Piergiorgio Welby (di Rocco Brindisi)

3125927086_31d49f242dPiergiorgio Welby viveva in un letto da 17 anni. Non poteva muovere neanche un dito, del proprio corpo; riusciva a parlare solo attraverso la sua voce pensata: un artificio elettronico. Con la sua voce pensata,  diceva che la vita è una passeggiata notturna con un amico, il vento nei capelli, un amore che ti lascia…. Aveva chiesto più volte di poter morire, perché  il suo corpo era diventato cieco, non aveva più memoria di sé. La sua mente, invece, aveva una memoria struggente delle cose, delle persone che aveva sfiorato, toccato, chiamato per nome, con la sua voce, amato. Non trovava naturale essere prigioniero di un corpo insensibile, avere labbra ornamentali, che non servivano a baciare, a socchiudersi per un improvviso stupore, una meraviglia; non trovava naturale essere attraversato da tubi; non sopportava di non provare, da un tempo immemorabile, la piccola, fraterna felicità di comandare alla vescica di sgonfiarsi; rifiutava la tristezza di addormentarsi senza poter mai reclinare il capo da un lato; non era stato facile rassegnarsi all’assenza di odori, sapori; doveva rinunciare, per sempre, al gesto  tenero, involontario, di spettinare un amico, una donna. Aveva chiesto di morire, come, da assetati, si chiede un bicchiere d’acqua. “Avete letto dove è scritto Non voglio sacrificio ma misericordia!“, si grida nel Vangelo; ma i preti gridarono  allo scandalo per il suo rifiuto di patire. Quando un altro essere umano lo liberò dall’umiliazione di non morire, i preti non gli concessero i funerali religiosi, perché la Chiesa riteneva non si fosse trattato di suicidio, per il quale si presuppone sia venuta a mancare –  la piena avvertenza e il deliberato consenso –  Per la Chiesa, Welby aveva chiesto, coscientemente, di essere “ucciso”.  [Rocco Brindisi]

Declinazioni 1 / Antonio Bux

Declinazioni è una rubrica libera e aperta a chiunque senta la necessità, la voglia o la curiosità di andare a spiare, stanare e donare gli angoli nascosti della propria scrittura


L’ipnosimetro. Esegesi di una esalogia
di Antonio Bux


Colgo l’invito di Massimiliano Damaggio per raccontare qui la genesi di una mia personale esalogia poetica, originariamente intitolata “L’ipnosimetro” per la sua vocazione all’asfissisa meta-letteraria generante una chiara ossessione ipnotica, tanto nello scrivente quanto nell’ipotetico lettore. In origine si trattava di un’unica opera gigante, ma a livello editoriale difficilmente collocabile, data la mole di oltre cinquecentocinquanta pagine. Ed è così che ho deciso di dividere le sei parti del libro in altrettanti volumi a sé stanti. Cercherò di parlare brevemente di ognuno portando come esempio un singolo testo che fungerà da “spiegazione” circa la mia poetica e il mio procedere creativo.

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