Retroguardia 3.0 – miscellanea

Pierre Tal Coat, Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).

La Dimora del Tempo sospeso segnala che uno dei pochi spazi del web davvero degni di attenzione nell’ambito della letteratura (ma non solo) ha una nuova veste e un nuovo indirizzo: https://retroguardia.net/

A buona ragione Retroguardia La dimora del Tempo sospeso sono da sempre compagni di strada, per cui, a motivo della stima e dell’affetto reciproci, auguriamo a Francesco Sasso e a tutto il gruppo di Retroguardia buon lavoro (non sbiadisce, ovviamente, il ricordo di Giuseppe Panella). La nostra attenzione nei confronti di Retroguardia rimarrà immutata così come la nostra gratitudine.

Faces

lorenzo_spagnoloLorenzo Spagnolo fotografa in pellicola bianco e nero. Il verbo inglese to shoot sta sia per scattare sia per sparare e questo doppio significato calza a pennello al lavoro di Lorenzo. Memore della lezione di Henri Cartier-Bresson, Lorenzo preme il grilletto per cogliere l’istante decisivo, soltanto quello gli sta a cuore, giammai per mitragliare. Viaggia triplicemente armato. Nikon F. Nikon FE. Contax ST. Scordatevi le cosiddette foto-ricordo. Quest’occhiolesto fa tutto il contrario di foto-ricordo. Le sue potremmo chiamarle foto-oblio: l’obiettivo di Lorenzo ci dimentica, smemora il corpo e, smemorandolo, risveglia qualcosa, slatentizza un mistero. Posso vederlo far capolino sulla mia pelle che mobilmente affresca la sua pellicola, l’ignoto stanato. Un discorso a parte meriterebbe l’uso che egli fa del fuori-fuoco: esso corrisponde, in estrema sintesi, alla ricerca di una messa a fuoco carnal spirituale. Nel seguente assaggio appaiono facce e corpi, lampi e sguardi, relazioni ed elezioni finite sulla sua linea di mira in due diverse occasioni, nel corso di questa estate bolognese. (JC)  leggi l’intero articolo sul Primo Amore.

Breve saggio sulla restituzione

yves-bergeretEsiste un tipo di scrittura in versi che sedimenta lungo vasti archi di tempo, che ha bisogno di lunghi intervalli per giungere a un testo ritenuto completo; ne esiste un altro che sembra nascere immediatamente e contestualmente a un episodio, a un accadimento, a un incontro – non necessariamente queste due tipologie sono in contrasto o inconciliabili: la scrittura di Yves Bergeret, per esempio, sembra situarsi su entrambi i versanti, ma restando sempre totalmente e convintamente immersa nella concretezza del vivere e del pensare.  Continua a leggere Breve saggio sulla restituzione

Scritto 64

bento_berger
Un disegno di John Berger contenuto in Bento’s Sketchbook (p. 133 dell’edizione tascabile, editrice Verso, 2015).

Trovo molto significativo il fatto che, di anno in anno, la data del 25 luglio susciti nella memoria collettiva un’eco sempre più debole –  è l’ennesima conferma del fatto che l’Italia è un Paese che non ha mai fatto con serietà e determinazione i conti con il ventennio fascista, con quello che ha preceduto e seguito quel ventennio.

Si diffondono e si rafforzano, invece, come incontrovertibili verità menzogne e luoghi comuni (“il fascismo ha fatto anche cose buone”, “in Africa abbiamo portato il benessere”, “sotto Mussolini non esisteva la mafia”, “anche i partigiani, però…”, “ e le foibe, allora?”, eccetera).

Sono nipote di chi (il mio nonno materno), convinto antifascista, catturato sul fronte albanese dopo l’8 settembre, scelse di rimanere nei campi di prigionia tedeschi  e sono nipote di chi (un mio zio paterno), carabiniere diventato partigiano, fu ucciso in combattimento dai fascisti di Salò.

