Gort 6

Puntata numero 6 / Universi, pluriversi, astroversi


Chi scrive poesie, dicevo, sottintendevo (qui), dovrebbe avere una sorta di mentalità scientifica. Ma non è del tutto giusto.

Lo scienziato non crede nel dogma, non ha “idee” ma cerca la “realtà”. La “cosa”, quindi, in sé. Empiricamente. Con il metodo. Quando tutto torna, allora va bene. Sempre tenendo presente che questo va bene è un passo in più e non un punto d’arrivo.

Chi scrive poesie dovrebbe autoeducarsi (o essere educato) a capire che in quest’attività non ci sono punti di arrivo ma punti sul percorso. Non ci sono nemmeno metodi. In poesia dovrebbe esistere l’unico metodo dell’accettazione, e anzi della ricerca, di universi infiniti e, come unico metodo, il non-metodo.

E allora che c’entra lo scienziato con chi scrive poesie?

C’entra, e molto, con l’idea che non esiste una realtà assoluta (un’unica cosa) fino a che non viene confermata da un metodo. Non essendoci metodo, in poesia bisogna dare per assodato che non esistono assolutamente verità assolute, scuole, metodi, modi. Esiste solo una libertà infinita. Come diceva Xisto:

La poesia è o non è un’arte di liberazione?



Qui e non altrove, per quanto ne sappiamo fino ad oggi, la materia è diventata cosciente. La coscienza è un grande interrogativo. Forse è, di per sé, domanda allo stato puro. Fra tutte le onde che per un attimo emergono dalla massa del mare, una di queste capisce di essere un’onda che emerge per un attimo dal mare e che presto ci tornerà. Non saprà mai cosa significa ridiventare mare ma può cercare di capire cosa significa essere diventata onda, e guardare il mare da cui proviene. Credo che a volte si chieda se non è essa stessa un modo che il mare ha di indagare sé stesso. Per un puro caso, quest’onda sa di essere un’onda. Sa che anche le altre che vede sono onde.

Uno dei più grandi biografi della Vita, Carl Sagan, diceva che noi, in quanto materia cosciente, siamo uno strumento che il cosmo ha per conoscere sé stesso. Anche con le parole, magari. Non a parole, magari.


Cosa è Gort. Gort, quello sotto la freccia, è un alieno di gommapiuma che protegge un alieno di carne e ossa. Questo alieno di carne e ossa vuole salvare il pianeta Terra. Dagli esseri umani. In realtà, questa è una trama mista di due film: un capolavoro e un ipolavoro. Ma poco importa. Importa che Gort salvi il pianeta Terra. Per far questo, intraprende un viaggio nel cosmo per mostrare la realtà, cioè cosa è all’essere umano. La realtà è che esiste un cosmo che va preservato dall’essere umano, creatura malata di autoreclusione nei suoi stessi recinti dove, da sempre, l’unica cosa che fa è parlarsi addosso. Che argomenti ci saranno, là fuori? Perché, come dice il poeta:

se il contenuto
sta dentro
qua fuori
che ci sarà?

4 pensieri riguardo “Gort 6”

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