Presenza dell’altro

Yves Bergeret


PRESENZA DELL’ALTRO

[Tratto da: LA PAROLE QUI REGARDE. Six installations en Sicile (2007 – 2013), di prossima pubblicazione in “Quaderni di Traduzioni”, vol. LXXIII, aprile 2022. Traduzione di Francesco Marotta.]

*

(Noto Antica,
grotte sacre degli Heroa,
22 agosto 2007)

Parlare mi radica in capo al mondo
Parlare ti radica nel mio corpo
Parlare si radica nella lontananza
Il fondo del corpo respira all’orizzonte

Parlare pianta semi

Chi ascolta chi?

Hai superato la notte poi la paura poi la notte
Api nere nascono sotto i tuoi passi
Sillabe straniere, api
E cola il miele del senso nuovo

Solleva il filo del lungo viaggio
Dipana il racconto senza confini
Tendi il filo d’oro del senso sconosciuto

Attraverserai la nebbia dei rumori
Nascerai nell’onda e nella voce
E nella distanza troverai il tuo nome

Sciogli il canto che trascina il suono e mi dà nome
Diffondi il suono che ti ascolta e mi ascolta
Tendi il braccio verso la spalla ancora senza nome

Appoggiati al fondo delle acque
Al fondo del tuo petto
Datti la spinta che ti proietta in superficie
Che dà slancio al suono
Cammina sull’acqua
Batti ritmicamente la pelle
Danza sull’acqua
Rotola sulla pelle da un’isola all’altra
Ogni isola è un passo della tua danza
Ogni collina un passo che ti spinge
Ogni valle un passo che ti incita
Ogni vento un passo che rimbalza sulla tua pelle.

Guarda il cielo chinarsi verso lo straniero
dalle lunghe frasi
Osserva il senso che cammina tra due corpi
Vedi quello che nella notte le mie mani vedono
Scruta lo straniero, la sua parola è d’oro

Alza il velo sul mare scarlatto
Alza gli occhi sul migrante che nuota incontro a te
Alza il lume sul mondo lacerato che si nasconde

Dì quello che vedi
L’orizzonte ti abbraccia
Ascolta quello che osservi

Un polline d’oro arde davanti a te
Cammini attraverso il fuoco delle immagini senza morire
Ma nascendo alla parola ferma che le getta
ai bordi delle strade

Sgrana gli occhi, divinità remote ti generano
Apri gli occhi sul cielo orfano
Alza gli occhi sulla montagna futura

L’immagine e la parola ti guardano
E ti mettono al mondo
Così s’incrociano gli sguardi
Lame che si fronteggiano
Su campi di battaglia senza vincitore
Lame e riflessi di lama
Con cui il corpo disputa con la parola
E la parola con l’ombra
Ma l’ombra non ha suono
Non ha eco
Non ha un nome chiaro
L’ombra assetata supplica la parola di venire
L’ombra accecata supplica la parola di rischiarare il mondo
La parola che guarda, a occhi spalancati,
nel cuore dell’ombra

*

Nota di Yves Bergeret del 31 marzo 2022.

Sotto la cattedrale di Santa Sofia a Kiev, uno splendore creato nell’XI secolo, di cui gli artigiani affrescatori hanno ricoperto l’interno con opere straordinarie, è stata scavata nella tenera roccia del suolo una rete di catacombe, dove sono conservati i corpi dei monaci di un tempo.
Mentre, in questo mese di marzo 2022, riversandosi dalla Russia, l’assurda e ripugnante violenza cerca di distruggere tutto, di umiliare tutti, di asservire tutti.

Il 22 agosto 2007 ho scritto con inchiostro di china le frasi e gli aforismi che seguono. Su ogni tipo di carte da calligrafia, cinesi o di Arches, diverse di Fabriano, in vari formati, almeno A4, che ho disposto per terra, sulle pareti della piccola grotta degli Heroa e, sospese, al suo soffitto; lo scultore siciliano Carlo Sapuppo vi ha posato, quello stesso giorno, alcune opere in filo di ferro.

La forma di questa piccola grotta, discreta, su un pendio boscoso di Noto Antica, è stata rielaborata nel corso dei secoli, per almeno due millenni, calcare o tufo molto tenero, una cava forse, di sicuro un modesto santuario, con le pareti scavate da piccoli anfratti votivi le cui steli animiste o paleocristiane sono via via scomparse. La mano, sempre speranzosa degli intagliatori di questa roccia si nota, viva, ovunque.
Da questa collina si vede il Mar Mediterraneo, attraversato eroicamente da moltissimi migranti, rifugiati per motivi economici o politici e martirizzati da tanta violenza.

Sia reso omaggio a coloro che subiscono una tale violenza, che resistono a una tale violenza.

(da qui)

*


Présence de l’autre

(Noto Antica,
double grotte Eroa,
22 agosto 2007)

Parler m’enracine au bout du monde
Parler t’enracine dans mon corps
Parler s’enracine au lointain
Le fond du corps respire à l’horizon

Parler ensemence

Qui écoute qui?

Tu as traversé la nuit puis la peur puis la nuit
Des abeilles noires naissent sous tes pas
Des syllabes étrangères, des abeilles
Et coule le miel du sens neuf

Secrète le fil du long voyage
Dévide le récit sans frontière
Tends le fil d’or du sens inconnu

Tu vas traverser le brouillard des bruits
Naître dans la vague et la voix
Et trouver au loin ton nom

Déroule le chant qui emporte le son et me nomme
Dévide le son qui t’écoute et m’écoute
Tends le bras vers l’épaule encore sans nom

Trouve appui au fond des eaux
Au fond de ton torse
Donne le coup de talon qui t’élance à la surface
Qui lance le son
Marche sur l’eau
Frappe en rythme la peau
Danse sur l’eau
Roule sur la peau d’une île à l’autre
Chaque île est un pas que tu danses
Chaque colline un pas qui te remue
Chaque vallée un pas qui t’exclame
Chaque vent un pas qui rebondit sur ta peau

Regarde le ciel se courber vers l’étranger
aux longues phrases
Observe le sens qui chemine entre deux torses
Vois ce que mes mains voient dans la nuit
Guette l’étranger, sa parole est d’or

Lève le voile sur la mer écarlate
Lève les yeux sur l’émigrant qui nage à ta rencontre
Lève la lampe sur le monde déchiré qui se cache

Dis ce que tu vois
L’horizon t’embrasse
Ecoute ce que tu regardes

Un pollen d’or brûle devant toi
Tu marches à travers le feu des images sans périr
Mais en naissant à la parole dure qui les jette
sur les bas-côtés

Plisse les yeux, les dieux lointains t’enfantent
Ouvre les yeux sur le ciel orphelin
Lève les yeux sur la montagne future

L’image et la parole te regardent
Et te mettent au monde
Ainsi se croisent les regards
Fers croisés à vif
Sur des champs de bataille sans vainqueur
Fers et reflets de fer
Par qui le corps bataille avec la parole
Et la parole avec l’ombre
Or l’ombre n’a pas de son
N’a pas d’écho
N’a pas de nom clair
L’ombre assoiffée supplie la parole de venir
L’ombre aveuglée supplie la parole d’éclairer le monde
La parole qui regarde, yeux grand ouverts,
au coeur de l’ombre

1 commento su “Presenza dell’altro”

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