Anatomia dell’estate

Stefanie Golisch

Anatomia dell’estate

Für ein Bonbon leb ich weiter
Else Lasker-Schüler

I

Quasi mezzogiorno.
Quando la calura divora le anime. E
a sud, gridano aiuto le cicale.
Il tempo è quello degli inizi. E
tu eri in questa ora spaventosa il
mio spavento e io ero il tuo
spavento

A sera
il sole è sazio di noi. Stanno così le cose
in questo mese di agosto: che
vogliamo e non vogliamo sapere chi è
l’altro.
Ci cerchiamo a ogni ora, ma
non ci fidiamo,
ci rincorriamo e quando ci troviamo
non sei tu quello che cercavo io e non sono
quella che cercavi tu

Mi dici: andiamo al lago,
la conosci la radice della parola Seele?
Viene da See perché
i germani credevano che
in profondità
i morti aspettassero rinascita.
Va bene, vengo con te al lago,
ma la sua superficie
non ci rivela alcun segreto

Quel lago è soltanto uno stagno e
e tu non sei ancora rinato. Ho qualcosa
di importante da dirti che non riguarda
soltanto noi, ma tutti noi

Non siamo mai partiti per il sud
come mi avevi promesso. Nach dem
Süden
come si diceva un tempo. E c’era in questa
espressione qualcosa che già alludeva alla delusione
di non partire mai. Infatti, non
siamo mai partiti e se fossimo partiti
non saremmo noi
ma un altro io e tu

A mezzogiorno gli uccelli tacciono all’improvviso.
Gli uomini pronunciano a bassa voce le parole
appena necessarie. Indossano
abiti colorati e cappelli dalla larga tesa. Si
fanno vento a vicenda. Si muovono lenti come allora
quando ancora il tempo era così tanto
da diventare nemico. Lo sanno e lo sappiamo
anche noi che non possiamo
durare

Più tardi ci scriviamo messaggi
per richiamarci nell’ordine delle cose, ho
vinto io, dice lei, ho vinto io, dice lui
e in questo momento è inutile dire che nessuno
ha vinto e nessuno ha perso
questa partita. Ѐ il tempo delle parole
patetiche e delle citazioni che vanno
sempre bene. È
il tempo delle ferite, delle vergogne e della rabbia,
è il nostro tempo, anche questo
è il nostro tempo

Che ora non basta mai. Mentre
sto tagliando i miei abiti
a piccoli pezzi, succede che per la durata di un taglio
mi dimentichi di te

Sono ora
la donna seduta sotto l’albero di mele.
Da qui non mi muovo più. Mi
guardano con sentimenti buoni e
cattivi, mi guardano
con indifferenza e io
sono per loro quello
che vogliono che io sia

*

II

Siamo i due bambini più
sporchi del paese. Viviamo in un capanno
giù al lago. Lasciatemi in pace, dice nostra madre,
voglio vivere, almeno per una estate

Impietosamente belli sono gli altri bambini
nei loro abiti chiari, puliti, adatti ad ogni
circostanza.
I nostri costumi da bagno, frutti di carità,
sono troppo corti o troppo lunghi, sono bucati, sbiaditi e
in ogni caso fuori moda.
Gli altri bambini ridono di noi, quando,
gambe in spalla, corriamo in acqua
per sparire dai loro sguardi. Vogliamo, anche noi, vivere
almeno per una estate, come dice nostra
madre

Nostra madre è molto bella, ha lunghi capelli
o biondi o rosa o blu, di un padre noi non
sappiamo nulla.
Voglio vivere, dice nostra madre mentre fuma, e
quando non fuma fabbrica dei bruttissimi elefantini,
con i quali non giochiamo mai, con i quali
nessun bambino giocherebbe mai

Ecco, il nostro Sogno di una notte d’estate, dice
nostra madre a ogni uomo e presto ci troviamo
da soli
nel capanno insieme a tutti questi elefantini, fatti
con i resti di lana. E
quando invitiamo i bambini perbene, non
hanno mai tempo. E
hanno ragione perché non si gioca con bambini
che non si lavano mai

