Breve saggio sulla restituzione

yves-bergeretEsiste un tipo di scrittura in versi che sedimenta lungo vasti archi di tempo, che ha bisogno di lunghi intervalli per giungere a un testo ritenuto completo; ne esiste un altro che sembra nascere immediatamente e contestualmente a un episodio, a un accadimento, a un incontro – non necessariamente queste due tipologie sono in contrasto o inconciliabili: la scrittura di Yves Bergeret, per esempio, sembra situarsi su entrambi i versanti, ma restando sempre totalmente e convintamente immersa nella concretezza del vivere e del pensare. 

Non poesia d’occasione o impressionistica, essa è, invece, poesia che nel suo stesso farsi si lega alla più antica tradizione mediterranea e si nutre delle culture orali nordafricane e antillane, si àncora cioè sempre saldamente a un evento realmente accaduto e, cercando e trovando il ritmo e le immagini necessarie, trasforma quell’evento in qualcosa che un tempo sarebbe transitato nella dimensione del mito e che nella nostra contemporaneità spesso scettica e dis-incantata o, viceversa, infantilmente irrazionale, è una forma di restituzione degli accadimenti quotidiani o apparentemente banali al loro status speciale di avvenimenti singolari e irripetibili; ma essendo essi molto facilmente destinati all’oblio o a passare pressoché inosservati, ecco che il ritmo e la struttura del testo in poesia s’incarica di trasferire quell’avvenimento dalla sfera della quotidianità a quella del dire in versi e non perché quest’ultima possegga e possa trasmettere un qualcosa di “sacro” o di “speciale” o di “sublime”, ma proprio perché, linguaggio concreto del vivere e del pensare, sottrae l’avvenimento alla disattenzione e alla dimenticanza, ne esalta le implicazioni d’umanità e di vivere-in-atto, ne custodisce la bellezza di atti pienamente umani.

Poesia si fa, in questi casi, attenzione e cura, laicissima pietas e inesausta veglia, linguaggio scevro da ogni autocompiacimento, linguaggio in cerca del suo legame con le cose. Il ritmo del verso coincide esatto, in Yves Bergeret, con il vivere stesso il quale è pensiero, costante attenzione e vigilanza e apertura dello sguardo: solo a queste condizioni un incontro, un episodio, un’ascesa in alta montagna, un trasferimento in pullman, una tazzina di caffè, una cagnetta solitaria, il letto sassoso di un torrente vengono restituiti alla loro preziosissima, irripetibile singolarità.

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