Se furono necessari due anni di guerra pagati con lutti da quasi tutte le famiglie italiane affinché gran parte della nazione capisse finalmente che cos’era il fascismo, il 25 luglio rimanga monito e memoria. Oggi SAPPIAMO che quei vent’anni furono privazione della libertà, ch’essi furono violenze e assassini, razzismo e irrazionale fede nell’uomo forte: lo SAPPIAMO e non possiamo ignorarlo.

E a vent’anni dai fatti di Genova dalla Dimora del Tempo sospeso si rinnova il NO convinto a qualunque forma di fascismo e di neofascismo.

Uno specchio per Christian Boltanski

Christian_Boltanski._Signatures

     L’arte della distanza t’apparteneva e anche quella del congedo, dell’assenza: l’inesausto andare del consumarsi, dello svanire, del trascorrere era (è) vita. Immersi nel tempo lo percepiamo vento, posizionarsi e trasmigrare di stelle, accendersi e spegnersi di luci pulsanti su specchi neri. E cantano le balene fin dall’inizio del tempo.

     Un’isola ricolma di scatole sonore (ritmi cardiaci di fratelli in umanità) è dono, rinnovato dono di risacca e in finibus terrae il vento attraversa grandi trombe di leggenda.            

     Contro il vetro d’una finestra è rimasto soltanto il riflesso di una vecchia menorah: e del suono d’una campanellina-animita: molte foto, davvero molte, ma la domanda tocca i nomi (come si chiamavano, dove abitavano, che cosa facevano) e torna indietro priva di risposta.

     Questa camicia un po’ scolorita, questa scarpa e il suo tacco scheggiato, questa giacca da muratore erano le pagine del tuo pensare, gli sprofondamenti della memoria. 

_     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _     _

     Una versione in qualche modo “speculare” di questo testo viene  pubblicata contemporaneamente nello spazio  Le Nature indivisibili – un grazie particolarmente sentito a Mauro Leone (Morel) per l’ospitalità.

In cerca del linguaggio

Presentiamo le prime pagine di uno studio di Antonio Devicienti dedicato all’opera Zong! di Marlene NourbeSe Philip, edita da Benway Series. Il saggio sarà pubblicato integralmente in “Quaderni delle Officine”, CIX, luglio 2021.

Continua a leggere In cerca del linguaggio

Dalla vita di un fauno

Negli anni dal 1939 al 1944 l’impiegato Düring lavora per gli uffici del circondario di Fallingbostel, nella Brughiera di Luneburgo. Incatenato alla rupe di Prometeo delle sue mansioni, e costretto a dividere la propria vita tra le atmosfere naziste e una segreta rivolta dell’intelligenza, coltiva idee di fuga dalla famiglia – partecipe anch’essa dell’ipnosi collettiva – e dalla macchina dello Stato. Il «vedente» Düring, che deve suo malgrado «partecipare al gioco della mosca cieca», ottiene dal Landrat l’incarico di allestire un archivio storico per il circondario. È così che egli può tornare alla sua passione per i dati e le cifre, a cavallo di una bicicletta verso gli archivi di paesi e chiese, raggiungendo in questo modo la distanza apogea dal pianeta concentrazionario.

Continua a leggere Dalla vita di un fauno

Scritto 63

bento_berger
Un disegno di John Berger contenuto in Bento’s Sketchbook (p. 133 dell’edizione tascabile, editrice Verso, 2015).

Gli accadeva secondo un’elementare legge matematica, quella della proporzionalità inversa: più inciampava in persone debordanti di ego e di narcisismo, più taceva, più si rimpiccioliva sulla sedia – tendeva a scomparire; anzi no: decise, scientemente, di scomparire.

Parlavano, parlavano: “io… io… io…” 

Finché, un giorno, parlarono a una sedia vuota.

Non se ne accorsero.

nell’esilio / su “La mano bruciata” di Jonny Costantino

santa-lucia_del-cossa_washington

Ogni lettore che abbia la mano bruciata (purché veramente bruciata dal fuoco dell’arte E della vita, della passione E dell’anarchia, dell’insurrezione E dell’anticonformismo) capirà e amerà e divorerà questo libro di Jonny CostantinoLa mano bruciata (Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2021).

