Due poesie di Joy Harjo

Joy Harjo (USA, 1951)

Traduzioni di Stefanie Golisch

*

A Poem to get Rid of Fear

I release you, my beautiful and terrible fear.
I release you. You were my beloved
and hated twin, but now, I don’t know you
as myself. I release you with all the
pain I would know at the death of
my children.
You are not my blood anymore.
I give you back to the soldiers
who burned down my home, beheaded my children,
raped and sodomized my brothers and sisters.
I give you back to those who stole the
food from our plates when we were starving.
I release you, fear, because you hold
these scenes in front of me and I was born
with eyes that can never close.
I release you
I release you
I release you
I release you
I am not afraid to be angry.
I am not afraid to rejoice.
I am not afraid to be black.
I am not afraid to be white.
I am not afraid to be hungry.
I am not afraid to be full.
I am not afraid to be hated.
I am not afraid to be loved.
to be loved, to be loved, fear.
Oh, you have choked me, but I gave you the leash.
You have gutted me but I gave you the knife.
You have devoured me, but I laid myself across the fire.
I take myself back, fear.
You are not my shadow any longer.
I won’t hold you in my hands.
You can’t live in my eyes, my ears, my voice
my belly, or in my heart my heart
my heart my heart
But come here, fear
I am alive and you are so afraid
of dying.

*

Poesia per liberarsi dalla paura

Ti lascio libera, mia bellissima e terribile paura.
Ti lascio libera. Eri la mia amata
e odiata gemella, ma ora, non ti riconosco
come me stessa. Ti lascio libera con tutto il
dolore che avrei provato alla morte
dei miei figli.
Tu non sei più il mio sangue.
Ti consegno a quei soldati
che hanno bruciato la mia casa, che hanno decapitato i miei figli
e che hanno violentato i miei fratelli e le mie sorelle.
Ti consegno a quelli che rubavano
il cibo dai nostri piatti quando stavamo morendo di fame,
ti lascio libera, paura, che mi fai vedere
queste scene, a me che sono nata con occhi
che non si chiudono mai.
Ti lascio libera
Ti lascio libera
Ti lascio libera
Ti lascio libera
Non ho paura di essere arrabbiata.
Non ho paura di essere felice.
Non ho paura di essere nera.
Non ho paura di essere bianca.
Non ho paura di aver fame.
Non ho paura di essere piena.
Non ho paura di essere odiata.
Non ho paura di essere amata.
Di essere amata, amata, paura.
Tu mi hai tenuta legata, e io ti ho dato il guinzaglio.
Tu mi hai bruciato e io ti ho dato il coltello.
Tu mi hai divorato e io sono entrata nel fuoco.
Prendo indietro me stessa, paura.
Non sei più la mia ombra.
Non ti terrò più nelle mie mani.
Non puoi più vivere nei miei occhi, nelle mie orecchie, nella mia voce,
nella mia pancia, nel mio cuore,
mio cuore, mio cuore.
Vieni qui, paura,
io sono viva e tu hai tanta paura
di morire.

Il quadro è di Aubrey Levinthal

*

Remember

Remember the sky that you were born under,
know each of the star’s stories.
Remember the moon, know who she is.
Remember the sun’s birth at dawn, that is the
strongest point of time. Remember sundown
and the giving away to night.
Remember your birth, how your mother struggled
to give you form and breath. You are evidence of
her life, and her mother’s, and hers.
Remember your father. He is your life, also.
Remember the earth whose skin you are:
red earth, black earth, yellow earth, white earth
brown earth, we are earth.
Remember the plants, trees, animal life who all have their
tribes, their families, their histories, too. Talk to them,
listen to them. They are alive poems.
Remember the wind. Remember her voice. She knows the
origin of this universe.
Remember you are all people and all people
are you.
Remember you are this universe and this
universe is you.
Remember all is in motion, is growing, is you.
Remember language comes from this.
Remember the dance language is, that life is.
Remember.

*​

Ricordati

Ricordati del cielo sotto il quale sei nato,
conosci tutte le storie delle stelle.
Ricordati della luna, sappi chi è.
Ricordati della nascita del sole all’alba, è il punto
più forte del tempo. Ricordati del tramonto
che si dona alla notte.
Ricordati della tua nascita, come tua madre lottava
per dare forma e respiro a te. Tu sei l’evidenza della
sua vita, di quella di sua madre e della madre di questa.
Ricordati di tuo padre. Anche lui è la tua vita.
Ricordati della terra, tu sei la sua pelle:
pelle rossa, pelle nera, pelle gialla, pelle bianca,
pelle bruna, siamo terra.
Ricordati delle piante, degli alberi, della vita degli animali che
hanno tutti le loro tribù, famiglie, storie. Parla con loro,
ascoltali. Sono poesie viventi.
Ricordati del vento. Ricordati della sua voce che conosce
l’origine dell’universo.
Ricordati che tu sei tutti gli uomini e che tutti gli uomini
sono tu.
Ricordati che tu sei l’universo e che questo
universo sei tu.
Ricordati che tutto è in movimento, tutto cresce, tutto è tu.
Ricordati che la lingua nasce da tutto questo.
Ricordati della lingua della danza, che la vita c’è.
Ricordati.

3 pensieri riguardo “Due poesie di Joy Harjo”

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