Gort 3

Puntata numero 3 / Un tentativo di poesia oltre i recinti umani secondo Gomringer


Oggi, soprattutto, chi scrive poesia dovrebbe essere, soprattutto, un astronomo. Κόσμος era, per i greci e gli indoeuropei, mettere ordine. E bellezza, quindi, di ciò che è ordinato. O meglio di ciò che ha un equilibrio – in greco ισορροπία, da ρέπω, verbo fratello del latino tendere, da cui teso ma anche tentare. Il cosmo è quindi un tentativo di stendersi parimenti ovunque. Un equilibrio.

Mi piace pensare che così pensasse un po’ anche Gomringer scrivendo il suo meraviglioso Konstellationen. Forse il primo, e forse anche l’unico esempio di poesia (quella concreta) che ha davvero tentato di scavalcare il recinto umano.

Se pensiamo che la parola greca compare per la prima volta già in Omero, e se crediamo che le parole, una volta create, comportino un cosmo, è stupefacente. Detto tutto ciò, il legame fra astronomia e poesia è assolutamente chiaro, chiaramente perseguibile. Obbligatoriamente perseguibile.

[La sola cosa di cui Maestro Eugenio deve ormai aver preso atto, purtroppo per lui e per me, è che la sua idea di una poesia “adatta ai tempi” s’è scontrata con i tempi stessi i quali hanno preferito stare saldamente fermi aldiquà del recinto.

E d’altronde parlare del Diavolo al Diavolo, e cioè del non umano all’uomo, non sortisce un grand’effetto. Al cornuto pare normale essere cornuto. E non lo impressiona manco per niente.]


Eugen Gomringer, Nessun errore nel sistema

Cosa è Gort. Gort, quello sotto la freccia, è un alieno di gommapiuma che protegge un alieno di carne e ossa. Questo alieno di carne e ossa vuole salvare il pianeta Terra. Dagli esseri umani. In realtà, questa è una trama mista di due film: un capolavoro e un ipolavoro. Ma poco importa. Importa che Gort salvi il pianeta Terra. Per far questo, intraprende un viaggio nel cosmo per mostrare la realtà, cioè cosa è all’essere umano. La realtà è che esiste un cosmo che va preservato dall’essere umano, creatura malata di autoreclusione nei suoi stessi recinti dove, da sempre, l’unica cosa che fa è parlarsi addosso. Che argomenti ci saranno, là fuori? Perché, come dice il poeta:

se il contenuto
sta dentro
qua fuori
che ci sarà?

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11 pensieri riguardo “Gort 3”

  1. Gomringer immaginava di far entrare in contatto tra loro, come all’interno di un aeroplano, le poesie concrete scritte nelle lingue di tutto il mondo, compresi i dialetti, in modo da costruire una poesia universale.
    Ho sempre immaginato questo aeroplano diretto come un missile verso le costellazioni dell’universo fino a diventare esso stesso una costellazione poetica. Il mondo fuori di noi è già poesia.

    Grazie per queste splendide “passeggiate” dove la parola respira a pieni polmoni, dimentica finalmente di un Io che la soffoca.

    1. Ciao, Marina. Grazie per il passaggio. Sì, una poesia omnilinguistica, diciamo così. E poi questo: che un genere di linguaggio, o meglio di struttura linguistica, essenziale, primigenia (oltre che visiva), potesse essere meglio recepita in tempi “essenziali” in fatto di “tempo”. Eppure è successo proprio il contrario: più s’è fatto (o ha continuato) esile il pensiero, legato all’automaticità di quei pochi atti, di solito lavorativi, che contraddistinguono le nostre ripetizioni, e più il linguaggio della poesia, ormai mutuato dalla pubblicità, s’è “gonfiato” di agenti lievitanti. Un po’ come le merdendine del Molino Fiacco: il finto del “come una volta”.

      1. Hai perfettamente ragione. Difficile oggi creare una cultura del dissenso in poesia come è avvenuto ai tempi di Augusto de Campos, Gomringer, Totino o Adriano Spatola e tanti altri.
        Credo che solo Robert Lax, almeno nella mia limitata esperienza letteraria, sia riuscito in qualche modo a ricreare una forma di poesia concreta, anche se il suo linguaggio poetico non si esaurisce in essa. Ma, appunto, lui viveva in una remota isola greca lontano da tutti e tutti :)

      2. Sono d’accordo. Se per “concreto” teniamo la definizione dei vari Gomringer e Campos e Pignatari, di uno spostamento dell’attenzione dal contenuto all’elemento che lo costituisce, allora Lax ha proseguito su questa strada e l’ha portata a una delle possibili conseguenze. Ma credo, in tutta coscienza, che abbia fatto molto di più. Come nel caso delle continue reiterazioni di parole che “perdono” significato e si fanno ogni volta più “cosa in sé”. Oltre al sottofondo taoista che, devo dire, insegna moltissimo a chi ci cozza contro. E tutto questo forse proprio perché se ne stava da solo, a occuparsi di ciò che gli piaceva. Dei fratelli Campos usciranno fra breve alcune cose qui. Sarebbe bello riproporre qui il tuo omaggio a Lax, che è meraviglioso anche per le immagini che proponi. Mi dai il permesso? Intanto, per chi non l’avesse letto, questo è il link del contributo sul sito “Vengo dal mare”: https://vengodalmare.com/2020/02/23/robert-lax/.

    1. Vorrei riproporlo interamente qui ma non so come fare tecnicamente nell’inserire il tuo intero articolo ma come “link”.

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