David La Mantia, Gesti lievi

Per anni abbiamo finto
di vedere male l’ago nel braccio,
gli artigli degli amici, il fresco taglio
dell’erba, il colpo sul collo secco
del coniglio allevato per la morte.
La morte. Eppure sì,
sarebbe stato semplice seguire
passo per passo quel dolore, senza
annusare la muffa, senza mai
adagiarsi, attutire il respiro, senza
seguire il corteo, la fila nera.
Sì, sarebbe stato bello chiamarci
al mattino con veri nomi, David
l’amato e Margherita la perla,
imparare a toccare le crepe
reciproche, visitare a sera
i nostri occhi recisi, coltivare
la fragilità della foglia
di basilico, perdonarsi
e chiedere perdono, riconoscersi
come fratelli e come amanti
nel comune ventre, essere terra
nella pianura lieve, accogliente.

*

Essere felice non è andare
per mare e non incontrare tempeste, 
pirati, venti feroci, sirene.
Ma pensare già alla partenza
a cercare ripari, a trovare
legni per le capanne, le lettighe,
acqua di mare per le ferite,
parole per essere giusti, sempre

*

Dicono che si ritorni
dove si è stati bene,
nella buccia d’arancio
odorata dal nonno
l’attimo in cui il cuore
si dimenticò di battere,
sulla punta bambina
della forchetta tenuta a stento,
tra le unghie che non vogliono
mollare il pallone sgonfio,
nella voce della madre la prima
volta che ti ha rimproverato

*

La bellezza non consiste nel rispetto 
delle distanze tra gli alberi,
ma nemmeno nell’infrangere
le regole del bosco, nel seminare
a caso, nell’estirpare. 
Impara a non vedere differenze,
a confondere la felce con la quercia
che ferma il cammino, ad amare
anche la gramigna, anche l’edera
serrata ai rami disossati. 
Dimentica il bastone
con cui ti facevi largo, cancella 
la traccia al tuo passaggio, se la strada
conduce al burrone, ascolta
come un semplice soffio crei spazi
per nidi, apra i varchi, illumini.

*

Comincia da una pianta,
dalla più esile, dalle acqua,
falla crescere al sole, custodiscila
dal vento e dalla pioggia.
Quando avrà radici profonde,
quando le foglie saranno larghe
per proteggere gli insetti
in cerca di riparo, non avrai finito
il tuo compito. Trovane un’altra
ed un’altra ancora, popola
il tuo giardino di piccole speranze,
fanne ombra per i minuscoli,
i dimenticati, gli invisibili.

*

Sapevo dal principio che il tuo buio
sarebbe giunto prima del mio
(è la natura dei padri quella
di sbriciolarsi al volo delle rondini,
che segnano il confine tra gli anni.)
Ma avevi promesso. Sapevo che un sole
ci avrebbe ritrovato, che la tavola
sarebbe stata condivisa, sapevo
che avremmo giocato ancora
con le macchinine invincibili
e che mi sarei addormentato,
quasi subito, stretto ai tuoi baffi.


A testa bassa
Gesti lievi

David La Mantia, 59 anni da poco compiuti, docente di italiano e latino al liceo scientifico di Grosseto, ha lavorato a lungo come ghost writer, pubblicato testi di tradizioni popolari, enogastronomia, racconti, poesie raccolte in antologie. Fa parte del C.T.S. della “Fondazione Bianciardi”, è vicepresidente dell’associazione “Portavoce”, responsabile eventi della proloco di Grosseto. La sua silloge “A testa bassa” (Innocenti, 2019) ha ricevuto il secondo premio per la poesia edita al premio “Città di Grosseto” 2020. La sua ultima raccolta, “Gesti lievi” (Il leggio, 2022) è stata tra le 9 opere inedite selezionate per il premio Pagliarani 2021. Attualmente è uno dei protagonisti del blog Circolare Poesia con una rubrica sugli “irregolari” della poesia italiana.

7 pensieri riguardo “David La Mantia, Gesti lievi”

  1. Non é facile scrivere su madri, padri, fratelli, affetti e lutti . Questo autore ci riesce senza la minima retorica e in una forma originale, fra il narrativo e l’allegorico. Bravissimo.

  2. Da questa sera, sino a domani, due appuntamenti dal vivo con l’autore a Milano.
    Grazie a Gabriela Fantato per averci proposto David al Corvetto Melting Poetry: ne siamo felici.
    Nino

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