3 indicazioni di Wáng Wéi

Martin Pescatore o Alcione, fotografia di Jacopo Rigotti

Wang Wei (701-761) è il maggior “condensato” della poesia cinese. Distilla esperienza nei suoi elementi più essenziali: coscienza, paesaggio, vuoto. Molte delle sue migliori poesie sono incredibilmente concise, composte di sole venti parole, e spesso accendono le più scarne immagini: il grido di un uccello, una scheggia di luce sul muschio, il battito d’ali d’una garzetta. Poesie del genere hanno reso Wang Wei uno dei poeti più affascinanti e venerati della Cina, risultato d’altronde collegato anche alla sua riuscita come pittore.

Per gli antichi cinesi, la manifestazione più maestosa e completa della cosmologia selvaggia del Taoismo erano il regno dei fiumi e delle montagne. Ecco, in innumerevoli dipinti della tradizione paesaggistica cinese, come quelli dello stesso Wang Wei, il vuoto gravido in forma di fiumi e laghi vuoti, nebbia e spazio vuoti; e il paesaggio montano come emerge da quel vuoto e aleggia, scarsamente popolato, quasi sul punto di svanire nel vuoto. La “Via” di un saggio cinese stava nell’essere parte organica di questo processo cosmologico, più comunemente come eremita di montagna, e Wang Wei era un maestro consumato di questo “abitare”.

Wang godette d’una lunga e riuscita carriera di palazzo, svoltasi praticamente tutta a Ch’ang-an, la capitale, ma appare chiaro che trovò il suo “io” più vero nella solitudine della montagna. Nei suoi anni centrali, Wang acquisì la sua celebre proprietà sul fiume Wang, fra montagne che raggiungono i tremila metri, appena a sud di Ch’ang-an. Per il resto della sua vita trascorse più tempo che poté là, fra quelle vette, e quando morì vi fu sepolto.

E fu là che Wang perfezionò un equilibrato poema (l’Antologia del fiume Wang. n.d.t.) paesaggistico che può essere fatto risalire alla pratica assidua del buddismo Ch’an (Zen). Le brevi poesie di Wang echeggiano le profondità specchiate della non-mente, che si manifestano nella loro trama di chiarezza immaginativa, e in esse l’immagine più semplice echeggia l’intera cosmologia dello “tzu jan” (l’ordine spontaneo del tutto, n.d.t.). Wang conduce la poesia oltre le parole della pagina riportando la coscienza alle sue dimensioni più elementari di vuoto e paesaggio. Il risultato è una poesia mozzafiato che fa sì che le “diecimila cose” (leggi “il tutto”, n.d.t.) si vuotino del “sé” per riempirsi della chiarezza della propria autosufficiente identità.

Wang è tradizionalmente considerato il primo a dipingere lo spirito interiore del paesaggio piuttosto che la sua immagine realistica – cosa divenuta poi l’essenza della pittura paesaggistica cinese, così come fiorita nei secoli successivi – e deve essere quindi considerato una delle figure seminali della pittura di paesaggio. Questa capacità di catturare una sorta di inesprimibile spirito interiore è anche l’essenza della poesia di Wang.

David Hinton
da Classical Chinese Poetry
Farrar, Straus and Giroux, NY, 2014


輞川集
da l’Antologia del fiume Wǎng
Traduzioni di Massimiliano Damaggio

a M., che vive nel silenzio dell’esilio


鹿 柴

空 山 不 见 人
但 聞 人 语 响
返 景 入 深 林
复 照 青 苔 上

il recinto dei cervi

i monti vuoti
non vedi nessuno
senti solo un’eco di voci

nel bosco profondo un raggio riflesso
sopra, il muschio splende
verde, di nuovo


文 杏 馆

文 杏 裁 为 梁
香 茅 结 为 宇
不 知 栋 里 云
去 作 人 间 雨

la capanna di legno di ginkgo

per pali l’albicocco pregiato
tagliato
per tetto i giunchi profumati
annodati

chi lo sa che fra le travi
una nuvola non venga
per lasciare un po’ di pioggia
fra di noi

文杏 wén xìng (fine, elegante, albicocco) potrebbe, secondo alcuni commentatori, riferirsi al ginkgo biloba.


木 蘭 柴

秋 山 斂 馀 照
飛 鳥 逐 前 侶
彩 翠 時 分 明
夕 嵐 無 處 所

il recinto delle magnolie

l’autunno
i monti trattengono l’ultima luce
il volo di uccelli inseguiti da uccelli
i lampi, dei verdi d’alcione

non c’è posto
per la nebbia della sera


Per chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza della poesia cinese (soprattutto di quella antica e classica) in traduzione italiana, segnalo il sito Sulle rive del fiume azzurro.

Sul sito di David Hinton, poeta e traduttore, di cui ho riportato una breve introduzione sulla figura e la poesia di Wang Wei, potete trovare molto materiale in lingua inglese. Le traduzioni, forse transcreazioni, sono in alcuni casi esemplari.

6 pensieri riguardo “3 indicazioni di Wáng Wéi”

  1. A suo modo, dentro e contro il rumore della rete, la “Dimora” coltiva da sempre il silenzio dell’esilio, perché al silenzio sapiente e meditante appartengono le voci della poesia (e non parlo, ovviamente, di quella che SEMBRA poesia ed è, invece, paccottiglia di parole che vanno a capo).

  2. Molto interessante wang wei

    E lo era anche damaggio di cui ho perso i contatti…

    Grazie per il vostro lavoro

    gilberto

    Da: La dimora del tempo sospeso Inviato: lunedì 1 novembre 2021 06:01 A: redazione@edizionidelfoglioclandestino.it Oggetto: [New post] 3 indicazioni di Wáng Wéi

    massimiliano 最後花 damaggio posted: ” Martin Pescatore o Alcione, fotografia di Jacopo Rigotti Wang Wei (701-761) è il maggior “condensato” della poesia cinese. Distilla esperienza nei suoi elementi più essenziali: coscienza, paesaggio, vuoto. Molte delle sue migliori poesie sono incr”

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