Declinazioni 2 / Luigi Cannillo

Luigi Cannillo
Fotografia di Donatella D’Angelo

Declinazioni

è una rubrica aperta a chiunque senta la necessità, la voglia o la curiosità di

spiare, stanare e donare gli angoli nascosti della (propria) scrittura


Sentieri e radure nella composizione del testo
di Luigi Cannillo


La Memoria è materia fondante della scrittura. In modo diretto quando recupera momenti specifici del proprio vissuto, luoghi ed eventi, nel tempo e nello spazio. Ma anche, in modo solo apparentemente indiretto, quando è intesa come memoria del linguaggio che si deposita e fermenta, nel corpus linguistico che ci penetra e ci costituisce. Cioè come rappresentazione verbale degli eventi stessi.

La memoria offre sentieri da percorrere e radure in cui sostare. Immagini ed eventi quindi non sono fenomeni statici, proiettati all’indietro là dove sono stati originati. In alcune poesie rappresentative di questo aspetto il testo è volutamente mobile sia per la successione temporale che per la dislocazione degli avvenimenti in scenari diversi. All’interno dell’unità testuale avvengono slittamenti spaziotemporali, cambi di funzioni comunicative, identificazione e straniamento. Così per esempio si affiancano nelle poesie climi e stagioni, oppure percezione visiva e uditiva, nuclei temporali diversi (memoria e attualizzazione). O anche presenza del Soggetto coinvolto negli eventi oppure distanziato dagli stessi. Così nelle tematiche e nelle modalità di rappresentazione nelle poesie si possono affiancare una matrice strettamente autobiografica e elementi di pura invenzione.

La costruzione del testo in questo casi per essere efficace non deve nascere da un programma preordinato, ma dare voce a una forma di mobilità spontanea. Assecondando la predisposizione a riunire sotto la stessa impostazione ritmica, nella stessa unità testuale, diverse componenti in convivenza, nella fluidità e nella interazione fra loro.

Naturalmente le radure e i sentieri possono convivere, oltre che nello stesso testo, anche in una intera silloge nella quale possano apparire poesie con uno sviluppo più lineare e altre con un procedimento più segmentato. Alternando movimento e soste.


da Cielo Privato, Joker Ed., 2005

Prima finestra che si moltiplica
spinge occhi su tetti e rotaie
associando nuvole ai passi
Ho abitato qui, vedete ancora
la lampada accendere le veglie
e affacciarsi l’ombra
Poche rampe di vertigine separano
il soffio dalla polvere
la materia è lontana solo un balzo
Di fronte un ragazzo suonava per ore
rendendomi lo sguardo e il corpo nudo
Si aprirono varchi alle visioni
ma i muri non mostrano pietà
per chi fugge e ricorda trattengono
i colpi di stoviglie le rinunce
la chitarra e tutte le sue note
Dai vetri pupille stelle fisse
ancora indagano i vagoni
innamorate del cielo e della strada
Anima, marchio, se ci sei fatti valere
Sporgendovi potreste
vedermi all’incrocio attraversare
diagonale le rotaie allontanarmi

*

Molto meglio di una giostra
di una trottola i juke-box
esplodono nei bar fino ai biliardi
l’eco a rotolare nelle buche
ripetere canzoni come favole
Felicità gettone rivelata
replica al flipper io ti batterò
ti ballerò davanti e accenderai per me
tutte le tue luci e i campanelli
Brilla una giungla una tigre sul vetro
s’illumina la notte americana
a spalancare gli occhi dei ragazzi
Non basta più spiare carte
ronzando attorno al tavolo da gioco
la stessa scala risplenderà reale
al nostro tocco e squilla dagli specchi
In cerchio s’inseguono le musiche
e i sandali danzanti, la favola
tutta in luce e suono liberata

*

(inedito)

Ride benevolo il solstizio
Ma nello splendore dell’estate
cresce una resa malinconica
le braccia abbandonate alla luce
un presagio di fatica nel respiro
La luna si addensa su traverse
dove noi ci rifugiamo obliqui
solo ombre stagliate sui muri
mentre lontane cominciano
a salire le voci del corteo
Tutto si esaurisce adesso
in questo zenit rovesciato
che sembra elargire generoso
e invece segretamente scava
La girandola dei fuochi
scuote gli infissi incendia
i vetri in un mosaico di fiammelle
Ecco passa oscillando il santo
– sopra il sorriso bizantino
ci fissano i turchesi dei suoi occhi
Ballate, ballate sul lungomare
sembra festa ma la calura alleva
dall’orlo dell’autunno
il soffio della tramontana


Luigi Cannillo, poeta, saggista e traduttore, è nato e vive a Milano. Ha pubblicato, tra le raccolte di poesia più recenti, Sesto senso, Campanotto, Udine,1999; Cielo Privato, Ed. Joker, Novi L., 2005, e Galleria del vento, La Vita Felice, Milano, 2014. È presente, con singole poesie e interventi critici sulla sua opera, su riviste e blog letterari e, anche con propri interventi critici, in antologie e raccolte di saggi. Ha collaborato alla redazione dell’Annuario Crocetti 2000 e di Sotto la Superficie – Letture di poeti italiani contemporanei, Bocca Ed., Milano, 2004, e ha curato con G. Fantato La biblioteca delle voci – Interviste a 25 poeti italiani ,Joker Ed, Novi Ligure, 2006. Ha curato inoltre l’Antologia Il corpo segreto – Corpo ed Eros nella poesia maschile, LietoColle, Faloppio (Co), 2008, e, con S. Aglieco e N. Iacovella, Passione Poesia – Letture di poesia contemporanea (1990 – 2015), CFR Edizioni, Milano, 2016.È organizzatore culturale, collaboratore editoriale, socio dell’Associazione Culturale Milanocosa; collaboratore della rivista internazionale “Gradiva”, New York/Firenze. Collabora con artisti visivi e musicisti in performance e spettacoli teatrali. È di uscita imminente presso Gradiva Publications, New York, From Windows to Skies Selected Poemes 1985-2020 la sua autoantologia di poesie tradotte in inglese.

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