Nota dell’autore su “Il Crinale Puiseux”

Yves Bergeret

Da una mail a Francesco Marotta sulla traduzione di “L’arête Puiseux“.

Caro Francesco,
avevo probabilmente 18 anni, di sicuro non più di 20. Ero un giovane alpinista, troppo impulsivo, me ne rendo conto ora, che correva enormi rischi in imprese alpine particolarmente audaci. La mia famiglia era un disastro, oltretutto senza mezzi economici. A quanto ricordo, facevo di tutto per andarmene in montagna, da solo, ogni volta che potevo. Sono i giovani scalatori, di altissimo livello, che incontro da qualche anno, a mostrarmi l’assoluta spericolatezza di quello che facevo allora e di cui non mi ero mai reso conto; tra loro, anche una giovane coppia, sui trent’anni credo, con cui mi sono intrattenuto a lungo sabato scorso a Luc en Diois.

Dunque, quando avevo circa 18 anni ho trovato una piccola guida alpina che descrive la cresta nord di Punta Puiseux, sul monte Pelvoux, nel massiccio degli Ecrins, vicino a Briançon. La mia mente si è fissata su quell’itinerario; probabilmente mi sentivo in grado di percorrerlo. Ma quella volta avevo bisogno di un secondo di cordata. Qui sono stato stupido e completamente ingenuo: avevo un compagno di classe di origine savoiarda e, quindi, ho pensato che fosse di sicuro un alpinista. L’ho convinto a fare cordata insieme a me per scalare questo versante nord.

Ho avuto un dubbio, così all’inizio l’ho portato su una via di media difficoltà, negli Ecrins, ma abbastanza lunga: dopo il primo terzo di ascesa, era così spaventato che è crollato e ho dovuto aiutarlo a tornare giù, con grandissimi sforzi. Si è definitivamente arreso. In seguito è diventato un uomo dell’istituzione accademica, un conservatore e un poeta cattolico riconosciuto dalla gente di quel mondo: un poeta da camera e, posso dirlo, un vile nella vita.

Quindi niente crinale nord di punta Puiseux, ma ogni tanto ci pensavo. All’improvviso, per una ragione che forse dirò quest’estate, mi è tornato estremamente presente in questi ultimi giorni a Briançon. (A parte questo, da giovane ho fatto altri grandissimi percorsi almeno della stessa difficoltà; e quello che seguivo insieme ai posatori di segni della montagna di Koyo, con un tipo di scalata ovviamente differente, richiedeva altrettanta audacia e “impegno”, come dicono gli alpinisti).

Tu immagina un enorme sperone montuoso, all’inizio roccia poco solida, che emerge da un ghiacciaio molto selvaggio a circa 2500 metri di altitudine, poi la cresta stessa diventa ripidissima, con il vuoto quasi verticale a sinistra e a destra del suo filo, per arrivare alla cima della punta Puiseux del Pelvoux a quasi 4000 metri. Sul lato nord, quindi, c’è poco sole, con passaggi ghiacciati e nevosi, e se arriva una tormenta è subito ghiacciato o addirittura ricoperto di neve fresca e diventa davvero un paesaggio estremo; ma sulle Alpi bisogna saper leggere anche il cielo, che è molto mutevole.

Ricorda anche che l’alpinismo è più spericolato e in definitiva più difficile negli Ecrins che a Chamonix, perché la roccia è meno solida e le montagne sono più massicce, più ampie e con molte difficoltà a trovare il giusto orientamento.

Quindi, il titolo di questo poema, per me, non può essere “Punta Puiseux”, perché finisce per indicare una cima dove ci si siede per contemplare un paesaggio, o anche (che è ancora peggio e rimanda al puritanesimo anglosassone che permea ancora fortemente l’alpinismo) per “dominarlo”.  Itinerario sul crinale nord di Punta Puiseux sarebbe troppo lungo e abbastanza descrittivo; è per questo che ho scelto Il Crinale Puiseux, perché questa formula designa il movimento di ascensione lungo tutta l’estensione di questo enorme dislivello.

Questa via alpinistica non è molto conosciuta, ma è comunque quasi mitica. E’ vero, c’è un po’ di mito banalizzato là dentro, quel “giardino da leggende” del vecchio classicismo greco; ma già a 18 anni questa mitologia mi sembrava traballante; tranne il mito di Prometeo. Rileggo ancora oggi molto spesso il Prometeo incatenato di Eschilo e ammiro l’eroe arcaico dalla parola chiara, potente (quella prima straordinaria lunga strofa quasi all’inizio della tragedia), questo eroe ribelle (il recupero in chiave cristologica che talvolta ne viene proposto mi sembra una falsificazione vergognosa) che dà il fuoco, la scienza, l’astronomia, ecc… agli uomini che gli dei, al contrario, vogliono punire.

Poi, alla fine, la riduzione del carico del giovane alpinista che scala questa cresta (il peso dello zaino è un ostacolo importante, per cui non c’è quasi niente dentro, appena del cibo per due giorni, un po’ d’acqua, uno o due vestiti d’emergenza, con tutta l’attrezzatura tecnica per l’arrampicata imbragata intorno al busto. ), l’alleggerimento psichico soprattutto, perché la concentrazione deve essere totale, così come la volontà, tutto questo fa sì che si è totalmente gesto sulla pietra e con la pietra, respiro, polmone, occhi, mani che toccano la roccia o il ghiaccio… e quindi, lasciamo perdere ovviamente i vecchi accessori degli antichi eroismi mitologici, dimentichiamo pure Prometeo perché siamo un giovane e nuovo Prometeo sottratto a ogni castigo. Siamo il respiro del luogo verticale, siamo parte della montagna, siamo ciò che va. Animismo totale. Animismo del movimento. Siamo nella stessa genesi del sollevamento delle Alpi. Ciò che sperimentiamo allora è una  felicità da alba del mondo e della persona. Il corpo è leggero. Il “cantore” deve solo ripetere ascoltando il ritmo del movimento dell’insieme (cantastorie, cantore va benissimo).

Penso, comunque, che il poema debba terminare col verso della felicità attiva che costruisce il cantore-scalatore e il mondo, non con la metafora (abbastanza reale, tra l’altro: ci si graffia spesso le mani scalando questo tipo di vie) delle cristologiche mani insanguinate.

*

(Qui il testo originale della mail. Traduzione di F.M.)

2 pensieri riguardo “Nota dell’autore su “Il Crinale Puiseux””

  1. Questa lettera associata al poema rende ancora più esperibile l’esperienza di Animismo del movimento, di cui parla l’autore, che permette a un uomo la scalata di montagne altissime e difficili.
    Grazie di ciò.

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