3 (inediti) di > Manòlis Anagnostàkis


Traduzione e introduzione di
Crescenzio Sangiglio

Le poesie che seguono non risultano inserite in nessuna raccolta di Anagnostakis. E sono del tutto sconosciute, praticamente sono come inedite, essendo apparse una sola volta, rispettivamente negli anni 1945, 1946 e 1947, nella rivista anti-regime Ελεύθερα Γράμματα, “Lettere Libere” poi eliminata dalla circolazione e letteralmente scomparsa e inesistente. Sono state ultimamente ritrovate dallo studioso e ricercatore Vassos Vomvas che le ha affidate allo scrivente per la traduzione italiana.)


Fra tutti i Paesi coinvolti nella seconda guerra mondiale la Grecia è stata l’unica dove le ostilità per così dire “internazionali” si sono tramutate nel più sanguinoso e disumano conflitto intestino, una vera e propria guerra combattuta senza esclusione di colpi, iniziata già ad Atene nel 1944, prima ancora che i Tedeschi partissero dalla Grecia settentrionale, e terminata cinque anni più tardi, nel 1949, con la sconfitta dell’esercito democratico (comunista) e il trionfo della Destra conservatrice, inizialmente sostenuta dalla Gran Bretagna e poi, al “cambio di guardia”, incisivamente ampliata e corroborata dagli USA con inesauribili forniture di materiale bellico prima e poi, in ambito governativo-statale, inserita nel novero dei partecipanti al suo protettorato politico/strategico.

I poeti della c.d. prima generazione postbellica (nati tra il 1918 e il 1928), in prevalenza appartenenti allo schieramento della Sinistra, vissero in prima persona e rappresentarono nelle loro opere la “storia” e sopra tutto gli esiti della delusione politica patita, prima, e delle persecuzioni e proscrizioni subite, poi, in una specie di interminabile via crucis, che (solo) teoricamente si concluse nel 1949, ma in pratica si protrasse per quasi tre decenni, più o meno crudele, più o meno per tratti sotterranei o palesi, comunque aspramente discriminatoria in una mai sopita arroganza e tendenza alla sopraffazione.

Infatti, solo con legge del 1974 fu abolita la famigerata legge 509 del 1947 e fu riconosciuta la leggitimità del Partito Comunista Greco (PCG).

Manolis Anagnostakis, appunto, fa parte di questa 1a generazione postbellica, esponente di maggior rilievo insieme ad Aris Alexandru, Tassos Livaditis, Jannis Dallas, Nikos Karusos, Miltos Sachturis, Takis Sinòpulos, Jorghìs Pavlòpulos, Thanassis Kostavaras, ecc.

Nato a Salonicco il 1925, laureato in Medicina con specializzazione in Radiologia, in piena guerra civile e quale conseguenza della sua attività ideologicamente contraria al regime al governo fu arrestato nel 1948, torturato, condannato a morte e imprigionato fino al 1951 nelle carceri di Jedì Kulè, sempre a Salonicco, famose per la loro durezza.

Sin dagli anni della sua adolescenza (1944), comunque, Anagnostakis si distinse per i suoi sentimenti antinazisti e poi antifascisti avverso il potere oppressivamente conservatore posto in atto dai britannici dopo gli Accordi di Vàrkisa nel 1944 e la deposizione delle armi da parte della mano armata del PCG.

La rivista Ξεκίνημα (“Avvio”), titolo chiaramente indicativo degli orientamenti seguiti, ben riflette le idee politiche postulate da Anagnostakis sia nella poesia che nelle pagine di critica ivi pubblicate, che coniugano per la prima volta in Grecia così apertamente la prassi poetica con l’azione politica nelle premesse di una nuova coinvolgente etica ideologica fondata sulla indipendenza di pensiero e sul perentorio rifiuto di direttive provenienti “dall’alto” o/e “da terzi estranei”, in contrasto pertanto con la linea “ufficiale”, le posizioni e le predisposizioni partitiche,. ciò che gli valse la rapida radiazione dai ranghi del partito nel 1946.

