Diario berlinese III

Stefanie Golisch

Diario berlinese III

La guardia al Bode Museum è un uomo che ama l’arte a modo
suo, in una testa rinascimentale nota che l’uomo si è appena fatto
la barba e quanto alle innumerevole madonne col bambino osserva
che quasi tutte portano il figlio sul braccio sinistro, si chiede perché
e non lo so, perché non me lo sono mai chiesto, gira i lunghi corridoi
del museo divertito il sig. Byrd, non è la sua arte che viene esposta
qui, per lui è un museo etnologico

Mi sono stancata delle grandi pinacoteche, del troppo di tutto,
dell’iconografia troppo famigliare che non risuona più, di me
stessa impaziente come chi non vede l’ora di tornarsene a casa,
mi piacciono di più certi mandala di rami e fiori che incontro in una
passeggiata intorno al lago, un oggetto depositato nella nicchia di un
albero morto, certi graffiti e ieri due teste in gesso fatte da due ragazze
delle medie, esposte in mezzo alle antiche sculture della Museumsinsel,
mi colpisce una in particolare che s’intitola La fiera, un viso grosso e
certamente non bello, ma reso bellissimo dalla giovane artista ignota
che spiega: C’era una volta una ragazza che aveva un aspetto diverso
delle altre. Veniva presa in giro, ma lei voleva essere trattata come
le altre. Cari visitatori, fate attenzione alla bellezza di tutti i visi

Ecco, l’esperienza estetica che mi mancava da tempo, grazie ragazza
sconosciuta di aver interrotto il mio passeggiare annoiato tra opere
mute, mi fermo ancora un attimo da te

Quel torso umano messo sul marciapiede davanti al KaDeWe
per mendicare, e da chi è stato messo lì e come fa a tornare a casa
e dove si trova casa sua, il mondo visto dai suoi occhi sono le
gambe di chi passa e che, nella migliore delle ipotesi, gli cedono
dall’alto al basso che più basso non si può una moneta di rame
come per dire ti ho visto ma non ti voglio vedere e la stessa
cosa potrebbe dire anche lui, ti ho visto ma non ti voglio vedere,
si parla in questi anni pandemici tanto di solidarietà, abusando
di questa parola fino alla nausea, cosa posso lasciare io donna
intera a questo uomo senza braccia e gambe? quale è la cifra
adatta? il prezzo giusto?

Guardare il Macbeth di Joel Coen è come guardare un film
quarant’anni fa nel cineforum della mia cittadina natia:
si sta composti, non si mangia il popcorn insieme, dicono le
critiche che tocca tutti i grandi temi dell’umanità, ma io qui
ne vedo soltanto uno o al massimo due: la sete di potere e la
solitudine, altri temi Shakespeare li tratta in altri drammi,
tutti da affrontare senza attenuanti

Il commesso cinese del negozio delle fotocopie a Dahlem:
davvero non riusciamo ad andare d’accordo: lui è gentile
a modo suo, io a modo mio, ma non ci comprendiamo, io mi
sono fatta l’idea che lui è frustrato per il lavoro che fa
e lui pensa (penso) che io sia troppo stupida per comprendere
le cose, ogni volta è la stessa cosa, alla cassa, poi, cerchiamo
entrambi di rimediare il guasto comunicativo, augurando
all’altro una buona giornata, ma non abbiamo la minima
idea di cosa sia per l’altro una buona giornata

Si vive al buio in inverno: dietro le nuvole il sole si alza
verso le 8.30 e scende verso le 16.00, nel frattempo il cielo
appare in tutte le tonalità del grigio, è quasi inutile spegnere
le sfarzose illuminazioni natalizie dietro le finestre e sui
balconi che in questi tempi, in cui il messaggio cristiano si
sta perdendo, appaiono nel loro significato essenziale: fare
luce nel buio, sconfiggere il buio con grande fracasso,
tamburi, corni, canti nella lingua del mondo

Berlino, dicembre 2021

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