Gort 7

7
La fine che avrei sempre voluto vedere nei film di fantascienza

Se sapessi scrivere, scriverei un libro che contiene un solo essere umano. Un libro di estinzioni avvenute. O di avvenimenti estinti. Il libro magari potrebbe funzionare anche senza l’essere umano. Solo con piante, animali, onde, erbe e gas. Ma l’essere umano attrae l’essere umano. Così avrei maggiori possibilità di venderlo. Altrimenti dovrei scrivere un libro su piante, animali, onde, erbe e gas. Ma dove piante, animali, onde, erbe e gas fossero i protagonisti e parlassero di sé in prima persona. Un libro senza pensieri e senza argomenti. Certo, un sospiro di sollievo. L’albero non argomenta. L’albero è. Bisogna andarlo a sentire di persona.

Ma con un essere umano il libro funzionerebbe sicuramente meglio e, forse, chi lo sa, si potrebbe sperare di venderlo. L’ultimo essere umano sul pianeta. Oppure non si sa se sia l’ultimo. Nel libro compare solo lui. Solo lei. Sarà l’editore a deciderne il sesso, a seconda del colore della copertina. Chiara, anche se mai esplicitata, è la causa umana dell’estinzione. (L’unico essere umano fa sperare che possa trattarsi d’una catarsi, d’un perdono. Fosse anche solo una toppa, sarebbe sempre ben vista (e attesa) dal lettore (umano)). L’ultimo sopravvissuto che sopravvive a stento. Il perché non è importante. Il perché è chiaro a tutti: l’ultimo essere umano del pianeta è il solo personaggio (umano) del pianeta e si salverà oppure salverà qualcun altro oppure salverà il pianeta oppure compirà un gesto umano che il lettore interpreterà come segno del perdono per tutta una specie che è rea, sì, cattiva, anche, a volte pre-civile, spesso, ma alla fine, anche nel sangue della fine (di)mostra (a chi?) la sua umanità. Per umanità, noi lettori capiamo subito che si tratta di qualcosa di positivo. Il dizionario non specifica questo attributo dell’aggettivo umano ma, per noi, è intrinseco che sia positivo. (Siamo molto soli.) L’ultimo essere umano presente sula pianeta, che sopravvive a stento, compirà un atto di umanità e poi chissà. In un primo momento è alla ricerca di altri esseri umani. Con il dovuto timore. Si avvicina alle rovine (rovine di qualsiasi cosa, simili ad operazioni vintage), scruta, annusa, punta con il fucile il vuoto riflesso nei frantumi di vetro ancora appesi (dovunque). In seguito, si rassegna alla solitudine. O forse già capiamo fin dall’inizio che è rassegnato alla solitudine. Permane, comunque, la speranza. Anche quando smette di sperare. Smette di muoversi, di camminare, di puntare al vuoto. Perché la vita dell’ultimo essere umano è puro inferno, la più grande e compiuta eredità della specie. Inizia a guardare sotto di sé, quasi metaforicamente. Forse per un sapore di delusione. Ma ecco le piccole cose che insistono a crescere. Storte. Morte. Corte. Ma infine, come si dice, miracolo che sta per ripetersi. L’ultimo essere umano sul pianeta comprende che un giorno tutto sarà di nuovo pienamente vivo.

L’ultimo essere umano sul pianeta si uccide.


Cosa è Gort. Gort, quello sotto la freccia, è un alieno di gommapiuma che protegge un alieno di carne e ossa. Questo alieno di carne e ossa vuole salvare il pianeta Terra. Dagli esseri umani. In realtà, questa è una trama mista di due film: un capolavoro e un ipolavoro. Ma poco importa. Importa che Gort salvi il pianeta Terra. Per far questo, intraprende un viaggio nel cosmo per mostrare la realtà, cioè cosa è all’essere umano. La realtà è che esiste un cosmo che va preservato dall’essere umano, creatura malata di autoreclusione nei suoi stessi recinti dove, da sempre, l’unica cosa che fa è parlarsi addosso. Che argomenti ci saranno, là fuori? Perché, come dice il poeta:

se il contenuto sta
dentro qua fuori
che ci sarà?

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1 commento su “Gort 7”

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