Negli anni dal 1945 al 1962 Anagnostakis pubblica sei raccolte di versi. Poi un lungo “silenzio poetico” sino al 1971 quando pubblica l’ultimo complesso di poesie dal titolo Il bersaglio, interamente peraltro contenuto nel volume collettaneo “18 testi” edito “di straforo” durante la dittatura dei colonnelli ed ultimo atto di libertà di espressione prima dell’imposizione della più soffocante censura preventiva.

In una delle sue rare interviste il poeta così precisa la ragione di quel silenzio quasi decennale: “Nell’alterato paesaggio della nostra epoca non scriverò ancora. Ho completato la mia opera. Scelgo il silenzio”.

In ogni modo negli anni 1959-1961 aveva creato e diretto la rivista Κριτική (“Critica”), foglio letterario di fondamentale valenza nel panorama della contemporanea letteratura ellenica, luogo ideale di tracciature esplorative e di fecondi sviluppi tematici attinenti all’arte nella poesia, all’estetica marxista nelle due prospettive dogmatiche, alle problematiche della relazione tra arte e politica, agli effetti delle diverse correnti culturali europee.

Anagnostakis si pone così in maniera assolutamente spontanea quale polimorfica personalità negli sviluppi di una poesia profondamente realistica sostenuta nondimeno da un lirismo solido e di immediato impatto giacché si evolve secondo le coordinate di un’ispirazione di grande sincerità emotiva e sentimentale.

In ciò si avvale dell’immediatezza di un discorso epigrammatico ma denso di sostanza, sobrio ma non ermetico, colloquiale ma severamente franco. assolutamente privo di qualsiasi elemento superfluo, grammaticale o/e sintattico e finalmente carico della più consistente forza di persuasione e carico psicologico.

Entro questi criteri di valutazione Anagnostakis è stato evidentemente inserito nella cerchia dei poeti caratterizzati come “politici”, definizione che egli rifiutò in modo categorico: “Mi hanno considerato poeta puramente politico. Personalmente non credo di essere un poeta politico. Sono poeta della politica e dell’amore. Due cose che si combinano. É l’epoca che combina questi due caratteri. Voglio dire perciò: non si poteva essere poeta d’amore dimenticando la cornice politica nella quale in quell’epoca le passioni politiche erano così rigogliose. L’elemento politico, l’espressione politica erano insiti in qualsiasi situazione d’amore”.

In questo senso la poesia di Anagnostakis si avvicina assai a quella di Paul Èluard, poeta d’amore ma non meno poeta politicamente impegnato. Il solo punto di diversità tra i due poeti sta nella scelta della “funzione poetica”: Anagnostakis si manifesta secondo la “funzione realista”, mentre Èluard secondo la “funzione surrealista”.

Quello che conta è la misura in cui la sua poetica ha influenzato la successiva poesia neoellenica: un indiscusso, notevole influsso non solo nella grafia e nelle sue componenti formali e tecniche, ma anche e con maggior incisività nell’ambito coscienziale quale posizione e partecipazione etica sia di fronte a tutto quello che si contrappone all’uomo pensante in uno scontro in vario modo permanente sia nell’intimo dei suoi convincimenti e giudizi elaborati e consolidati mediante una meditazione ai limiti concettuali della vita e della morte.

Comunque sia, poeta della Sinistra – poeta politico Anagnostakis ha certamente correlato la propria sensibilità poetica con la possibile coesione ideologica in una forma di personale creazione mai compromessa da influssi esterni o pressioni interessate. “Resiste alla deformazione e all’oblio della propria esperienza” (V. Apostolidu, Due parole per Manolis Anagnostakis, www.parallaxi.mag.gr 23.4.2015) e “costruisce” nella pratica della poesia le proprie progettazioni politiche intendendo il carattere “politico” della propria ispirazione quale rilettura e ripensamento critici della vissuta esperienza storica nel crogiolo di altre dimensioni di pernsiero costitutive ed interpretative al di là di quelle per così dire istituzionali.

