Luoghi puri

Maurizio Manzo

LUOGHI PURI

Ho tirato lo sciacquone
mentre lei scendeva la strada
a domare le fiamme
che divampavano sui volti.
Lungo le pietre distese lucertole;
arrivano le luci a danzarle attorno
arrivano le luci e poi colori a
accecarci, le fate a illuderci,
chi ha speranza a dirci:
“coricatevi che tutto si placa.”

Eccoci arrivare al cielo disorientati,
ci hanno messo nella prigione
dei colori studiati per la pazzia –
ci hanno ridotto alla nudità della bocca,
strappati i denti lucidi
e abbiamo dovuto parlare alla bocca,
alla sua pudicizia e dirle:
“ la tua nudità, bocca,
è degna di saggezza!
Vogliamo dirti, bocca, che i tuoi segni
sanguinanti sono deliziosi!”
Le pietre non esistono nel cielo
i pilastri sono di nubi che scemano
le gengive nude, coi fori rossi,
invano cercano l’aggancio dell’orecchio di dio.

Perché siamo giunti qui vivi?
Come abbiamo potuto?
Come abbiamo?
Come?
Osservate che strana acqua ci assorbe,
ci rotola, ci solleva, ci carezza.
Osservate che strana acqua ci desidera
ci guarda, ci bacia, ci assassina.
Osservate che strana acqua ci annusa
ci insapona, ci lava, ci stira.
Bambini inamidati come colletti
a spasso nel paradiso –
siamo sicuri dell’autenticità di
queste nuvole soffici soffici?
“certo bambini bambini!!
Allora possiamo iniziare il canto.

Le foglie sono foglie mosse
da una finta aria,
da un finto vento soffiato
da un ventilatore grande quanto una nave.
Che da queste parti abbiano tanto caldo?
Le foglie, le foglie,
e foglie, e foglie,
tappeti pei nostri piedi scalzi.
Fruscii del tempo.
Carezze del vento.
Agnelli del cielo.
Aringhe degli odori del cielo!
vicino a un porto
potremo presto lavarci.
Chi l’avrebbe detto che nel cielo,
nell’azzurro paradiso,
si sarebbe sofferto l’igiene?
Nessuno!
La canzone del vecchio è andata
persa tra le mura della città.
Noi siamo distanti dalla città.
Siamo immersi senza tempo,
solo il corpo è andato volando,
solo lui ha raggiunto.

Siamo giunti qui come turisti,
aperti gli occhi ad osservare il bianco
e il vecchio sul cancello incandescente,
un vecchio nero ebbro di tuoni e pace
che cantava l’inno della morte a noi
viva ghiaia della città oscura.
Perché canta così triste?
Muto!
Sarà morto sicuramente da tempo,
a lui avranno assegnato l’incarico
d’incantare gli occhi.
Aperto il cancello, sul tappeto delle nubi,
si aprì il paradiso!
Aperto il cancello, sul tappeto dei corpi,
si aprì il paradiso!
CI SIAMO!
Urlò Evelina, che non attendeva altro
che respirare il vento dell’altissimo.
Eravamo gioiosi.
Ora gioiosi –
tanto che lo sguardo non si posa
su antichi lampioni curvi e arrugginiti.
Da che parte arriviamo?
Dunque arrivati!
E ora siamo tesi aspettando l’idoneità.

L’acqua cominciò a scorrere sui corpi,
quei corpi, al contatto
si scioglievano
diventando anch’essi acqua, però,
impura –
tutti travolti
tranne me e Evelina stravolti!
Tranne Evelina e me stravolti!
All’inferno li hanno mandati, tra fiamme.
Non gridare così.
Come apriva la bocca ormai sfatta,
la meravigliosa Evelina, era vecchia.
Anche i capelli così biondi
da sembrare bianchi,
argentei,
aiutavano lo sfacelo di quei giovani anni.
Ci portano via.
Ci lavano santi.
Ci lasciano a mollo dentro una vasca
azzurra con liquido denso rosso
siamo alterati tra le delizie del cielo.
Intorno a noi mille angeli verdi
(marziani?)
Intorno a noi mille angeli verdi,
magri, aggraziati, cantano.
Evelina con le sue dolci rughe
con le labbra pendenti,
osserva, senza
alcuna meraviglia.
Ma il cerchio d’angeli esalta, quando,
a ogni acuto vibrano le ali –
e quei veli al di sopra del cielo,
tante nuvole colorate distese
nella flemma eterna.

“siamo stati scelti…”
“sì, Evelina, siamo…”
“siamo Adamo ed Eva!”
“sì, Evelina, siamo…”
“siamo noi l’umanità!”
“sì, Evelina, siamo…”
“lasciami parlare, siamo Adamo ed Eva,
siamo nel paradiso, siamo noi l’umanità!”
Gli angeli ridono.
Sono stupidi gli angeli quando ridono.
I loro denti sono senza luccichio.
I loro occhi non sono capaci di espressione nel sorriso.
I loro suoni di riso sono fiacchi.
Quando ridono sono stupidi gli angeli.
“cosa pensi ci accadrà?”
“niente Evelina, siamo scelti per…”
È una forte febbre questa,
gli occhi bruciano;
ora danziamo ora ridiamo ora pensiamo:
stiamo per morire.
Il resto del cielo è lento.
Le nostre menti sono ancora legate
alla velocità,
menti pronte a pensare in un lampo.
Poi col passare degli anni,
dei mesi,
dei giorni,
delle ore argentate,
il nostro pensiero è rallentato.
lento,
lento come il mare nella quiete interiore.
E quando non appena un pensiero si presenta,
appare,
canta veloce, allora
la nostra mente stride
come in assenza d’olio.
La nostra lentezza mentale
sembra farci, a me e Evelina, volare
come gli angeli verdi, attraversare
lievemente il paradiso come piume colorate.

Camminiamo sulla strada di sempre.
Camminiamo gonfi
di panna grassa avariata,
e stesso noi siamo panna oramai;
io e Evelina,
Adamo ed Eva dei rifiuti.
Presto, salutiamo gli altri!
Presto, diciamogli tutto!
Presto…ma non
ci riconoscono? –
e noi sembriamo gli unici
a camminare sulla terra.
Possediamo la lentezza misteriosa.
Possediamo la lentezza , la saggezza –
Evelina non ci riconoscono –

“guardateli!, sono usciti oggi dall’ospedale.
osservateli, hanno perso tutti i denti e gli occhi!”

Evelina non ci riconoscono.
Non afferrano la nostra lenta metamorfosi.
Non capiscono,
non hanno assaggiato la stessa panna!

(9 giugno 1981)

4 pensieri riguardo “Luoghi puri”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.