Franca Rame (di Rocco Brindisi)

Franca Rame. Chi ha visto e ascoltato il suo monologo sullo stupro subìto dai fascisti, non ha avuto il tempo di sognare che il suo racconto non fosse vero. Ma è vero; le speranze cadono, si inabissano. La donna che ricostruisce l’orrore di quella sera lo fa con una semplicità allucinata, che dà alla testa. Le sue parole sono il suo corpo, il suo corpo sono le sue parole. Il suo corpo non diventa mai, neanche per un momento, uno spettro del teatro. Non ci sono preamboli. Sei tirato dentro quell’ora maledetta, appena reclina il capo sulla spalliera della poltrona. Resuscita, in un momento, il corpo terribile del racconto, assalita e immersa nel suo dolore disincantato. Descrive i gesti dei ragazzi uno per uno; i ragazzi fumano, spengono le sigarette sul suo collo, sul seno. Spalancano le sue gambe; uno di loro le spinge un ginocchio sulla schiena, fanno quello che sognavano di fare, sono fantasmi in carne e ossa, sente il loro seme colarle dentro.
Racconta tutto, su un palco; non getta un grido, non risplende il suo orrore; il suo sgomento non diventa mai, neanche per un momento, letterario. Il racconto non ha ambizioni, neanche quella di gettare buio sul tempo, di rendere ancora più scura quella notte. Volevano marchiarla, divorare la sua bellezza senza neanche guardarla; non credo abbiano mai pronunciato la parola “bellezza”, nella loro vita, i loro padri non avevano fiatato, leggendo il decalogo delle Leggi Razziali; nessuna vergogna che i bambini ebrei venissero espulsi dalle scuole del Regno. Tra i loro discendenti, impossibile che qualcuno sputi sulle loro tombe.
Franca Rame ci fa vedere la mostruosità, senza tremori; non usa mai neanche un sinonimo; in un monologo che fa impallidire quello di Amleto, mai un tentativo di levitazione, di osservare da fuori quello che le accade. Decine di morti, una dopo l’altra; non chiama in soccorso i silenzi della città a cancellare le voci, le coltellate delle voci: “Godi, puttana!”. La rivestono, la scaricano in strada. [Rocco Brindisi]

3 pensieri riguardo “Franca Rame (di Rocco Brindisi)”

  1. l’ho ascoltato almeno un paio di volte a distanza di tempo, recitato con la bravura assoluta, è una continua frustata sulla pelle che non lascia tregua, una violenza su cui è impossibile non concentrarsi per capire la brutalità da Lei subita; ed è meritevole e coraggiosa la capacità di raccontare in pubblico dei particolari così tragici e intimi che sicuramente Le avranno riaperto ferite ogni volta. Una grande donna prima che grande attrice,indimenticabile Franca <3

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