Là où tu as ton corps, Mia Lecomte

fotografia di Mia Lecomte

poesie da Là où as ton corps
antologia 2004/2016
traduzioni di Éric Sarner et Romeo Fratti

Les Éditions Qatifa


Via Catalani

De notre chambre
il n’est resté que la chambre
passage feutré de la porte
tout au long de l’adieu et vice versa
Le tain du miroir a cédé
avec le temps un trait bleuté
qui rejoint le cadre au fond
floraisons du lit au-dessus du marbre
la vision décentrée de la brèche
d’où monta le plaisir et vice versa
Il ne reste que la chambre
de la chambre que nous fûmes
le cœur rasé à partir
de n’importe quel point
c’est beaucoup mieux la nuit
quand lui aussi disparaît
et vice versa

Via Catalani

Della nostra stanza
è rimasta soltanto la stanza
dalla porta un passeggio felpato
lungo tutto l’addio e viceversa.
Nello specchio ha ceduto da tempo
il mercurio una linea bluastra
a toccare il riquadro del fondo
dal fiorame del letto sopra i marmi
la visione scentrata dello squarcio
in cui crebbe il piacere e viceversa.
È rimasta soltanto la stanza
della stanza che fummo
rasa al cuore a partire
da un punto qualunque
molto meglio la notte
che scompare anche quello
e viceversa

*

Chasté

La presqu’île est le compromis idéal
entre prérogative et absence
c’est ce qui demeure de la terre
lorsqu’elle a épuisé ses raisons d’être
si intensément terre
l’impasse intra-alpine de l’âme
qui n’ose retenter
l’élan et l’abandon.
Elle se répand se dissout
se fait eau d’elle-même
lente larme enfermée
puis se résorbe dans l’œil.
Elle n’a jamais été arche
enserrée adossée à un mont
ne connaît pas les déluges.
Le conflit impossible
de chacun de ses jours
se trouve dans l’écart infime
entre géographie et histoire
une cartographie en elle-même
et ce temps jamais retrouvé
entre le corps et son propre geste
le désir encore submergé
et un gâchis de tendresse

Chasté

La penisola è il compromesso ideale
fra prerogativa e assenza
è quello che rimane della terra
che ha finito le ragioni per essere
tanto intensamente terra
l’impasse intralpina dell’anima
che non osa tentare da capo
lo slancio e l’arresa.
E si sparge si disfa
nel rendersi acqua da sé
lacrima lenta compresa
a riassorbirsi nell’occhio.
Non è mai stata arca
stretta a ridosso del monte
e non può riconoscere diluvi.
Il conflitto insanato
di tutti i suoi giorni
sta in un piccolissimo scarto
fra la geografia e la storia
una mappatura compresa di sé
e quel tempo mai ritrovato
tra il corpo e il suo gesto
il desiderio ancora sommerso
e uno spreco di tenerezza

*

Rendez-vous
métro Châtelet

À chaque ville son propre rouge
épinglé comme elle peut qui s’ouvre en fleur
pour que tu la retrouves tel jour
pour que tu puisses arriver
être à l’heure
pour qu’à ce signe tu reconnaisses
la ville comme tienne
Ce n’est pas elle
tu ne sais que répéter
ce n’est pas le rouge la couleur voulue
elle n’aurait pas dû fleurir là-haut
exhibée comme un dernier cœur en tissu
Sans parler
de l’idée mélancolique de la rencontre

Rendez-vous
metro Châtelet

Ogni città ha il suo rosso
Sta appuntato alla meglio si apre a fiore
per permetterti di trovarla un tal giorno
perché tu possa arrivare sia puntuale
riconosca facilmente la città come tua
grazie al segno
Non è lei
tu non sai che ripeterti
non è il rosso il colore prescelto
non avrebbe dovuto sbocciare lì sopra
esibito come un ultimo cuore di panno
Per non dire
dell’idea malinconica dell’incontro

*

Embuscade

à mon papa

Les os on les a brisés en dernier
fours et broyeuses s’en sont chargés
contre ton hypothèse rebelle la plus intime
puis on t’a renversé dans l’urne par les pieds
tête en bas comme un poisson-clepsydre
de l’autre côté du trou un seul poids subtil
ton urne est un animal de copeaux
clou après clou elle a été conçue pour
simuler un hennissement géant
sur l’étagère échiquier de ta bibliothèque
pour enserrer dans le bois la cendre
armées enfermée au ventre
aguerrie la poésie au fond du cheval
renverse encore la chambre

