Il silenzio degli oracoli

Flavio Ferraro
 
Il silenzio degli oracoli
(Poesie 2009-2016)
 
Con uno scritto 
di Antonio Devicienti.

Forlimpopoli,
Editrice L’arcolaio, 2021.

*

Da “La luce immutabile

Quale parola tacere?
Quella strappata all’ordire
dei venti, dimentica di sé,
come brina in un inverno
trasognato?

O disciolta nel vivido
bianco, quieta in sua sparizione,
sua estrema dissolvenza?

Vedi, quei colori
laggiù ci dicono salvi,
mentre intorno a noi
tutto diserta.

*

Mentre il deserto avanza
ovunque (e sempre più serrate,
queste labbra)
rammento la danza
dei darvīsh, quei canti
di pura profusione.

Ebbene l’Amore è sempre
questo: le nozze sacre,
l’Identità suprema –
il conoscente è il conosciuto.

“E solo allora Lo vedrai,
quando non potrai
più parlarne”.

*

Lontano, stagioni che confondo
(per incantesimi per soglie),
giardini invernali dell’infanzia.

Non pungono più quei rovi,
ed ogni gioco
è identico al tuo,
ma tuo non è qui, né altrove –
tuo è sempre.

*

Da “La direzione del tramonto

Casa che non ricordo, come assorta
nel fluire dei giorni
dentro uno spazio mutevole
che a stento la luce fermava.

Credevamo infinita la concordia
dei cieli, quasi un accordo
che per noi si stringesse,
e nel groviglio dei rovi
certa un’acqua lustrale.

So che gli alberi ancora
s’inclinano, che le porte
restano aperte e i vènti
si annidano, e non rispondono
insetti quando tu
tra la stordita polvere passi.

*

Sponda del lago, quanto
per me indubitabile
entro una macchia
di faggi che si oscura
se la guardi, senza sintassi
come fiori di novembre.

Ti lascio questa fede paziente,
questa pietra amorosa
nell’accogliere il fondo,
come se amare fosse cercare
al di là, oltre il volto
che affiora, nell’incresparsi
di uno spazio ventoso.

Ti lascio parole
a cui non credo.

*

Qui tra innalzate rovine
nell’inclemenza dell’aria,
a mai non dire il culmine
inasceso, l’intero inconoscibile,
che da tutto ci divide.

E quale artefice ci sogni
lungamente, quale maestro
invisibile non so.

Ma dischiuse le porte
immemori i confini
e racchiuso in suo splendore
ogni germoglio – e tu
prossima a tutto, custode
di ogni appassire,
lungo il pendio del cuore.

*

Da “Da un estremo margine

lei, la non placata.
Ancora intatta nei fiordi
alla deriva, ancora pura,
nebbia di sirena.

Goccia dopo goccia,
fiorita da parole.

In parola raggelata

*

le cuspidi, le guglie,
come una freccia
scagliata in alto.

Come una notte,
uno spazio che ci invade
e noi vibranti, noi
nell’aria senza vento.

Che una soglia,
quella soglia varcammo,
che è qui, è ora.

Non dire più: questo.
Adesso è Uno.
Non chiamarlo:
è lui che chiama te

*

luce, fai più luce.
Fa’ che questa sfera,
che sia la nostrasfera.

Che ogni segno il nostro segno,
un doppio nulla da solcare;
un meridiano celeste,
e noi sospesi, in cammino.

In questa luce vivida,
sempre più vivida, viva
fino allo strazio

3 pensieri riguardo “Il silenzio degli oracoli”

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