Moulinath Goswami. Cimiteri/Cemeteries

Traduzione dall’inglese e fotografia di Mia Lecomte


1 – Stagione d’autunno

Cupe costole di bianco
nascondono la malinconia
sotto le lacrime sfiorite degli alberi –
lacrime che sussurrano ballate d’autunno alle lame d’erba.

Decenni di noia, un secolo di sonno…

La scala
resa sorda da torrenti d’echeggiante silenzio
invecchia di notte in giorno
sotto il peso dei passi che tornano gravi
nel dolore a visitare la memoria

Gli alberi gemono
i rami divelti cantano al vento

È verde, un verde sereno
così verde e freddo… un arido Shyok

Come le assi fragili di un ponte
senza tempo le scale del destino
conducono il presente al passato che non muore

Cupe costole di bianco
contano i passi, la caduta delle foglie, la caduta…

2 – Memoriale

«Dimmi, quando non sarò più
mi riserverai le lacrime più intime,
e rossi oleandri – uno o due?»

Lo disse al proprio insicuro sé
poi andò a dormire
sotto l’ombra dell’olmo magnifico

Uno ad uno vennero tutti a dormire
tra le pieghe della pelle avvizzita delle barbe canute…
sotto la pioggia di foglie

Sotto l’olmo, stagione d’eterno autunno

Le lapidi cullano al sonno
un vicinato di giovinezza, infanzia
il sole di mezzogiorno, e un’eresia crepuscolare

«Avremmo tutti potuto vivere cent’anni…
ma vivremo per cent’anni
la silenziosa serenità delle nostre ossa intimorite
Sussurrano al vento memorie senza fine

Mi riserverai le lacrime più intime
e offrirai un rosso oleandro al respiro della memoria?»

3 – Amore

Tre vedove pietrificate restano
di guardia alla brughiera, di guardia alla landa deserta.

Progenie d’erbe tenere – piccoli bambini del tempo
gli occhi inumiditi da gocce di gratitudine…
baciano i piedi plumbei del trio in nero –

«Voi siete il nostro glorioso passato
Il nostro presente riconoscente
E dunque non vi lasceremo mai partire»

Indolenzite dall’ingenuità dell’erba
le tre vedove restano senza parlare
nel loro pietroso silenzio…

Devono l’esistenza tombale
alla terra che non ha mai tradito…

4 – Linea della vita

Vivere ai margini della vita
Vivere di briciole e sussurri di sospiri
delle erbe e degli alberi
e di parenti con ricordi appassiti –
un viale passeggia nella noia delle lapidi
custodisce il silenzio della colonia di chi più non parla

Là, avvolta nel nulla autunnale cammina
oltre il tripudio di colori
oltre la decomposizione delle foglie…
niente e-mail, cellulari, niente suonerie.
Passeggiando per il centro di questa terra in muta
ai margini dove su entrambi i lati
impronte di verde emergono dall’ombra della pietra

Quante miglia è un’eternità…
Quante estati fanno un autunno?
Il nulla non ha risposte

Solo il viale lo sa –
Deve vivere per carezzare coloro che un giorno cadranno.

5 – In compagnia della morte

Il vespaio di un mondo alle spalle,
resto qui
nel grembo di una terra inerte…

Le estati mi bruciarono il viso
Mi accecarono le piogge
Gli inverni furono ugualmente rigidi
E il freddo sotto mi ha carbonizzato i piedi
Non posso più camminare sull’erba dei cherubini
né sentire le gocce di rugiada accarezzarmi le piante
Più bere l’elisir di lunga vita dalle stagioni

Poiché non ancora cieco
Vedo
il diluvio di persone intorno a me
che strisciano nella loro stessa cacofonia

Si muovono per tutta la terra… parlano…
Sentono mai il loro passo?
Si fermano mai a capire
la voce di questa terra incontaminata?

Camminano nella propria immobilità,
per tornare ai monumenti della morte

Uno ad uno…

Niente ghirlande né fiori
ma le proprie lapidi sulle urbane spalle

6 – Lascia che la luce resti

Che luce sia! Prometeo…
lascia che ci sia il calore del sole
La notte era fredda, non vi riuscivo a dormire
in questa mia casa senza vita…

Cascate oscure come demenza attorno
Un accecante deserto d’inverno
Ancora vecchie abitudini stentano a morire
Potrei fare con una tazza di caffè profumato

E una passeggiata lungo il viale
Lì ho perso il sorriso e ho lasciato le lacrime
questa vita – questa vita congelata nel tempo…
Veglio nel sonno per anni eterni