Imboscata

à mon papa

Le ossa le hanno frantumate per ultime
sono stati impegnati forni e torchi
contro la tua più intima ipotesi refrattaria
dai piedi poi ti hanno rovesciato nell’urna
versato a testa in giù come un pesce-clessidra
oltre il foro lungo un unico peso sottile
la tua urna è un animale di trucioli
chiodo a chiodo è stata progettata per questo
simulare silenziosa un gigantesco nitrito
sul ripiano a scacchiera della tua libreria
per tenere nascosta nel legno la cenere
in armi chiusa in pancia
agguerrita la poesia nel cavallo
spodesta ancora la stanza

*

Rites

Les morts nous célèbrent le jour des morts
Ils ont choisi la même occasion
qui les réunit porte leur nom
ils nous célèbrent pendant que nous cheminons nous
en tombes et sermons ornons de fleurs le souvenir
Les morts avertis du jour des morts
font de même en se retrouvant
ils s’attachent aux détails les plus modestes
d’une certaine manière plus respectueux des rôles
pieuses leurs voix se perdent parfois
mais parfois se répondent si bien
que nous croyons devoir nous surprendre
nous croyons devoir nous défendre

Rituali

I morti ci festeggiano nel giorno dei morti
Hanno scelto la stessa occasione
che li riunisce porta il loro nome
festeggiano mentre noi procediamo
per tombe omelie infioriamo il ricordo
I morti che sanno del giorno dei morti
ricambiano con un uguale raduno
si attengono ai dettagli più semplici
in un certo modo più rispettosi dei ruoli
pietose le loro voci si perdono a volte
ma a volte si fanno a tal punto reciproche
che ci vediamo costretti a sorprenderci
noi ci vediamo costretti a difenderci

*

Moviola

Il fait rire l’homme qui tombe
voilà qu’il se concentre sur le vide
tendu entre les deux pointes du pas

il fait toujours rire l’homme qui tombe
si en plus il tient dans sa main quelque chose
qu’il ne pourra plus jamais poser 

il se prépare à faire rire l’homme qui tombe
et toutes ces fois où il a dit et
n’a pas dit c’est simple voilà je tombe

ainsi l’homme tombe constamment
car un homme qui tombe il fait rire
et terrible il retombe
car le rire est le propre de l’homme

Moviola

Fa ridere l’uomo che cade
per questo si concentra sul vuoto
teso fra i due estremi del passo

fa sempre ridere l’uomo che cade
se poi tiene nella mano qualcosa
che non la potrà mai appoggiare

si prepara a fare ridere l’uomo che cade
con tutte le volte che ha detto e
non ha detto è facile ora cado

così l’uomo costantemente cade
perché un uomo che cade fa ridere
e ricade terribile
perché ridere è proprio dell’uomo


Mia Lecomte (Milano, 1966) è una poetessa e scrittrice italiana di origine francese. Tra le sue pubblicazioni più recenti si ricordano: la silloge poetica Al museo delle relazioni interrotte (2016); la raccolta di racconti Cronache da un’impossibilità (2015); e il libro per bambini Gli spaesati/Les dépaysés (2019). Le sue poesie sono state tradotte in diverse lingue e pubblicate all’estero e in Italia in numerose riviste e antologie; e nelle raccolte For the Maintenance of Landscape. (2012. Trad. Johanna Bishop e Brenda Porster), Nuda proprietate (2020. Trad. Eliza Macadan) e Là où tu as ton corps (2020. Trad. Éric Sarner e Roméo Fratti. Prix Khoury Ghata 2021). Traduttrice dal francese, svolge attività critica ed editoriale nell’ambito della letteratura transnazionale italofona, a cui ha dedicato alcune antologie e il saggio Di un poetico altrove. Poesia transnazionale italofona (1960-2016) (2018). È redattrice del semestrale di poesia comparata «Semicerchio», de «La Traductière», rivista del festival anglo-francese di poesia, e collabora all’edizione italiana de «Le Monde Diplomatique». Nel 2017, con altri studiosi e scrittori attivi tra Francia e Italia, ha fondato l’agenzia letteraria transnazionale Linguafranca. È ideatrice e membro della Compagnia delle poete.

3 pensieri riguardo “Là où tu as ton corps, Mia Lecomte”

  1. versi molto belli, imbevuti di una nostalgia già quietata eppure vibrante.

    La penisola è il compromesso ideale
    fra prerogativa e assenza
    è quello che rimane della terra
    che ha finito le ragioni per essere
    tanto intensamente terra

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