Bartolomeo Bellanova, Con la carne che basta


Io credo nella trascendenza
dei tessuti emotivi dopo l’amore,
nella verginità della chioma dei tigli
penetrata dai becchi dei passeri,
nell’ipnosi della ginestra squartata dal sole.

Credo nella tenerezza cannibale degli amanti
e nel latte afrodisiaco di gelsomino,
credo nell’oblio del corpo marmo
scavato nel materasso

nel tremore dei rifiuti gettati via
tra il marciapiede e lo scolo
e nell’adrenalina delle rondini
che sfidano i fili dell’alta tensione.

Io credo sopra ad ogni cosa
alla lama pungente delle lacrime

alla loro sincera eruzione
dello spirito tellurico
che ci governa
ci scuote
e ci scompiglia.

*

Arenile

Quarzi appuntiti di parole,
ciottoli di volti,
memorie di luce

dolce sciabordare di morti
graffiano gli occhi arrossati –
mosche di pensieri sminuzzati
trangugiano vento.

Sono arenile deserto
innervato dalla tramontana sottocute.

Sono foglio di carta campanaria
accartocciata al rintocco delle ore,
pesanti come gli impiccati.

*

Resilienza

Vorrei imparare
l’evasione minima
del granello di sabbia
dalla duna
che schiaccia,

rotolare fiducioso nella luce
che acceca,
sprofondare per sopravvivere
sotto lo zoccolo del cammello

e resistere alla tempesta
come quei passeri
di gennaio, croci volanti
di quattro ossa
e quattro piume
appiccicate alle ali

con la carne che basta
per quei voli radenti
sui campi irti di sterpi.

*

Salive

La lenta prateria
di cotone del cielo
si sfrangia in cupole e torri

fiabeggia carrozze senza nocchiere,
galleggia sopra un distillato di luce.

È la saliva dei morti
rimasta sospesa
tra l’esofago e il buio

nell’attimo esatto
dell’ultimo squillo di tromba.

È l’espirazione dell’agonia in faccia
alla finestra unta del mondo.

È l’Iliade degli inganni senza
cavallo di legno.

È l’Odissea tessuta di notte
al telaio dei rimorsi
e ripiegata di giorno
nel portafoglio.

È il Cantico dei Cantici,
stonate memorie
dei corpi amati
e delle pelli.

Quaggiù le formiche operaie,
le regine e le puttane
vanno avanti e indietro

ignare dei poemi del cielo.

*

Ottobre, 31

Mi sei passata di fianco
col tuo scheletro in movimento e una pennellata di bianco,

a fatica immagino come poteva essere stata
la tua pelle coi suoi pori, le provinciali tortuose delle vene,
i tuoi muscoli, i tendini tesi, le risate a scroscio

e la tua vista inquieta prima che l’anoressia ti rosicchiasse
giorno per giorno e giorno per giorno
stringesse quel nodo stretto allo stomaco;
la palla vuota dove affondi i pugni
delle tue colpe ignote.

Tutto su di te cadeva demolendo la legge di gravità:
gli occhiali sullo stecco del naso e il cappotto dalla gruccia

spezzata delle tue spalle, involontaria spaventa passanti
di un assurdo pomeriggio di Halloween.

Hai implorato fino a ieri un permesso per buona condotta
condannata a un ergastolo mortale, ma il giudice della tua vita
ha rinviato la seduta a data da destinarsi.

Allora hai iniziato a crogiolarti nella tua prossima liberazione,
quando ti spunteranno le ali dalle scapole e vedrai
giù nella strada un corpo terreno che non ti appartiene
che più non ti dilania.

Vorrei fermarti ora
tintinnare la tua iride fissa
insufflare calore nel tuo midollo osseo.

Mi trapassa da parte a parte
il tuo grido lancinante di capinera implume;
nel nido in attesa della madre
morta ammazzata.

Le poesie sono tratte da
Diramazioni, Ensemble 2021


Bartolomeo Bellanova fa parte dei fondatori e dell’attuale redazione del contenitore online di scritture dal mondo “La macchina sognante”. È uno dei promotori del neonato manifesto “Cantieri del pensiero libero”. Ha pubblicato i libri di narrativa “La fuga e il risveglio” (2009), “Ogni lacrima è degna” (2012) e “La storia scartata” (2018); i volumi di poesia “Gocce insorgenti” (Terre d’ulivi, 2017); “Diramazioni” (Ensemble, 2021) ed è di prossima pubblicazione “Perdite” (Puntoecapo). È co-autore dell’antologia pubblicata a luglio 2018 dall’Associazione Versante Ripido di Bologna “La pacchia è strafinita”.

Copertina: Robert E. Wells

3 pensieri riguardo “Bartolomeo Bellanova, Con la carne che basta”

  1. sono molto belle queste poesie, un vorticare doloroso di immagini e immagini e di nuovo immagini: secche o lievi ma tutte meravigliosamente nitide. Grazie per questa lettura

  2. mi sono piaciute molto queste poesie, una scrittura denza e davvero molto valida; la prima Io credo nella trascendenza, me la rubo per il Domenicale del 17 luglio prossimo

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