La lettera da Stoccarda

Yves Bergeret

La lettera da Stoccarda / Corpo
La lettre de Stuttgart & Corps

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta.

*

La lettera da Stoccarda

Omaggio a lui che dal lontano oltre fiume
mi manda una lettera
che impiega quindici giorni a scrivermi

in cui mette la sabbia luminosa della sua giovane vita
e i cristalli di silice e sangue delle domande
che gli pongono sottovoce
quelli che muoiono in ospedale nonostante le sue cure.

Le frasi della sua lettera girano lievi
e decise come girano i tavolini dei bar
dove si è seduto di volta in volta per quindici giorni
a scrivere questa lettera.

Le sue frasi hanno rughe leggere,
rughe che, a forza di guardare negli occhi
allo stesso modo la morte qui e laggiù
la frenesia veniale dei danzatori del vuoto,
ha lasciato s’incavassero, piccole rughe,
solchi fertili che il suo pudore cosparge la sera
alcuni di semi crepitanti, semi della bellezza,
altri della parola, altri della condivisione.

A Stoccarda avrà di certo camminato tantissimo
sotto il sole e alcuni giorni sotto la pioggia.
Ai grumi di angoscia dei malati
o alle amnofile nel vento salato
s’erano dapprima attaccati i cristalli della sua lettera,
di scintillante bellezza,
cristalli che si sono formati
nel pendio intransigente della vita
dove nessuna pressione, nessun gravame
può schiacciare la libertà,
spegnere l’umanità.

La lettre de Stuttgart

Hommage à lui qui de très loin outre fleuve
m’envoie une lettre
qu’il met quinze jours à m’écrire

où il dépose le sable cristallin de sa jeune vie
et les cristaux de silice et de sang des questions
qu’en murmurant lui posent
ceux qui meurent malgré ses soins à l’hôpital.

Les phrases de sa lettre tournent douces
et fermes comme tournent les petites tables des bars
où il s’est assis au fur et à mesure des quinze jours
pour écrire cette lettre.

Ses phrases ont de légères rides,
rides qu’à force de regarder dans les yeux
aussi bien ici la mort que là-bas
la frénésie vénielle des danseurs du vide
il a laissé se creuser, rides sillons infimes,
sillons fertiles que sa pudeur ensemence au soir
de graines craquelantes, les unes, graines de la beauté,
les autres de la parole, d’autres de l’humanité.

Il aura sûrement à Stuttgart marché à l’infini
sous le soleil et certains jours sous la pluie.
Aux grumeaux de désespoir des malades
ou aux oyats du plein vent salé
ils s’étaient d’abord accrochés, les cristaux de sa lettre,
d’une beauté étincelante,
cristaux qui se sont formés,
dans la pente intransigeante de la vie
où aucune pression, aucune pesanteur
n’arrive à broyer la liberté,
à briser l’humanité.

Il corpo

Nella steppa c’è il corpo umano
ritto come l’albero inesistente
a cui il vento confida il suo bisogno di una madre.

Nella steppa c’è il corpo umano
che è il canto di mille persone: bambini, donne
e certi padri privi di risentimento.

Nel corpo umano c’è,
cava come il tronco del pioppo folgorato,
una galleria dove corre il topo intelligente.

È già successo che l’acume del topo
sentisse la cascata in capo al mondo

poi l’acqua ritorna sotto la steppa
e per ogni radice affiorante c’è una sorgente.

Le sorgenti sono le lacrime delle madri.
Le lacrime bevono il vento.

*

Le corps

Dans la steppe il y a le corps humain
debout comme l’arbre qui n’existe pas
auquel le vent confie son besoin d’une mère.

Dans la steppe il y a le corps humain
qui est le chant de mille personnes : enfants, femmes
et certains pères dépourvus d’amertume.

Dans le corps humain il y a,
creuse comme le tronc du peuplier foudroyé,
une galerie où court le rat intelligent.

Il est déjà arrivé que l’intelligence du rat
entende la cascade au bout du monde

puis l’eau revient sous la steppe
et à chaque racine affleure, c’est une source.

Les sources sont les larmes des mères.
Les larmes boivent le vent.

5 pensieri riguardo “La lettera da Stoccarda”

  1. « Le sue frasi hanno rughe leggere,
    rughe che, a forza di guardare negli occhi
    allo stesso modo la morte qui e laggiù
    la frenesia veniale dei danzatori del vuoto,
    ha lasciato s’incavassero, piccole rughe,
    solchi fertili che il suo pudore cosparge la sera
    alcuni di semi crepitanti, semi della bellezza,
    altri della parola, altri della condivisione. »

    Saper guardare negli occhi la realtà e sempre conservare gentilezza e condivisione … sono rughe che pochi volti possono indossare.

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