Lungo questo accidentato cammino Anagnostakis procede nel verso dei poeti della Resistenza Francese, P. Éluard, L. Aragon, R. Char, del turco N. Hikmet, ostinato avversario e poi vittima del regima in patria, P. Neruda nel monumentale afflato rivoluzionario espresso nel Canto General e infine Jannis Ritsos quale funzione di guida della coscienza impegnata.

Al pari di Mikis Theodorakis nessuno ha mai potuto imbavagliare politicamente Manolis Anagnostakis e al pari di Mikis Theodorakis (entrambi, guarda caso!, nati nel medesimo anno 1925) Anagnostakis “era figlio di una generazione la quale in una mano stringeva la penna e nell’altra l’arma. Una generazione che, malgrado e contro qualsiasi previsione sopravivendo alla morte, fisica e psicologica che la minacciava ad ogni passo, non ha mai tradito nè la penna nè l’arma” (G. Tsaggalidis, Manolis Anagnostakis – Ma quale “sconfitta?, www.toperiodiko.gr 10.3.2016).

Sì perché per Anagnostakis la definizione della propria generazione come “generazione della sconfitta” non esiste: “Perciò rifiuto, non accetto l’ etichetta “Poesia della sconfitta” o come altrimenti acriticamente si è messo in circolazione”, contesta il poeta, che prosegue: “Non è poesia della sconfitta. È un’angoscia per l’epoca vissuta, un’ansia per quei tempi”.

E davvero l’angoscia politica in quegli anni di piombo tracimava da tutte le parti.


Αναμονή

Κιτρινισμένα δωμάτια, γυναίκες αναιμικές
Τα βράδυα πάντα χωρίς φως, απίθανα σχήματα
Περνούσαν, περνούσανε δίπλα μας και εμείς δεν θέλαμε πια να τους γνωρίσουμε,
Αυτούς τους ανθρώπους ποιος τους εγκατέλειψε γιατί μας δολοφόνησαν τον ήλιο;
Τα βράδυα πάντα χωρίς φως μας φρουρούσε η ομίχλη
Άγνωστοι κρότοι χαμένοι, παιδιά που κλαίνε τα μεσάνυχτα
Και μια πικρή μακρυνή φυσαρμόνικα που πληγώνει τον ίδιο σκοπό
(Ίσως ο Όσκαρ, ο Τόμας ή ο Χανς Μπάουερ από την Νυρεμβέργη)
Ξαγρυπνούσαμε νύχτες πολλές ξαγρυπνούσες μαζί μας
Στο Παρίσι, στην Πράγα, στο Λένινγκραντ, στο μυθικό Βελιγράδι
Τι κρατούσες στα χέρια σου, που μας καλούσε η φωνή σου;
Εμείς σε προσμέναμε αλύγιστα κι ήτανε πάντα τα βράδυα χωρίς φως
Μες τα κιτρινισμένα δωμάτια πλανιόταν η αβέβαιη σκιά σου
Μας έγνεφες πάνω από τα βουρκωμένα παράθυρα μιαν ύστατη ελπίδα
Μιαν αστραπή μες στη νύχτα, μια πύρινην Άνοιξη.
Και εμείς αγρυπνούσαμε νύχτες πολλές ξαγρυπνούσες μαζί μας
Στο Παρίσι, στην Πράγα, στο Λένινγκραντ, στο μυθικό Βελιγράδι
Παίζαμε βίαια στα χέρια μας μια στερνή στάλα ζωής
Και σε προσμέναμε μάταια

Attesa

Stanze ingiallite, donne anemiche
Le sere sempre senza luce, figure inverosimili
Passavano, passavano accanto a noi e noi non volevamo più conoscerli
Questi uomini chi li ha abbandonati perchè ci hanno assassinato il sole?
Le sere sempre senza luce la nebbia ci piantonava
Ignoti rumori perduti, bambini che piangono a mezzanotte
E una lontana amara armonica che ferisce sempre lo stesso motivo
(Forse Oscar, Thomas o Hans Bauer da Norimberga)
Notti innumeri vegliavamo vegliavi con noi
A Parigi, a Praga, a Leningrad, nella mitica Belgrado
Cosa tenevi nella tue mani, dove la tua voce ci chiamava?
Noi ti aspettavamo senza mai flettere e le sere erano sempre senza luce
Nelle stanze ingiallite si aggirava la tua ombra incerta
Ci indicavi sopra le lacrimose finestre una estrema speranza
Un lampo nella notte, una Primavera infuocata
E noi vegliavamo la notte e vegliavi con noi
A Parigi, a Praga, a Leningrad, nella mitica Belgrado
Nelle nostre mani violentemente manipolavamo un’estrema goccia di vita
E invano ti abbiamo atteso.

