Scritto 66

Pierre Tal Coat: Chemin vif, 1978

Impossibile dire quanto durerà il silenzio – e se sarà interrotto (gravi, anzi gravissime le sue ragioni). Si scrive come in uno stato di sospensione – o di equilibrio illusorio. È come voler tracciare impronte sull’acqua, l’impossibile acrobazia. Nel silenzio di cui parlo qui (abisso muto, quasi senza rifrazioni di suono) c’è una corda tesa da camminare e una promessa da mantenere: ma sotto la corda c’è buio che inghiotte lo sguardo e restituisce appena l’eco di una voce. A guardare nei giorni che verranno la scrittura si raggruma sull’orlo di un focolare di pietre: spento. La notte, intorno e fuori, non è governata.

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