“Soggetti a cancellazione” di Lorenzo Mari

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Dei Soggetti a cancellazione di Lorenzo Mari (Arcipelago Itaca Edizioni, Osimo 2022) vorrei dire qui il fecondo paradosso per cui la fragilità della scrittura e del linguaggio, il loro tendere alla cancellazione (che è sia auto-cancellazione che subìta cancellazione), la loro messa in discussione radicale diviene, invece, forma di possibilità nuove del dire e dello scrivere – e vorrei anche dire della forma-libro che, come dilatandosi e fattivamente rimandando ad altri luoghi, si dà a vedere, leggere, percepire come spazio pluridimensionale, espandibile, virtualmente illimitato. 

Già la scelta di stampare un volume di dimensioni A4, d’inserirvi codici QR (alcuni dei quali intaccati da cancellazioni) denuncia una concezione non più tradizionale del libro: siamo precisamente sulla soglia tra la forma-libro d’eredità gutenberghiana e la forma-libro d’era internettiano-digitale, punto liminale del nuovo che non si è del tutto congedato dall’antico, andirivieni pendolare tra la forma-testo a stampa e la forma-testo digitalizzata; questo apre, appunto, la pluridimensionalità degli spazi anche visivi della scrittura e del testo, instaura un ponte necessario tra la materialità dell’analogico (il testo a stampa contenuto nelle pagine del libro) e l’immaterialità del digitale (il qr code che permette l’accesso a spazi virtuali, difficilmente concepibili in termini fisici, anche se sappiamo che è un sistema di cavi, di antenne, di satelliti, di server a rendere possibile e a “ospitare” quella che chiamiamo la virtualità qui in questione). 

Ma proprio in un tale interscambio (ivi inclusi gli inciampi, le deviazioni dei codici qr alterati o incompleti, ivi compresi gli interventi correttivi dei lettori ottici) si rende visibile una sorta di iperlibro perfettamente coerente con la struttura di una realtà in incessante movimento e cambiamento, pressoché inafferrabile: la messa in questione del testo in versi, della sua stessa veste tipografica oltre che dei suoi portati concettuali è l’operazione radicale e impietosa che Mari conduce; si compie una definitiva de-sacralizzazione del testo e della pagina stampata stessa se lo spazio tipografico viene a essere messo a soqquadro così che il lettore deve talvolta  letteralmente ruotare di 90° la pagina per poter leggere una nota, un riferimento bibliografico, una citazione e se, dal punto di vista stilistico, l’ironia spesso sottentra a decostruire o a scardinare dall’interno le strategie medesime del discorso in poesia (i metri, la prosodia, i concetti vengono tutti fatti apparire nella loro realtà di strutture artificiali, artificiosamente erette e altrettanto artificiosamente sacralizzate), occorre sottolineare e comprendere l’uso che Lorenzo Mari fa di materiali linguistici differenti, montati insieme, provenienti vuoi da un sonetto di poeta siciliano anonimo pubblicato nel 1857, vuoi da un poemetto eroicomico del XVII secolo, ma anche da una pagina di Wikipedia dedicata al poeta spagnolo Carlos Salomón (di cui Mari traduce poi tre sonetti) “cristallizzata” nella versione consultata dall’autore nel momento della consegna dell’intero libro all’editore e “infiltrata” da sostenitori di una delle molte teorie del complotto oppure di riferimenti a dischi o a testi di Rosa Balistreri, di Valerio Lombardozzi (nome d’arte Heinrich Dressel), di Adriano Padua – la veste definitiva che, fatalmente, assume un testo nel momento in cui è imbalsamato nella forma-libro viene qui puntualmente contestata proprio tramite l’operazione (che è anche una strategia e un processo ermeneutico) della cancellazione e intendo dire che prendere una parte di un testo per montarla con parti di altri testi significa per ciò stesso cancellare i passaggi di testo  (preponderanti) che non si sono reimpiegati, ma non basta: s’incontrano frammenti di testo cancellati con una linea orizzontale loro sovrapposta, per cui la cancellazione non impedisce la lettura del testo, ma, contemporaneamente, si dà a vedere come cancellazione e il testo diviene una stratificazione (primo strato: il testo, secondo strato: la sua cancellazione – non a caso Monte dei cocci, ovvero il Testaccio romano, è una delle parti dell’opera che si dà a vedere quale immagine dello stesso processo di raccolta dei frammenti, di loro accumulo stratigrafico, di loro continuo mutamento d’impiego e di collocazione). E pure l’inserimento di traduzioni da Salomón contribuisce ad ampliare lo spazio testuale rimandando anch’esso all’idea di cancellazione: da una parte il testo originale è “cancellato”, ma si dà a vedere quale fonte della traduzione italiana, da un’altra parte nelle stesse notizie autobiografiche che Mari pubblica dopo l’indice del volume (notizie che, si scopre subito, sono a loro volta testo soggetto a cancellazione e parte integrante del macrotesto dell’intero volume) si rimanda proprio ai sonetti mancanti perché non tradotti, così come, citando la filmografia di Godard tra le fonti d’ispirazione, si rimanda in particolare ai film non visti con quello che non è un gioco per quanto presumibilmente ironico o paradossale, ma espressione di questa poetica della mancanza e della cancellazione, della porosità del reale il quale esiste anche in ragione delle sue cavità vuote, degli atti mancati, delle assenze.

