Franca Rame (di Rocco Brindisi)

Franca Rame. Chi ha visto e ascoltato il suo monologo sullo stupro subìto dai fascisti, non ha avuto il tempo di sognare che il suo racconto non fosse vero. Ma è vero; le speranze cadono, si inabissano. La donna che ricostruisce l’orrore di quella sera lo fa con una semplicità allucinata, che dà alla testa. … Continua a leggere Franca Rame (di Rocco Brindisi)

La cecità delle ore (di Rocco Brindisi)

La figlia di Beppino Englaro era, al tempo, una bambina. Stava nel cuore dei giorni. Nulla sapeva delle finzioni della morte. Come tutti i bambini, recitava, a volte un ultimo respiro. Giocava alla morte; poi, riprendeva a respirare, tornava al respiro del suo sguardo, e il respiro del suo sguardo era buono. La sua infanzia … Continua a leggere La cecità delle ore (di Rocco Brindisi)

Il sonno di Angela (di Rocco Brindisi)

Angela dorme. Si è addormentata. Uno dei suoi sogni: addormentarsi. Uno dei miei sogni: sentire il suo sonno nell’aria. Così dolci, le sue palpebre abbassate. Batte, il cuore del sonno. La sua sagoma, avvolta dal lenzuolo, oro della notte. C’è un altro gioco possibile, in questo letto, tra padre e figlia? Sento fiorire i rami … Continua a leggere Il sonno di Angela (di Rocco Brindisi)

Werner Herzog e io (di Rocco Brindisi)

Ho ricordato a Werner Herzog, dopo la proiezione del suo ultimo film: “La regina del deserto”, il viaggio che fece, a piedi, da Monaco di Baviera a Parigi, per vedere un’amica che stava morendo. Si era messo in cammino nella speranza, che per lui diventava sempre più una certezza, che, finché durava quel viaggio, l’amica non … Continua a leggere Werner Herzog e io (di Rocco Brindisi)

Una foto di Dio bambino (di Rocco Brindisi)

Qualcuno dovrebbe avere una foto di Dio bambino; non del bambino chiamato Cristo, ma un ritratto del Creatore del mondo, sorpreso nella sua infanzia, mentre guarda malinconicamente la propria eternità.  Mia madre, non l’ho mai vista guardare un ritratto, non l’ho mai sentita nominarne uno. Ho appena letto a Angela, che aveva pianto, alcune pagine … Continua a leggere Una foto di Dio bambino (di Rocco Brindisi)

Raccontami qualcosa, come facevi una volta (di Rocco Brindisi)

Ascolto  “Hona” di Boubacar Traore.  Mi sono svegliato con una malinconia che mi spezza le ossa. Elena portava un fazzoletto in testa; quando si affaccendava in cucina. Lo pretendeva mio fratello Totore. Mia sorella schiaccerebbe questa malinconia come un pidocchio tra i capelli. Sulla scrivania, una decina di segnalibri colorati, dipinti  dai miei scolari. Ce … Continua a leggere Raccontami qualcosa, come facevi una volta (di Rocco Brindisi)

La ragazza che ama Dostoewskij (di Rocco Brindisi)

Una ragazza conversa con Muratov, amico di Anna Politkovskaia, fatta ammazzare da Putin, il Pavone del Kremlino. Sulle pareti, le foto dei giornalisti fatti ammazzare per ordine o semplice desiderio del Pavone. La ragazza ha lo sguardo di Grushenka, Sonia, la Signora col cagnolino di Cechov. Le unghie delle sue dita potrebbero essere smaltate di … Continua a leggere La ragazza che ama Dostoewskij (di Rocco Brindisi)

Fosse comuni (di Rocco Brindisi)

Prima di sparare alla nuca, i soldati legano le mani della madre con nastri di fortuna, vedono il terrore di quelle mani: lo porteranno in dono ai loro figli? Prima di premere il grilletto, stringono con fascette improvvisate le mani della ragazza che l’altro giorno, l’altra, lenta eternità, aveva riso facendo le scale di casa … Continua a leggere Fosse comuni (di Rocco Brindisi)

Non ho pietà del cadavere della poesia (di Rocco Brindisi)

La donna e la sua faccia insanguinata, una misera benda di traverso, gli occhi, l’orrore che, se diventa poesia, la Poesia è morta. Non ho pietà del cadavere della poesia, nessuna madre lo riveste ed è bene che langua, nessuno lo canti né gli sussurri, all’orecchio, i passi felici della ragazza che passava da una … Continua a leggere Non ho pietà del cadavere della poesia (di Rocco Brindisi)

I bambini, le donne ucraine, il pavone, i suoi servi (di Rocco Brindisi)