*

Τώρα

Τώρα δε μένει τίποτ’ άλλο δυο τρεις λέξεις μας σε μια γωνιά του δρόμου
Πολύ βιαστικά δε στάθηκε καιρός για τόσο ασήμαντες αοριστίες.
Δε θα ξεχάσω πως είχαμε φίλους και κάποια μέρα δεν τους βρήκαμε πια
Το χέρι μας έγινε βαρύτερο ίσως, σα νιώσαμε μια μέρα πιο πολύ τον κόσμο
Τώρα, ο κάθε λόγος περιττός, ο καθένας λιγότερο άξιος από τον άλλο
Οι ήχοι, τα χρώματα, η αίσθηση φωνάζουνε με μια πρωτογνώριστη σημασία
Μάθαμε την ανάγκη της πίκρας και πονέσαμε τον άλλο, μάθαμε
Να σκληραίνουμε τη μνήμη μας και να βαθαίνουμε την καρδιά μας
Τώρα, πια ποιος θα σκύψει το μέτωπο σ’ επίκλησες μάταιες:
Αυτές οι δυο – τρεις λέξεις που δεν τελειώσανε μια μέρα ίσως να μην τις
τελειώσουμε ποτέ
– Τι θα τελειώσει ποτέ και πότε θα πούμε πως τελείωσε; –
Εδώ όλα μετριούνται χωρίς έλεος, θέλουμε χωρίς όριο ν’ αγαπούμε
Τώρα πια η αγκαλιά μας δε στένεψε, για να δεχτεί όλους τους ανθρώπους.


Adesso

Adesso non rimane null’altro le nostre due-tre parole in un angolo della strada
Molto in fretta non ci fu tempo per così insignificanti indefinitezze
Non dimenticherò che avevamo degli amici e un giorno non li abbiamo più trovati
Forse più pesante divenne la nostra mano, avendo un giorno maggiormente
percepito il mondo
Adesso, superfluo ogni discorso, ciascuno meno degno dell’altro
I suoni, i colori, la sensazione gridano con un nuovo significato
Abbiamo imparato la necessità dell’amarezza e compatito l’altro e imparato
A temprare la nostra memoria e approfondire il nostro cuore
Adesso ormai chi abbasserà la fronte in vane suppliche:
Queste due-tre parole rimaste incompiute forse un giorno non si compiranno mai
– Cosa mai finirà e mai diremo che è finito? –
Qui tutto si misura senza pietà, vogliamo amare senza limiti
Adesso ormai non s’è ristretto il nostro abbraccio per accogliere tutti gli uomini.

*

Άλλοτε…

Άλλοτες ήτανε οι θλιμμένες λίμνες του καλοκαιριού
Τα λέπια που χρυσίζανε στων κουπιών μας το χτύπημα
Τ΄ Αυγουστιάτικα σούρουπα της εφηβικής οδύνης
Τα πρώτα-πρώτα αστέρια που ριγούσανε στον ουρανό.
Άλλοτες ήτανε οι εξαίσιοι κήποι οι βραδυνοί
Η πυκνή φυλλωσιά στο μικρό σταυροδρόμι
Τόσα τραγούδια σαν ψίθυροι μες στις νυχτόβιες αναμονές
Μιλούσαμε κι΄ εσύ κι΄ εγώ για τις στερνές ψιχάλες της Άνοιξης
Για κάποιο βιβλίο κλειστό πεταμένο στο χλόη
Για μια αίσθηση πούρθε να γίνει ένας θάνατος
Για μιαν αμέριστη ποίηση που ξεφυλλούσε τη νιότη μας.

