Mappale dei cammini

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Testi tratti da Mappale dei cammini, di Renzo Franzini. Il libro, pubblicato da LietoColle nel 2017, ormai fuori catalogo, sarà disponibile a breve nella “Biblioteca di RebStein” (Vol. LXXXII, agosto 2021). Ringrazio l’autore, felice di ospitare la sua opera tra i nostri scaffali.

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Renzo Franzini

Mappale dei cammini

SETTEMBRE

questa la eredità 
esistere nell’esistere di tutti  
e sarà da condurre a termine 
secondo una comune volontà


1
hai camminato le tue infanzie nei quadri bianchi delle 
                               estati abbacinanti 
nei primi pomeriggi di altrui sonni  
sopra la nudità del piede dentro al sandalo  
la ombra trasparente della acacia 
il tronco scabro contro la scabra mura
grande silenzio e la pietà degli altri uno spiraglio di 
                                   abitudine antica 
le terre lunghe la luce orizzontale le sue parvenze altrove 	
spazio ventoso il pensiero di settembre 


2 
era l’affievolirsi delle voci nella strada  
a definire la soglia dell’autunno	
si andava soli nella oscurità umorale franchezza 
la paura in un golfo di rami 
       concentrata 


3 
si compia il gioco apparente delle lune 
nel tollerante planisfero dello smarrimento


4 
la luce non chiarisce né l’ombra è verità	 
volterai le pagine vicendevoli di un lungo cammino di 
      isolamento 
il libro una addizione senza fine


5 
spinoso terreno la inferita tonalità 
da una eco forse solo subita 
in un incubo dell’oggi anticipato	


6 
traversi i piani incidenti dei campi 
vedi la vena nera del fiume 
i miraggi di sabbie di metallo 
non sai se gli anni scorcino di te 
ritratti altri o annotino soltanto il 
mancamento nelle iridi scettiche 
il poroso sfinimento della pelle 
un caduco sentore di quanto ora 
la timidezza nella incuria di te


7 
fase densa scontrosa ma riformula i canti ascoltati
in tale aspetto di cielo di gennaio 
si sgretola il principio di settembre 
nella perplessità dell’esistente


8 
talora si annusa un fondamento di pioggia  l’aria si fa 
stanza dove 
                         si risiede	
una vespa tardiva tentenna un volo radente


9
quando cadranno le foglie dentro a una impensabile lentezza 
la parete accoglierà un artificio di segni scomposti tra 
lacrime felici 
di vento prosciugatore        vegli te stesso incapace di difesa 
cedi parti senza respiro al sudore della notte scossa 
timida tenue ineffabile 


10 
calma nervosa più tacitata che tacita spurio sollievo 
senza parsimonia 
gli oggetti sghembano nel distretto dell’aria e 
qualche grido rapido 
trova nascondimento tra gli altri rumori del mattino 
mondo teso nel profumo di neve lontana


11 
forte la pioggia ruvida 
crude le mani della sorte 


12 
vacanza di cieli nei porti dove attraccano le nubi 
(bisogna esistere sempre e comunque per salvare sé per 
                                    salvare 
quel che si perde inesorabilmente)


13 
liquida riposa la mattina ancora dentro al vegliare notturno 
la nebbia ha il colore dolce del mantello delle lepri	
		

14 
la luna affonda disfacendosi pallida 
nel mutilante fiotto della nube


15 
silenziose zone del tempo arate da rumori discreti 
sorreggono il grande bianco spazio 
e gli squarci di puro azzurro in esso


16
il passo opaco dell’autunno sosta nel sud addormentando 
il mattino dei cani		
a ritroso 	camminiamo ci 	
perdiamo sottratti dalla incredulità		


17
il prono vento dell’alba mosso dall’est scuote la notte 
dagli alberi 
fremono le terre scivola l’umore dentro i suoli 




18 
l’alba diffonde il proprio dato oscuro 
nella cromia di amaranto e ocra	
la  allumacatura della notte accompagna il suo riflesso di 
distanza blu


19 
l’ultimo tramonto nella stanza prima della sera 
lato conclusivo a cui si pensa 
dimenticando l’aspetto iniziale


20
liquida umorale tristezza sovra i campi 
e sulle cose poste sovra i campi e le zolle dolcissime


21
livido il sentore della sottrazione i vuoti nelle foglie 
dell’albero più caro 
il materno saluto e quanto altro vi è di un mondo senza oltre


22 
sauri immobili sotto il piombo tonale della ora		
cromatica variazione de i terreni spogli 
dentro al passire nel sole meridiano


23 
la limaccia in sé avvolge il sé il passato si rinnova 
nel pullulio che presto cesserà 
saluta un autunno di allora nel sole dell’oggi il suo già 
defluire agli inverni
               nulla si traversa piuttosto si è		
traversati	


24 
dolore di esistere dentro alla fatica dell’esistere	
rosa tutto l’alto emisperio 


25 
non sai cosa fosse quell’astro provvisorio 
la sua collocazione tetra non è pascolo d’inerzia ove quetare 
domande delle notti altre sul leggero dolore delle dita 

(tutti se ne vanno non so  ricordare 
la solitudine posata sopra al tavolo 
una vaga eco del passo intirizzito la nostalgia del dopo il
non avere accadimento alcuno)

lacera l’aria le fronde dell’acero	
leggera una foglia si posa sul corpo disteso di un ramo 


26 
luna tagliata a metà 
sfarinantesi la scia di un aereo
nube naufraga nel mare occidentale


27 
si fa viola il passo della terra prima o poi si finisce  
        si sparisce


28 
pare schiudersi oggi una nuova primavera	


29 
       il lontano è scomparso nella pioggia	 	
hai sentito l’arrivo del vento ne hai letto direzione e 
conseguenza
il merlo incide la esperienza della sera


30 
la stesura di un diario si prova a patteggiare con la morte 
un frammento di ulteriore dilazione

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