I bambini di Terezin, il campo nazista nei dintorni di Praga, scrivevano e sognavano la “luce del Marocco”, disegnavano soli che non si impiccano. I servi balbuzienti del Pavone hanno un volto. L’oceano dell’Orrore frana nell’ombelico dei bambini. La Primavera crepa prima ancora di nascere. La neve è purulenta. Il sonno non si torce le … Continua a leggere I bambini, le donne ucraine, il pavone, i suoi servi (di Rocco Brindisi)

Il Pavone incipria l’inferno (di Rocco Brindisi)

Il Pavone incipria l’Inferno. Un uomo sul carrozzino aspetta, paziente, un posto nel treno di un popolo in fuga. Il Pavone si veste dei suoi antichi gioielli di spia. Un padre e una madre, accanto al loro ragazzo autistico, sognano la pietà della luna. Le farmacie sono chiuse. Nella scuola distrutta, i bambini hanno la … Continua a leggere Il Pavone incipria l’inferno (di Rocco Brindisi)

Il pavone del Cremlino (di Rocco Brindisi)

Il Pavone ordinò l’assassinio di Anna Politkovskaia, la giornalista che lo accusava di essere un delinquente comune. Il Pavone ordinò l’assassinio di Anna, senza dare ordini, la fece assassinare perché Anna non era incantata dalle sue Penne- Ratto, perché Anna era più indomita della verità. Il Pavone, lo sa, è il lacchè di se stesso. … Continua a leggere Il pavone del Cremlino (di Rocco Brindisi)

Le ragazze che indossano camicie bianche (di Rocco Brindisi)

Sarebbero passati vent’anni e avrei conosciuto Giorgio. Avrei amato le ragazze che indossano camicie bianche, sbottonate, in alto, che si allungavano sui jeans. Lo avrei amato perché quello era il destino. Avrei pianto d’amore, vedendolo accartocciare bottiglie di plastica sul balcone. Avrei chiesto, alla ragazza con la camicia infilata nei jeans, di rimetterla fuori? Non … Continua a leggere Le ragazze che indossano camicie bianche (di Rocco Brindisi)

La rivoluzione ha ignorato Bach / seconda parte (di Rocco Brindisi)

(QUI LA PRIMA PARTE) Fu in quell’anno, era il ’77, che arse vivo un bambino, nell’androne di un palazzo dove qualcuno aveva gettato una molotov. Il sonno. Il dono incredibile del sonno. L’insonnia di Émile Cioran, che, affermava, era stata la sua amante perfetta, l’unica realtà senza maschere, un dono che lo costringeva a girare … Continua a leggere La rivoluzione ha ignorato Bach / seconda parte (di Rocco Brindisi)

La rivoluzione ha ignorato Bach / prima parte (di Rocco Brindisi)

Il giorno del rapimento di Moro, la piazza grande era affollata. La maggior parte della gente passeggiava. Pure i compagni, che di solito la evitavano. Non ricordo se ci fosse il sole. Leggevo, nei loro volti, una quieta esaltazione.  Quello che era successo non mi commuoveva e neanche m’inquietava. Mi incuriosiva.  Non  mi sentivo toccato … Continua a leggere La rivoluzione ha ignorato Bach / prima parte (di Rocco Brindisi)

Due paginette del diario torinese (di Rocco Brindisi)

Vedo la casa ed è notte. La cucina è illuminata; un chiarore caldo, malinconico. A un lato della finestra,  la madre di Franco (sul terrazzino, tanti anni fa, Franco leggeva ad alta voce, un uomo, entusiasta, le mie deliranti poesie da Dolce Stil Novo). La madre vive al primo piano. Più in alto abita il … Continua a leggere Due paginette del diario torinese (di Rocco Brindisi)

Storie, una nell’altra (di Rocco Brindisi)

Non sento più il vento. Ieri siamo andati al cinema. Io e Angela. Sarebbe stato bello fosse venuta anche Anna. Ma in questi giorni, Angela respira meglio senza la sorella. Mi è negata la felicità di stare in mezzo a loro, e questo mi brucia. Ma guardo la grossa sciarpa di Angela, il piumino rosso. … Continua a leggere Storie, una nell’altra (di Rocco Brindisi)

Piergiorgio Welby (di Rocco Brindisi)

Piergiorgio Welby viveva in un letto da 17 anni. Non poteva muovere neanche un dito, del proprio corpo; riusciva a parlare solo attraverso la sua voce pensata: un artificio elettronico. Con la sua voce pensata,  diceva che la vita è una passeggiata notturna con un amico, il vento nei capelli, un amore che ti lascia…. … Continua a leggere Piergiorgio Welby (di Rocco Brindisi)

Se penso agli amici… (di Rocco Brindisi)

Se penso agli amici che mi ha dispensato il destino mi sale un groppo di felicità in gola. E a volte piango. In aggiunta, se non credo in Dio, e non credere in Dio vuol dire, per me, non credere nella sua Innocenza, amo i bambini che pronunciano il suo nome con una voce mille … Continua a leggere Se penso agli amici… (di Rocco Brindisi)