La pedofilia, il papa, la chiesa, i cattolici (di Rocco Brindisi)

Maren Krusche, Schwarze Sonne, 1993Dagli anni 50 a oggi, 300 mila casi di violenza su bambini da parte del clero francese. Clero e laici impegnati nella Chiesa. Il Papa chiede perdono. Chiedere perdono a 300 mila persone, che furono bambini, non è difficile. Chiedere perdono a uno di loro, dopo averlo guardato in faccia, presume che la persona che chiede perdono rinunci al potere; in questo caso, al potere di essere perdonato, cosciente che nemmeno Dio, se questa persona parlasse in nome di Dio, ha il diritto di perdonare e di chiedere perdono. Dovesse farlo, non gli resterebbe che scomparire perché nella sua onnipotenza ha scelto la libertà dell’uomo. Per me, che non credo in Dio, resta un atto di superbia, più o meno diabolica, chiedere perdono e conservare il potere. Il Papa confessa di vergognarsi, ma la vergogna, quando non è un estremo, disperato abbellimento, richiede una sola conseguenza: il coraggio di mettersi da parte, svestirsi dell’innocenza di Dio, della sua presunta misericordia, riflettere sull’atroce mistero della vita. Se un bambino può essere dannato alla tristezza, alla pietrificazione dello sguardo e della memoria; se può essere ingannato (quasi tutti i preti che hanno violentato bambini gli sussurravano, nell’affanno, il nome di Dio) al punto da confondere il ricordo della parola Dio con la bava di chi li stava abbracciando, chiedergli perdono è una bestemmia, se questa richiesta è fatta, ancora una volta, nel nome di Dio. Non esiste altra via di uscita: la fede, razionale, nell’orrore. Ma il Papa  è convinto, come tutti i cattolici, che la Chiesa continui a essere il Corpo di Cristo, nonostante tutto. [Rocco Brindisi]