Ogni giorno è oggi (V)

Stefanie Golisch

Ogni giorno è oggi (V)

Può darsi che della lettura di un intero libro rimanga soltanto
questo dettaglio: un paio di scarpe, fatte di legno di magnolia.

Trovato in un vecchio quaderno del 1979: Noi siamo quelli che
amano Woody Allen perché è ancora più brutto di noi
. Ricordo
vagamente alcune poesie tanto ambiziose quanto noiose di
questo periodo, ma questa frase a piè di pagina mi giunge
nuova, fresca, come se fosse stata appena scritta.

Meglio fare la puttana che la serva. Lo diceva la madre della
mia vicina di casa. Era stata data in servizio all’età di 9 anni,
lei stessa soltanto a 14: cinque anni di vita regalati! Nelle
cucine dei ricchi, all’epoca, vi era, sotto il lavello, uno
sgabello affinché quelle bambine-serve potessero alzarsi
alla sua altezza. Lavorare in cucina, certo, ma non solo.
La mia vicina di casa, una donna di novant’anni ormai, ha
molti ricordi, per esempio di come ogni mattina, in ginocchio,
doveva mettere al padrone di casa, seduto comodamente su
una sedia, calze e scarpe. Quando, a poco più di trent’anni
era riuscita a trovare un posto in fabbrica, le era sembrato
che la vita cominciasse solo in quel momento.
Un’altra storia, più recente, è quella di una donna che da
quando è arrivata in Italia, a metà degli anni Novanta, fa le
pulizie in casa altrui e che un giorno, nel mucchio delle cose
da stirare, trova un biglietto da 20 Euro.
20 Euro: ecco, la cifra con la quali avevano pensato di
metterla in tentazione.

Finché il mondo sarà diviso in chi sporca e chi pulisce,
ci sarà guerra.
Perché chi ieri ancora puliva, oggi sporca insieme a
quelli che sporcano da sempre.
Lo sporco è la voglia di sporcare e di guardare chi
pulisce con disprezzo ancestrale.
Da paesi sempre più lontani vengono le badanti e le
donne delle pulizie dell’ultima generazione.
Vengono in aereo. Insieme a quelli che vanno o tornano dalle
vacanze. Quasi non si distinguono, ma è una falsa conclusione.
Come quando si dà una moneta a un mendicante, impegnato,
in quel momento, in una conversazione telefonica.

Letto da qualche parte: Siamo afflitti da sogni realizzati.
Sono d’accordo.
Nulla di più sconsolato di un desidero esaudito.
Infatti, a questo punto, le fiabe di solito finiscono.
La formula e vissero felici e contenti convince poco.

Posta da parte di un uomo molto anziano. Due volte
all’anno mi manda una rivista letteraria che lui pubblica
per regalarla a chi la vuole leggere. La rivista si chiama
Wegwarten e risale a un’idea ambiziosa del giovane Rilke
che voleva così raggiungere i non-lettori. All’epoca, quel
progetto non aveva superato i quattro numeri, ora dura da
oltre settant’anni. Nella lettera allegata, l’editore mi scrive
che è morta sua moglie e che davanti alla sua finestra
fioriscono le rose. Non possiamo essere tutti dei grandi
scrittori, ma pronti per un verso, una frase, una intuizione
forse sì.

Oggi è l’ultimo giorno di scuola. Verso le undici, il parco
di Monza è pieno di ragazzi in vena di festa. È finita
la scuola e comincia l’estate: interminabile come sono
tre mesi quando si ha diciassette anni. In questi tre mesi
tutto può succedere e tutto succederà e quando si torna
a settembre non sarà come prima. Ma oggi è oggi. Già
domani sarà un’altra cosa perché anche l’estate, in fondo,
è fatta della stessa materia pesante e collosa delle altre
stagioni.
La magia, si sa, non può durare.
Ma questa mattina c’è.

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