Ma Soggetti a cancellazione è, pure, un’accurata riflessione sulle insidie e sulle ambiguità dei processi comunicativi, sulla natura bifida del linguaggio che è capace di essere strumento di liberazione, ma pure luogo nel quale nascono e tramite il quale si diffondono le diverse teorie del complotto – e, in questo caso, viene messa in questione anche l’operazione della lettura, vale a dire il processo di decodificazione del messaggio, la più o meno consapevole, la più o meno diffusa cancellazione dei dati di realtà (è presente, tra l’altro, un riferimento esplicito a QAnon). Ecco allora che nomi quali quelli di Aby Warburg e di Maria Lai intervengono, anche per esplicito rimando alle loro opere, a suggerire come la lettura del reale e delle cancellazioni, delle fratture, delle stratificazioni, delle reviviscenze possa essere affidato all’intelligenza di un’ermeneutica e di un fare artistico che contestano l’accademia, la concezione dell’arte, della cultura e della storia propria delle classi dominanti; e, sempre riflettendo sulla poetica della cancellazione, non mi sembra improbabile un nesso con le erasures di Mary Ruefle, con la differenza che l’autrice nordamericana isola, cancellando con il bianchetto e quindi facendo scomparire lunghe parti del testo, frammenti brevissimi che danno vita a un testo altro di senso compiuto, mentre Mari mantiene visibile, sotto la linea orizzontale, il testo che, quindi, continua a essere leggibile e a proporsi in una versione doppia (l’originale e quella modificata dalle cancellazioni), sintomo chiaro di quegli slittamenti di struttura e di senso che la cancellazione attua, cancellazione che, a sua volta, come abbiamo già constatato, può manifestarsi secondo diverse modalità. Né mi appare estraneo il percorso di Emilio Isgrò il quale, con l’atto meccanico di cancellare ogni segno alfabetico, non cancella, viceversa, il layout del volume sul quale ha lavorato, del quale si conosce, invece, il titolo, oppure rimangono riconoscibili i territori rappresentati se l’intervento è stato effettuato su di una carta geografica; Mari cancella la natura stessa del volume tradizionale già nel momento in cui opta per le dimensioni A4, poi quando rimanda per absentiam a testi non presenti nel libro, quando, riferendosi per esempio a Montale o a Scardanelli-Hölderlin, tematizza il rovesciamento  e la distanza delle prospettive non solo visive, ma di pensiero (cancellazione delle percezioni abituali o diventate abitudine), quando, come già aveva fatto in Querencia, riprende il Leitmotiv della lallazione, quando, come in Tarsia (opera, tra l’altro, travasata in Soggetti a cancellazione), il rimando a Malco fa del taglio dell’orecchio un atto di separazione e di cancellazione che certamente allude alle amputazioni di cui qualunque testo partecipa (il testo realizzato, alla sua origine potenzialmente onnicomprensivo, è sempre scelta effettuata escludendo e cancellando, amputando l’enorme parte del testo-in-potenza) – si comprende allora la portata anche filosofica dell’operazione di Mari, il suo perseguire una sorta di via negationis che efficacemente raccoglie e sviluppa le risultanze delle più recenti e aggiornate scritture di ricerca proponendo un lavoro di altissimo livello e di complessa, profonda portata concettuale.  

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