Da un libro a venire di Nino Iacovella

Nino Iacovella acconsente alla pubblicazione di un’anticipazione di un libro che ho avuto il privilegio di leggere in anteprima: La parte arida della pianura.

Una scrittura controllatissima e rigorosa, un’idea di poesia aliena da ogni narcisismo e lirismo, una rara lucidità di pensiero e di giudizio innerva pagine destinate a segnare la scrittura in poesia del tempo che stiamo così angosciosamente attraversando.

La scrittura di Nino è istanza di libertà e intransigente scelta etica, politica, resistenziale.



Da Entropia, La parte arida della pianura (inedito)



ENTROPIA


Proemio

Scrivimi Musa l’esergo del viaggio, in alto a destra dell’abitacolo del secolo,
la visione mesta di questa era che deraglia sui propri passi 

Scrivimi dagli scompartimenti del nostro tempo 
nell’ora di pagare il conto di questo giro turistico d’élite a rate, 
che ci porta a brindare dai più alti terrazzi panoramici di un Occidente 
dirottato su binari in bilico sulle frane dei calanchi 

Da questa frattura che si spalanca sugli organigrammi aziendali, 
risorse umane accucciate sotto le scrivanie, formazioni a testuggine 
che avanzano tra gli strali degli amministratori generali, nello sprono 
del risultato e la frusta somministrata ai proni come veleno per Mitridate 

A volte mi è capitato di sottoscrivere a capestro partenze di convogli 
carichi d’uomini e donne deportati nelle fosse di certi luoghi comuni: 
siamo tutti al sicuro dalle intemperie tra le impalcature del lavoro, 
siamo tutti al riparo sotto la loggia del mercato 

E mi sorprendo con occhi bendati d’azzurro tra le paratoie dei nostri macelli
nel fluire della Storia che è fiume di maiali che sfocia in un mare di carne

Ora parliamone dei proci, le loro grasse cotenne d’oro come sale sulle allegorie

Restiamo a baciarci abusivi nella lussuria della prima classe, fingendo amplessi 
di sottofondo, come doppiatori di porno ai primi carmi

Nessun limite ai piagnistei da anacoreti arrivati a dio 
dalle scorciatoie estatiche dei monti di venere

Tutto è compreso nel deserto di pellegrinaggi svenduti a trenta denari
dentro un’epoca che brucia tra gli specchi ustori delle proprie rovine
Il mercato rende liberi



 Io credo in un solo Io
Io credo in un solo Io, padre onnipotente
creatore del cielo e della terra che ho creato
di tutte le cose visibili e invisibili 
di cui sui libri e sui social rimane traccia

Credo in un solo Io, un Gesù Cristo,
unigenito, Figlio mio,
nato da me prima di tutti i secoli,
Io da Io,
luce da luce,
Io vero da Io vero
generato, non creato
per rimanere qui,
tra le pagine immortali
Io credo in un solo Io, vista l’assenza prolungata di dio,
credo nel capitale finanziario, nei paradisi fiscali,
nella massimizzazione del valore per gli azionisti,
nella terra come fattore produttivo 
destinato al lavoro degli immigrati,
credo nei meno abbienti destinati alle periferie
nella marginalizzazione del conflitto sociale
che ci rafforza nella competizione globale

Credo nella flessibilità del lavoro,
nell’esercito di mano d’opera di riserva,
nella trickle down economy

Credo nel mercato, che ci rende liberi
di scegliere, credo nei rider 
nuovi cavalieri del lavoro, avventurieri
di un’epoca senza epica, imprenditori
di sé stessi fuori dalla noia operaia

Credo nella catena globale del lavoro,
nella produzione dislocata nei paesi
senza diritti e a basso salario

Credo nella dislocazione della produzione
come la celere disloca la spalla del manifestante
quando è a terra, inerme, battuto

Credo nella debolezza della forza contrattuale
dei lavoratori, così come credo nella forza
della propaganda e dell’immagine pubblicitaria 

Io credo in un solo Io, nella classe media assuefatta 
al limpido calore dell’acqua, alle nostre estati in vacanza,
alle acque termali che ci lessano come rane bollite

Io credo in te dio mio che hai la mia stessa faccia,
credo nella mia generazione che ha eretto 
cattedrali egotiche e scavato fossati comuni
per difenderci dagli assedi della morte

Credo in un solo Io, nel mostro interno
che ci vive dentro,
come nel dipinto di Goya
dove Saturno, con occhi alieni, divora il figlio
strappando a brandelli la carne
della propria carne






Noi interpretiamo la realtà attraverso le lenti di una teoria


Mi guardo dall’alto, all’interno dell’outlet, un uomo di mezza età che ricopre alla moda la nudità del tempo e della morte. 

Forte è la musica di una gioventù andata, traslata sugli assi cartesiani del profitto, pelle tirata a lucido dal consumo di beni voluttuari. 

Amo vestire il benessere occidentale e ammirare la carica erotica della mia e delle nuove generazioni. Stimolo e risposta. 

Tutto precipita senza senso ma con i sessi infiammati. Godiamo dell’uso di automobili di lusso e sogniamo spiagge avatar, caricature esotiche da mostrare nel cortocircuito delle piattaforme asociali. 

Amo perdermi nei negozi di abbigliamento di massa con la musica pulsante al ritmo di un cuore eccitato. 

Mi accorgo che siamo in tanti a mettere le mani addosso sulle stesse cose. Non una parola con nessuno dei tanti, non una parola con le commesse che hanno soltanto poche domande e risposte da contratto. 

Tra ogni uomo e le merci esiste una sola forma univoca di dialogo: leggere il relativo prezzo e capire se proprio quello è il prezzo che dobbiamo pagare tutti.   
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2 pensieri riguardo “Da un libro a venire di Nino Iacovella”

  1. “Tra ogni uomo e le merci esiste una sola forma univoca di dialogo: leggere il relativo prezzo e capire se proprio quello è il prezzo che dobbiamo pagare tutti.”

    Quanta verità in questi versi. Chiarezza, rigore e profondità in tutte le poesie, belle e dure.

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