Siamo
bambini liberi, nessuno ci dà ordini.
Vivete bambini, almeno per una estate: con
queste parole piene di speranza nostra madre
ci ha salutato. Siamo
abbastanza grandi per comprendere che non
abbiamo il diritto di rovinare l’estate
di una madre con dei capelli così
belli

Le notti sono fredde e senza rapaci né luna.
Ecco, il nostro Sogno di una notte d’estate, ci piace
il suono di questa formula magica. Chiudiamo gli occhi
e facciamo finta di dormire

Di giorno catturiamo gli animali
del bosco, abbiamo bisogno di loro perché ci
facciano da protettori. Non diamo loro nomi. Li
chiamiamo uno, due e tre. È meglio che non
sappiano nemmeno loro i nostri nomi, per quando
arriverà la polizia

Siete una poesia vivente: così dice quella signora che
viene a portarci da mangiare. (Non
sappiamo come si chiama, è meglio non saperlo
per quando arriverà la polizia). Lei trova poetico il
nostro destino da Hänsel e Gretel. Dice, è quello
che la vita ha da offrirvi. Bisogna abbracciare il
proprio destino. Se
qualcuno vi dice il contrario, non credeteci.
Ai bambini non si fa altro che raccontare
un sacco di balle. La signora
ci porta quello che piace anche a lei: lattine
di coca cola, biscotti al cioccolato, zollette di
zucchero. Questa donna
non si lava mai. Ci
fidiamo di lei perché è come
noi

Così sono fatte le nostre giornate:
facciamo il bagno nel lago, mangiamo quello che c’è
e guardiamo da lontano gli altri bambini giocare, li
troviamo molto carini e ce
lo diciamo sempre e ci dispiace davvero di essere così
inguardabili e di giorno in giorno è sempre più difficile
continuare a volerci bene tra di noi

La nostra storia finisce qui. Non ci ricordiamo
la fine dell’estate, ma
crediamo che lei non si sia dimenticata di noi e
che, di tanto in tanto, si chiederà come la
nostra storia sarebbe continuata, ma
noi non lo sappiamo

*

III

Il posto preferito di questa donna non più giovane
è l’altalena. Sempre più in alto
le piace spingersi. Poi,
le manca il coraggio di saltare giù: il coraggio
di fare quello che fa male veramente

Perché
l’estate non è fatta per finire
nell’indifferenza. Questa donna,
un tempo,
aveva dato tutto e tutto aveva ricevuto,
ma ancora non è pronta a arrendersi.
Non si vergogna di osservare le coppie di amanti
al parco, a chiedere a degli sconosciuti dettagli
imbarazzanti. Quello
che interessa a lei è quella stanza della casa
che non si pulisce
mai

La guardano divertiti quando si trascina
zoppicando lungo il giorno più caldo
dell’estate. Cammina
a piccolissimi passi mentre la sua mente
scruta cose e uomini intorno senza pietà. Alla
fermata dei pullman
si ferma per pulirsi il naso, poi, a una bancarella
del mercato, per comprare un braccialetto di pessimo gusto,
perché il giovane venditore la
commuove

Un giorno ha l’idea di andare allo
zoo. Forse
questa è la sua ultima estate, vuole fare
una cosa leggera, ma si sa che le cose leggere
sono le più difficili.
Quindi va allo zoo.
Gli animali che le piacciono di più sono gli
elefanti. Vorrebbe dire a qualcuno la
loro tristezza. Vorrebbe
comprare un gelato a qualcuno, ma tutti
i bambini, tutti molto puliti, hanno già
un gelato in mano.
Alla fine
mangia lei il gelato, ma non le piace e lo
butta via. Alla fine trova, in mezzo a delle
gabbie abbandonate, l’altalena. Si siede,
comincia a spingersi sempre
più in alto, ma è sempre
la stessa storia del coraggio che non si ha, né lei,
né l’altalena che, a un certo punto,
si ferma come per dire,
ora basta

3 pensieri riguardo “Anatomia dell’estate”

    1. Anche questa è una frase toccante e importante. Un testo infatti vuole “intessere” un dialogo , se è un testo sincero. A presto.

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