti per dare nuove possibilità di silenzi e di ritmo al verso libero, seguendo uno spartito che parte da chiave musicale diversa.

  3. Caro Marco, il senso è tutto in quella che chiami una “chiave musicale diversa“, la cui scelta, dal punto di vista metrico-stilistico, è una precisa opzione di ricerca, di poetica, di pensiero: la “struttura (o destrutturazione) del verso“, l’arcatura che frana il continuum della progressione sintattica e significante lineare ne è un elemento costitutivo. L’opera, di cui questo testo è un frammento (vi si accede cliccando sul link in alto a destra), è, nel suo insieme, una tappa di questo “percorso“.

    Un percorso che si può “leggere” con curiosità, se si vuole, con volontà di comprensione (che non significa accettazione) delle ragioni di fondo di una scrittura “altra (e che in questa “forma“, in questa “alterità vuole esistere e radicare il senso della sua esistenza), oppure, perché no?, relegarlo nel novero delle “nuove retoriche” (sic!).

    Grazie a tutti per l’attenzione.

    fm

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