Vite a piè di pagina

Stefanie Golisch

In un incendio di una scuola sono morti venti bambini piccoli che non sono riusciti a mettersi in salvo quando il fuoco, di origine ignota, in breve tempo ha bruciato un insieme di capanne di paglia: la scuola del villaggio o della città.

Più lontana la tragedia o disgrazia, più vaga l’informazione sulle circostanze precise.

In questo caso, viene dato soltanto il nome del paese, il Niger, un paese dell’Africa centrale di cui non si parla mai e di cui non si sa nulla.

Ho dovuto guardare anche io dove esattamente si trovasse.

Nell’indice dello sviluppo umano (ISU) occupa l’ultimo posto dei 189 paesi presi in esame.

La notizia dell’incendio e della morte dei venti bambini, l’ho appresa al radiogiornale delle sette del mattino.

Già alle otto, era scomparsa tra le notizie del giorno: informazione, disinformazione e opinioni varie.

Perché – diciamo le cose come stanno e nel linguaggio in cui vengono pensate – chi se ne frega di venti bambini morti in un incendio di una scuola fatta di capanne di paglia del Niger, paese dell’Africa centrale di cui non si conosce nemmeno il nome della capitale.

La vita e la morte non sono uguali per tutti perché il valore commerciabile della persona cambia.

In un sistema che in tutti gli ambiti – economico, politico, sociale, individuale – mira al massimo profitto, la vita – umana, animale e vegetale – si valuta, per forza,in base alla sua utilità.

Serve?

Rende?

E, se sì, quanto?

Laddove ogni cosa e ogni relazione viene subordinata al suo potenziale valore aggiunto, inevitabilmente, l’uomo risulta un fattore economico tra altri e, conseguentemente, anche la sua salute diventa una legittima fonte di calcolo e di guadagno.

Infatti, la medicina e la farmacia, oggi, costituiscono una industria gigantesca che sottostà, a tutti gli effetti, agli stessi meccanismi degli altri settori industriali: in questo caso, si potrebbe dire che la malattia – inclusa la pandemia che stiamo vivendo – è la sua materia prima.

Una necessità vitale nel contesto di un sistema totalitario e totalizzante dove, nell’interesse della perpetuazione delle gerarchie, nulla può rimanere fuori, ma, al contrario, tutto e tutti sono chiamati dentro.

L’attuale guerra per i vaccini, esempio della spietata lotta per il massimo guadagno, è la prova più palese che in questo momento abbiamo tutti sotto gli occhi e che – in una più ampia visione delle cose – non possiamo non riconoscere come espressione di quella guerra di tutti contro tutti che è il motore del capitalismo globale che incessantemente produce vincitori e perdenti. Vaccinati e non vaccinati. Gente con e senza lavoro. Con e senza istruzione. Paesi dove la vita di una persona (visto che ci si può guadagnare tanto!) vale tanto e paesi dove la vita di una persona (visto che non si può guadagnare niente!) vale niente.

Come la vita di quei venti bambini morti nell’incendio in una scuola, fatta di capanne di paglia nel Niger, secondo l’indice dello sviluppo umano, l’ultimo paese del mondo.

Una notizia a piè di pagina.

Alle sette del mattino.

Poi più nulla.

La notizia è del 14.4.2021

2 pensieri riguardo “Vite a piè di pagina”

  1. Vaccinati e non vaccinati. Gente con e senza lavoro. Con e senza istruzione…… ti accorgi davvero di cosa vogliano dire queste disuguaglianze/ingiustizie quando ci riguardano personalmente. Passare dall’io al noi si deve, non solo emotivamente ma ognuno come sente che è giusto agire.
    Grazie Stefanie

  2. in questa tragedia mi riviene in mente forse xché assoccio bambole a bambine una nota di Giuliano Mesa al suo Tiresia: II. PIROMANZIA LE BAMBOLE DI BANGOGH.
    NEL MERRZO 1993, A NAKHON PATHOM, IIN TAILANDIA, SI INCENDIA E CROLLA UNA FABBRICA DI BAMBOLE. CINQUECENTO DELLE QUATTROMILA OPERAIE, TUTTE RAGAZZE, MOLTE MINORENNI, CHE VI LAVORAVANO IN CONDIZIONI QUASI SCHIAVISTICHE, MUOIONO NEL ROGO.

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