Non c’è nulla di saggio in questa raccolta di saggi (di saggiamente piccoloborghese, intendo dire, di giudiziosamente soppesato per essere offerto ai delicati palati dei signorini e delle signorine che scrivono e leggono di tenui sentimenti, d’indimenticabili tramonti, di farfalle librantesi tra steli d’erba e di angeli celati in soffi d’aerea luce); e proprio perché è l’autore stesso a definire le singole parti che compongono il libro sia “scritti” che “saggi”, vi riconosco fraternità del sentire e del pensare: scritto oppure saggio significa qui pagine che si negano a qualunque tradizionale, accademica, imbalsamata definizione, significa libertà del pensare e del vagabondare ed è linguaggio capace di trascorrere dallo scurrile al colto, dal parlato al cantato, dal meditabondo al provocatorio.  Continua a leggere nell’esilio / su “La mano bruciata” di Jonny Costantino

Il sangue e la cenere

Restituzione

Versione libera di Remise di René Char,
tratta da Dehors la nuit est gouvernée, 1938.

*

Che vadano le guide, ormai siamo in pianura.
C’è gelo sul confine, lo segnala ogni ramo.
Una curva s’avvicina, rapida come un fumo
dove il mattino fluttua, arcuato come una scheggia.
La paura di cedere respira sotto la pelle.
La tovaglia sarà stesa sopra i bordi del pozzo.
Esseri benevoli verranno verso di me.
La mano sulla mia fronte sarà fredda di stelle
e non un ricordo di coltello sulle erbe.

No, il rumore dell’oblio là sarebbe tale
da corrompere la virtù del sangue e della cenere
stretti al mio fianco contro la povertà.
Che sente solo il suo passo, rimira solo se stessa
nell’acqua morta della sua ombra.

Scrivere con gli occhi: sulle “erasures” di Mary Ruefle

Scrive Beatrice Seligardi a proposito delle erasures di Mary Ruefle: «Aggiungere il proprio tempo a quello che già esiste, evocato come traccia che appare o scompare attraverso sovraimpressione e cancellatura, su superfici di cui si recupera e si sottolinea la temporalità materiale proprio nel momento in cui la si manipola: è attraverso questi procedimenti che si compone un gruppo di opere che possiamo accostare per affinità ai libri d’artista di Woodman. A Little White Shadow (2006) è un libro della poetessa americana Mary Ruefle,  Continua a leggere Scrivere con gli occhi: sulle “erasures” di Mary Ruefle

Il dolore tra le dita

bento_berger
Un disegno di John Berger contenuto in Bento’s Sketchbook (p. 133 dell’edizione tascabile, editrice Verso, 2015).

Alle pagine dalla 9 alla 11 dell’edizione tascabile in lingua inglese (Verso, London-New York 2015) di Bento’s Sketchbook John Berger racconta del suo incontro intorno al Natale 2007 con il Subcomandante Marcos.

Berger aveva donato alla Helen Bamber Foundation un proprio ritratto del Subcomandante affinché fosse messo all’asta e gl’introiti fossero destinati alle attività della Fondazione: è da qui che prendono avvio i ricordi:

«He, I, two Zapatista comandantes and two children are taking it easy in a log cabin on the outskirts of the town of San Cristobal de Las Casas», scrive John Berger. Tutto il brano è abitato da calma e serenità: è la prima volta che i due uomini s’incontrano di persona, benché da lungo tempo ci fosse tra i due una corrispondenza privata e più volte fossero intervenuti insieme anche a dibattiti pubblici tramite piattaforme multimediali.  Continua a leggere Il dolore tra le dita

luglio ’60 / Carlo Bordini

Carlo BordiniNel 1960 ci fu un tentativo di instaurare in Italia un governo di destra, il governo Tambroni. Era un monocolore democristiano appoggiato dai neo fascisti dell’MSI. Questo governo voleva essere una risposta a una ripresa operaia che era cominciata in Italia nell’anno precedente, e che si esprimeva in una forte ripresa degli scioperi dopo gli anni bui del dopoguerra.

Continua a leggere da QUI.