Diario berlinese II

Stefanie Golisch

Diario Berlinese II

Call the world, if you please, “the val of soul-making”.
John Keats

Ciò che non si pensa mai: che la giornata più disperata
nella vita dell’uomo più disperato abbia pur sempre ventiquattro ore:
ventiquattro ore da vivere senza speranza e non si dovrebbe
chiamare chi sopravvive a questo giorno ogni giorno
una specie di eroe?

In una giornata di pioggia: ascoltare in questo locale che finge
un caffè viennese di inizio secolo ventesimo e che si chiama
Zimt und Zucker la conversazione in lingua straniera del tavolo
accanto: dimmi il tuo segreto e io ti prometto di svelarlo
a tutti

Cosa vuoi diventare da grande?
Un uomo.
Ein Mensch… pensaci bene…

Quando il mendicante al quale ho appena donato
una moneta mi vuole ringraziare offrendomi un biscotto
e io faccio finta di niente.

Avevo visto questa donna da lontano, prima il pavone, poi lei che lo
stava ammirando e senza pensarci mi sono fermata anche io, erano
belli tutti e due, di una bellezza fuori dal tempo e dal mondo, lei
aveva attaccato sul petto del suo capotto delle foglie colorate, il
pavone era bello da sé, diceva che le sarebbe piaciuto vivere sotto
il cielo aperto e che forse un giorno l’avrebbe fatto, in un quarto
d’ora ho saputo di lei quanto basta perché continui a vivere nei
miei pensieri, posso dire di aver trovato in un pomeriggio
d’autunno una amica che portava due scarpe di colore diverso
con la sprezzatura di una vera regina

Non è per niente facile trovare delle pietre in città, dice
che bisogna essere degni della loro bellezza discreta, suiseki
si chiama in giapponese l’arte di disporle in forme nuove ed
è quello che fa il giovane uomo seduto sul marciapiede della
Potsdamer Straße con davanti a sé una scultura di piccole pietre,
sembra un gioco e in un certo senso lo è, non c’è nulla da spiegare,
dice, sto qui con loro, tutto qui

Soul-making, avevo letto questa parola distrattamente da qualche,
parte, poi dimenticata come tante cose che si sentono nel corso
della giornata, ma questa mattina, mentre camminavo intorno
alla Krumme Lanke, ad un tratto, era ritornata da me,
c’è qualcosa, penso, che sa le parole di cui abbiamo bisogno
in questo momento: ora

E’ morta Marlies che aveva ottantasette anni e che amava
la vita incondizionatamente, era sopravvissuta a due mariti,
un figlio, un nipote e a più sistemi politici, nonostante che fosse
quasi sorda e camminasse faticosamente ormai, era sempre
pronta a vedere il bello e il curioso in tutto come solo chi
conosce bene il lato oscuro delle cose e degli uomini, uno
degli ultimi ricordi che ho di lei è come si era fermata a lungo
davanti a un negozio di perle nella Bergmannstraße, ammirando
l’infinita varietà dell’esposizione, amava le collane, i vestiti
stravaganti e Herbert che avrebbe potuto essere suo figlio e
che aveva risposto al suo amore, sempre incondizionato, con
la sua presenza ed è il poter contare su qualcuno, succeda quel
che succeda, non anche essa una forma di amore?

Il quadro è di Francesco Balsamo.

4 pensieri riguardo “Diario berlinese II”

  1. Non si guarda che in minima parte con gli occhi: il resto è immaginazione, anima, cultura. Quando le cose passano attraverso essi rivelano il mondo che sta sotto la superficie. E’ quello che fa Stefanie Golisch con la sua scrittura

  2. Una scrittura delicata, sensibilissima, che emoziona sempre. Bellissime immagini che porterò via con me, conservate nel mio cuore come pietre preziose.
    Grazie.
    Molto bello anche il quadro di Francesco Balsamo, dipinge bene l’atmosfera del testo.

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