Il culo in cinerama

“La testa indossa la criniera di tubi della Medusa di Caravaggio, e una vagina di carta, artificiale ma non falsa: un «seno di colpa superata». Suonare è giocare con le corde del mondo.”

Il Culo in Cinerama

     Il culo in cinerama è un disturbo radio, con la mano che riprende la possibilità di fare spettacolo. 
     Il culo in cinerama è un disturbo (forte) nel sistema binario. 
     È una linea che affila lo sguardo nel trucco nero, ma senza oscurità. 
     È come la molla-collana: una torsione senza groviglio. Una torsione che scatta e si fa scattare. Il testo ha la stessa importanza delle immagini e le immagini hanno la stessa importanza del testo. Suonano, e questo non riguarda solo il puro linguaggio, altrimenti qualsiasi cosa potrebbe stare al posto di qualsiasi altra. 
     Ho passato i miei anni scolastici senza conoscere il viso degli autori. Perché ti insegnano il pensiero, e non considerano che dietro c’è una mente, e dietro la mente il corpo. E quindi arriva il taglio: o l’uno o l’altro. Ma al di là del taglio sono interi e uniti. 

                                                                                          (S. M. T., dalla Prefazione)

Testi

*

c’est toi la star, chérie? Poi è sibilla il maschio. 
l’onore vuole nascere col seno largo e le mammelle  
tonde. Poi viene l’adolescenza: la prima mano sola, o una bella  
 
fragola rossa, o il miele d’oro, o cosa fu Salò. Prévert 
nella domenica è il profeta di abbandono. Il fante sarà 
teso alla mèta, non chino sul libro: se finisce il terrore, 
sale presto l’organo caldo dell’orgasmo, e loro pèrdono. 

*

la dolcezza del ventre apre lo spettacolo. ero 
piccolo, ora no. (ossessione dell’infanzia, fino 
a quando? quando cambia l’Italia; quando 
 
l’infanzia sarà perdonata: Italia è infanzia, infanzia è Italia).  
e il limbo martella il sonno (ti svegli), e l’ombra 
ti scuote, ti svegli; e rinnegavo la diagnosi  
«fragilità+deficit ponderale»; 1998: non 
annegavo nel dolcemare della gioventú: davvero? 
 
laggiú la carta è cara come i baci – davvero 
è Primavera? Primavera è il placebo delicato 
che questa improvvisazione vuole in sé. 

*

mortifica il ghetto: è stretto; ma alba 
pratalia sono cose larghe e non è 
il nero che ci cade su, ma il seme. 
 
reginella regina è impertinente, come 
l’indicativo indica che questo è 
organo, questo è amore all’alba. 

*

l’ora è io-scrivo, con la luce, l’ora è Lindbergh con la luce. 
piove grande lo smalto dell’industria sull’argilla calma. 
l’ora è io-scrivo-con-la-luce perché voglio 
 
sapere come è nato questo abito (di donna), come 
si porrà l’assorbente alla pelle, perché periit memoria eorum cum sonitu. 

*

Io non contiene: Io suona. il Classico ha le zanne  
del facocèro sopra il collo lungo: 
oggi si concede, senza pudore.  
 
el buen retiro è il nido, dove il puro è informale: il nudo 
ha i riccioli del classico, è Antinoo, è la Mente.  

*

l’organo tende alla mèta: Cocteau è con te, è con te – 
ma l’inconscio è un plastico, ed è il tuo autista, e 
il tuo signore, e il tuo autore: Amore, vieni! vieni, Cohèn.  
 
nel nuovo mix è scritto: 
la favola non è cosa morbosa, la timida non è 
cosa ritrosa; e il pubblico ti ama. 
Cocteau è con te: come Nin con te, come Deren 
con te e ognissanti, tanti, con te – i dati donati al pubblico 
 
dominio non sterminio: ma iridi vivaci, molto acciaio al mondo. 

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