Modesti consigli per il giornalista non ancora completamente imputtanito (di Rocco Brindisi)

  • Se hai deciso di ricordare all’interlocutore di Destra le Leggi Razziali del ’38, non contentarti della sua presa di distanza da quello che lui definirà un errore (non parlerà mai di colpa, di vergogna); passagli una copia di quelle Leggi e invitalo a leggerne tre, quattro articoli. Se troverà retorico farlo, leggiglieli tu. Non t’inorgoglire, stupidamente, come fanno tutti i tuoi colleghi, di aver nominato l’orrore. Leggere quegli articoli servirà anche a te che, ingenuamente, pensi di conoscerli.
  • Se inviti un politico di Sinistra, chiedigli se ricorda questi due nomi: Bolzaneto, la Diaz. Se li ricorda, chiedigli come mai un cittadino qualsiasi dovrebbe rispettare, a occhi chiusi, la Polizia, e perché mai nessuno di quei poliziotti sia finito in galera. Se ti risponde che si trattava di mele marce, ricordagli il centinaio di poliziotti che applaudirono i colleghi accusati di aver pestato a sangue e ammazzato un ragazzo: Aldovrandi. Ricordati, quando chiedi delle risposte, che non stai giudicando, ma stai cercando di capire.

  • Se sei un giornalista che conduce una trasmissione televisiva, perché invitare rottami della politica, dell’Umanità, ruderi malinconici, esaltati, abitué della tintarella da telecamera, gente che la lingua italiana vomita pure nel sonno? E poi, confessalo, sai a memoria quello che diranno. Se non ti annoiano a morte, bisogna dedurre che c’è qualcosa di disumano, in te.
  • Se intervisti un signore attempato, capelli bianchi, frustrato al punto da scrivere un libro col titolo “Nel mio nome”, ammorbidisci i suoi rancori con un po’ d’ironia, tiralo fuori dal tombone con gradinata e piscina che voleva costruire Totò. Prima o poi, in questa o in un’altra vita te ne sarà grato.
  • Se i comici, ospiti del tuo programma, dicono stronzate, non ridere in continuazione: fai la figura del fesso!
  • Se ti trovi a conversare con il signore riccioluto, acido per vocazione, imperioso come una barzelletta immortale, non dimenticarti di quando parafrasò la scritta sui cancelli dei lager; lo fece solo perché ossessionato dalle boutades: uno che passa notti insonni alla ricerca di un calembour, di una frase ad effetto. Né puoi scordarti di quando prese le parti, rabbiosamente, del figlio accusato di stupro: si esibì in quel teatrino, non perché credesse nell’innocenza del figlio, ma perché si sentiva ispirato.
  • Se hai di fronte l’ex Ministro degli Interni, chiedigli cosa pensi del ragazzo, uno straniero che, dopo essere picchiato da giovani italiani perché chiedeva l’elemosina, dopo essere stato chiuso in una casa d’accoglienza (non poteva ricevere visite, gli tolsero il cellulare) s’impiccò. Tutte le altre domande sarebbero cretine. Se il soprascritto glissa, ripetigli la domanda.  [Rocco Brindisi]

7 pensieri riguardo “Modesti consigli per il giornalista non ancora completamente imputtanito (di Rocco Brindisi)”

    1. No, la scelta è sostenere i primi germogli di una sinistra radicale italiana. Ogni incendio parte sempre da una piccola fiamma. Ho appena votato Unione Popolare. L’endorsement di Melenchon aggiunge carne al fuoco. Potere al Popolo è una sinistra vera di lotta con tanti giovani in gamba.
      L’astensionismo è da sempre il sogno bagnato delle elites, sin da quando hanno ceduto al suffragio universale.
      Non facciamo il loro gioco.
      Buona tornata elettorale.
      Nino

      1. Non c’è un solo motivo per andare a votare; non una sola ragione per
        farsi abbindolare dalle promesse di gente che ha speculato sulle nostre vite da
        sempre. Non esiste un argomento a favore della partecipazione elettorale: una mistificazione
        verso gli ingenui e gli sprovveduti; un’operazione di distrazione di massa per
        un cambiamento che non cambierà un bel niente, ma continuerà ad affossare i
        bisogni popolari, per giunta in nome della “volontà della maggioranza degli
        italiani”.

        Non votare è un gesto di dignità; è una scelta rispetto al qualunquismo
        votaiolo e alla corruzione elettorale e non solo; è un modo per prendere le
        distanze da una classe politica responsabile dei più gravi problemi della
        società. Può rappresentare un primo atto di resistenza, un momento di
        riflessione per cominciare a guardare altrove, alle tante possibilità che
        agendo dal basso e uniti, si possano mettere in atto lotte, progetti, attività,
        azioni per provare a cambiare realmente e in meglio le condizioni di vita di
        chi è stato ed è vittima di questo sistema liberticida.

    1. Guido Barendson, nipote del più famoso Maurizio. Casa di famiglia tappezzata di libri in quel di Piazza Navona. Lotta Continua e Re Nudo, prima. la Repubblica (delle banane) poi. Abitava sulla Via Appia Antica. Ora, se non erro, sull’isola di Capri.
      Tipico esempio della coerenza rivoluzionaria dei tanti della mia generazione.
      A richiesta, posso fornire altri nomi di grandi e gloriosi eroi della rivoluzione (dei cazzi loro).

  1. Sì, tutto vero
    In Tv per pubblicizzare il proprio libro
    In Tv per mostrare il proprio libro sulla scaffalatura, anche mentre si parla di guerra
    Tutto fa brodo
    Fascismo caramellato.

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