Θα το κερδίσουμε κάποτε τούτο τ΄απωλεσμένο μας όραμα
Όταν τον ύπνο σου δεν τυραννούν πια οι εφιάλτες της αρρώστιας σου.

Υψώνοντας πάνω από τα τείχη μας μιαν ιαχή θυσίας
Θα το κερδίσουμε κάποτε, θάναι η εφηβεία ολοκαίνουργη
Τότες που οι λίμνες γινήκανε τρίστρατα για τις καρδιές των ανθρώπων

Και χρυσίζουν σπαθιές στων κορμιών μας το χτύπημα
Θα το κερδίσουμε κείνο τ΄Αυγουστιάτικο σούρουπο της παράνομης οδύνης

Τα πρώτα – πρώτα αστέρια που ευλογούσαν την τόλμη μας
Τους εξαίσιους κήπους με κομμένα τα ρόδα των παιδιών μας
Σκόρπια και ξένα μες το μικρό σταυροδρόμι
Με τα τραγούδια της Άνοιξης ζεστά στη σάρκα του πάθους μας
Με το βιβλίο που μίλαε για μένα, για σένα, γι’ αυτόν πούνε σιμά σου
Με μιαν ατίθαση αίσθηση πούρθε να γίνει ζωή
Με την Ποίηση πούγινε Αγάπη.

*

Una volta…

Una volta erano i laghi infelici dell’estate
Le scaglie iridescenti sulle battute dei nostri remi
I crepuscoli agostani delle pene dell’adolescenza
Le primissime stelle che rabbrividivano nel cielo.
Una volta erano i giardini squisiti della sera
Il denso fogliame al piccolo crocevia
Tante canzoni come sussurri nelle notturne attese
Tu ed io parlavamo delle ultime pioggerelle della Primavera
Di qualche libro chiuso gettato sull’ erba
Di una sensazione venuta per diventare morte
Di una infinita poesia che la nostra gioventù sfogliava.

Un giorno conquisteremo questa nostra perduta visione
Quando non più il tuo sonno tormenteranno gl’incubi della tua malattia

Sopra le nostre mura scagliando un grido di sacrificio
Un giorno la conquisteremo, sarà nuovissima l’adolescenza
Quando i laghi saranno diventati trivi per i cuori degli uomini

E sciabolate scintilleranno nei colpi dei nostri corpi
Conquisteremo quel crepuscolo agostano del dolore fuorilegge

Le primissime stelle che benedicevano il nostro ardire
I giardini squisiti con le rose recise dei nostri figli
Sparse ed estranee nel piccolo crocevia
Con le canzoni dell’Estate calde nella carne della nostra passione
Col libro che parlava di me, di te, di colui che ti è accanto
Con una indomabile sensazione venuta per diventare Vita
Con la Poesia divenuta Amore.


Crescenzio Sangiglio è nato a Salonicco (Thessaloniki) in Grecia e vive a Plaghiari. Studi classici e di giurisprudenza. Già funzionario del Ministero degli Affari Esteri. Studioso e traduttore di letteratura greca (neogreca e antica), di poesia in particolare, ha al proprio attivo sinora 39 edizioni di traduzioni dal greco all’italiano e dall’italiano al greco, nonchè di saggi critici, oltre a circa 400 collaborazioni con riviste e siti internet su tematiche letterarie, laografiche, archeologiche, politiche, attualità. Ѐ anche autore del primo studio sulla canzone popolare urbana greca, La canzone rebètika, èdito in Italia e, altresì, in via di preparazione, del correlato studio sulla canzone popolare rurale (demòtica) greca. Ha collaborato e collabora con diverse riviste letterarie italiane e greche, oltre che in internet.

6 pensieri riguardo “3 (inediti) di > Manòlis Anagnostàkis”

  1. Mi sono innamorata di “Attesa”, anche se le altre non sono da meno. Scusatemi se la faccio navigare nel mio mare, senza togliere niente alla bellezza, dolorosa bellezza, di questo articolo.

  2. Anagnostakis è superlativo. E la cura con cui Crescenzio traduce e introduce, l’accuratezza con cui si dedica alla poesia sono uniche. Grazie, Crescenzio.

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