Le mie impronte ancora incise nei fili d’erba
Ho vissuto, è vero, per quanto incredibile possa essere la verità
Prometeo! Cerca le impronte, lascia entrare la luce del sole
Diglielo: ho avuto la mia vita, e non è un’eresia…

7 – Ninna nanna

Del tutto svegli i pini.
Sotto lastre di pietra dormono elfi bambini
e un vecchio –
che da tempo ha dimenticato di piangere
Si è lasciato dietro figli e figlie
a casa, vecchia casa –
dove non tornerà più…

Si agitano nelle tombe, tormentati da ricordi
di focolare e casa e un camino

Soffia la brezza
Le conifere leniscono le anime silenziose
in un eterno conforto…

Gli aghi di pino sono enfi di lacrime
«Custodiremo la memoria»
– ti sussurrano e cantano alle pietre
una ninna nanna pastorale senza fine…

8 – Famiglia

Papà, non ero forse
il brillio della tua cornea
il tesoro dei tuoi occhi…
Ti ricordi ancora di me?

C’era un tempo in cui mi cullavi per addormentami
mi sussurravi una ninna nanna…
Papà, sono io – la pupilla dei tuoi occhi

È buio qui, fa freddo
quanto può essere tetra una prigione
Rabbrividisco
manca il calore delle tue dita

Ogni tanto, ti prego papà – tienimi nella memoria

non tornerò mai più da te.

Sono sposata al sasso
Mi ha impressa nel suo cuore per un’eternità
Papà, ora sono la margherita dei suoi occhi
e morte foglie d’acero mi fanno da famiglia

Così a lungo papà, ricordati sempre di me –

Ricorda che un tempo avevi un giardino
dov’era una margherita….

9 – Epitaffio

Quando la terra quieta perse la compostezza
Quando la terra compassionevole
non poté più contenersi e distrusse
Un sarcofago dal suo letto alzò gli occhi al cielo
e disse –
«L’aria è in fiamme»

O è il fiume della vita –
emoglobina che trasuda ramata
dalle arterie di un sole autunnale
a inondare la terra – questa desolata, terra desolata
dove dorme un sonno eterno

«Gli aceri sono in fiamme»

Le foglie pietose si infuocano
nel cuore del sontuoso settembre
Bruciano, finché i cuori sanguinano
teneri al pallore gelato delle lapidi
come orfani perduti a fissare la terra desolata…

«La terra è in fiamme»

Cullato nel grembo autunnale
l’autunno ha inciso un caldo epitaffio per loro…

*

1 – The season of fall

Morose ribs of white
hiding its melancholia
beneath the withered tears of trees –
tears that whisper ballad of fall to the blades of grass

Decades of ennui, a century’s sleep…

The stairway
deaf from the torrents of echoing silence
grows old each night and day
under the weight of footsteps heavy with grief
that come to revisit memories

The trees wail
Their disheveled branches croon with the wind

Its green, a serene green
as green and cold… a barren Shyok

Like the frail planks of a bridge
the ageless stairs of destiny
lead the present to the past that never dies

Morose ribs of white
Counting footfalls, the fall of leaves, and fall….

2 – Memorial

«Tell me, when I’m gone
will you reserve your private tears for me,
and red Oleanders- one or two?»

Having said that to his own unsure self
he went to sleep
beneath the shade of the gorgeous elm

And one by one they all came to sleep
in the folds of their wrinkled skin and whitened beard…
beneath the shower of withered leaves

Beneath the elm, a season of eternal fall…

The tombstones cradle to sleep
a neighbourhood of youth, infancy,
the midday sun, and a twilight heresy

«We all could have lived for a hundred years…
But we shall live for a hundred years
in the silent serenity of our weary bones
Whispering to the wind our endless memories

Will you reserve your private tears for me
and place a red oleander before my breathing memory?»

3 – Love

Stone cold dead three widows stand
guarding the moor, guarding the deserted land.

Progeny of tender grasses – little children of time
their eyes moist with beads of gratitude…
They kiss the leadened feet of the trio in black-

«Thou art our glorious past
          Our thankful present
                  And so we shall never let you part…»

Numb with grief at the naiveté of grass
the three widows stand speechless
in their stony silence…

They owe their tombstone existence
to the land that has never forsaken….

4 – Lifeline

Living on the fringes of life
Living off crumbs of whispers and sighs
of the grasses and the trees
and of relatives with withering memories –
a boulevard strolls through the ennui of tombstones
guarding the silence of the colony of those who no longer speak

There, shrouded in autumn nothingness walks
past the riot of colours
past the rotting of leaves…
no emails, no cellphones, no ringtones
Walking through the centre of this molting land
on the fringes of which on either side
footprints of green emerge from shadows of stone

How many miles is an eternity…
How many summers make a fall?
The nothingness has no answer at all

The boulevard only knows –
It has to live to caress those that one day fall

5 – In the company of dead

Leaving a hornet’s nest of a world behind,
here I stand
in the lap of an inert land…

Summers have burnt my face
Rains have blinded me
Winters have been equally harsh
And the cold beneath has charred my feet
I can no longer walk the cherubic grass
nor feel the dew drops caress my sole
I no longer drink from seasons the elixir of life

For I am not yet blind
I see
the deluge of people around me
grovelling in their own cacophony

They move all over the land… talk…
Do they ever feel their walk?
Do they ever stop to understand
the voice of this pristine land?

Walking in their own immobility,
to the monuments of death they return

One by one…

No wreaths nor flowers
but with their own tombstones on their urban shoulders

6 – Let the light be there

Let there be light! Prometheus…
let there be the warmth of sunshine
The night was cold, I couldn’t sleep inside
in this lifeless home of mine…

The dark cascades like dementia
A blinding desert of winter around me
Yet old habits die hard
I could do with a cup of fragrant coffee

And a walk down the boulevard
There, I’ve lost my smile and I’ve left my tears
this life – this life frozen in time…
I stay awake in sleep for eternal years

My footprints, still etched on blades of grass
I lived, it is true, as incredible as truth can be
Prometheus! Search the imprints, let in the sunlight
Tell them – I had my life, and it isn’t a heresy….

7 – Lullaby

The pines stay wide-awake.
Beneath the stone tablets the elfin children sleep
and an old man –
who has long forgotten to weep
He has left his sons and daughters behind
back home, old home –
where he will never return…

They stir in their graves, tormented by memories
of hearth and home and a fireplace

The breeze blows
The conifers soothe the silent souls
in an eternal solace…

The pine needles well up with tears
«We shall guard your memory»
– they whisper and sing to the stones
a never-ending pastoral lullaby….

8 – Family

Daddy, wasn’t I
the twinkle of your cornea
the darling of your eye…
Do you still remember me?

It’s been long you rocked me to sleep
whispered in my ears a lullaby…
Daddy, it is I – the apple of your eye

It’s dark here, and cold
as bleak a dungeon can be
I suffer the shivers
miss the warmth of your fingers

For once, please daddy- hold me in your memory

to you I shall never return.

I’m wedded to the tombstone
It has etched me in its heart for an eternity
Daddy, I’m now the daisy of its eye
and I have dead maple leaves for a family

So long daddy, always remember me –

Remember you once had a garden
and therein a daisy used to be….

9 – Epitaph

When the tranquil earth had lost its composure
When the compassionate earth
could no longer hold itself together and tore apart
A sarcophagus looked up to the sky from its bed
and said –
«The air is on fire»

Or is it the river of life –
dripping auburn haemoglobin
from the arteries of an autumnal sun
flooding the land – this bleak, bleak terrain
where an eternal slumber sleeps

«The maples are on fire»

The ruthful leaves go up in flames
on the hearth of sumptuous September
They burn, till their tender bosoms bleed
at the pallor of cold headstones
that like abandoned orphans stare at the forsaken land…

«The ground is on fire»

Cradled in the lap of Fall
autumn has inscribed a warm epitaph for them all…


Nato ad Asansol (Bengala Occidentale, India), Moulinath Goswami scrive poesie in bengali, la sua lingua madre, oltre che in inglese. Principalmente poeta, è anche autore di prosa e traduce in bengali e inglese. Collabora regolarmente con importanti riviste e periodici del Bengala Occidentale, come «Monon, Sahitya Srijoni», «Parampara», «Swinhoe Street», «Katha, Kalimati Online»; e «Mangrove» (Bangladesh), «Kaler Kantho» (Bangladesh), «Dainik Ittefaq» (Bangladesh), «Mon o Mousumi» (Mumbai) ecc. Ha pubblicato le raccolte poetiche Dayal (Prativas, International Kolkata Book Fair, 2020) e Kuashar Tukrora (Mississippir Megh, 2021); e la raccolta di racconti Paranbiler Maath (Parampara Prakashan, 2022). Memoir of a Girl, traduzioni in inglese delle poesie bengalesi di Jhelum Tribedi, è uscito nel 2021 (Ink Links). Nel 2020 ha partecipato a un incontro multilingue di scrittori organizzato da Bharat Bhawan a Bhopal. È stato vincitore nella categoria poesia bengalese di “The New Normal: A Poetry Competition on Changing Times”, organizzato da Oxford Bookstores, Poetry Paradigm ed Excellor Books.

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