Tutti gli articoli di francescomarotta

Canto del guardare lontano

Giuliano Scabia

da Canti del guardare lontano
Torino, Einaudi, 2012

[…]

DICE L’ANNO NUOVO
Possiamo passare?

DICE IL CAVALLO
Siamo qui per aprirvi la strada.

DICE L’ANNO VECCHIO
Benché cieco, pieno di ferite, vecchio
io ho l’esperienza – e posso confortare.

DICE IL CAVALLO, CANTANDO
Chi è il conforto? Chi è l’andare?
O gente in attesa: lontano
arriva il guardare ma noi
sino alla fine dello sguardo
sapremo un giorno arrivare?

(Leggi l’intero testo qui)

Happy New Bear!

Deoxide your life and be a caregiver! What is missing? Quoi? Nothing is missing. L’Éternité, Rimbaud says, is found again. It’s a mantra of water. It’s washing off the sense of shabbiness and embracing a touch. Even the one of a giant plush, why not? Eternity is everywhere, and observation affects reality.

Elle est retrouvée.
Quoi? – L’Éternité.
C’est la mer allée
Avec le soleil.

Misura del sonno

Federico Federici

Parola in una bocca buia
nido nella tenebra di un ramo
che si fa albero, bosco,
montagna, mondo.

L’assoluta luce
che governa il tempo
e contorna il buio
ha da questa parte
un varco stretto
per l’eternità: l’occhio
che la copre
illuminato.

*

Federico Federici
Misura del sonno
(e altre ricerche verbovisive)

/
Maß des Schlafes
(und andere verbovisuelle Forschungen)

Verona, Anterem Edizioni / Cierre Grafica
“Nuova Limina”, 2021

Al vaglio della speranza

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Sud – Rivista Europea

LO STRANIERO
Charles Baudelaire


“Dimmi, enigmatico uomo, chi ami di più? tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?
– Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello.
– I tuoi amici?
– Usate una parola il cui senso mi è rimasto fino ad oggi sconosciuto.
– La patria?
– Non so sotto quale latitudine si trovi.
– La bellezza?
– L’amerei volentieri, ma dea e immortale.
– L’oro?
– Lo odio come voi odiate Dio.
– Ma allora che cosa ami, meraviglioso straniero?
– Amo le nuvole… Le nuvole che passano… laggiù… Le meravigliose nuvole!”

Sud – Rivista europea – Numero 21

Sud – Rivista europea – La serie completa

La spina dorsale

Danni Antonello
La spina dorsale
Poesie (2009-2017)

Macerata, Giometti & Antonello, 2021

« …Danni è sempre stato un vero ladro dei grandi testi poetici, nel senso che li assimilava, li ruminava e li digeriva, con umiltà ma mai con spirito epigonale: mi piace pensarlo come una sorta di macina, di quelle antiche dei mulini ormai diroccati e scomparsi, capace di dare ancora quella meravigliosa crusca scura, ruvida e povera, ma consistente e per nulla addomesticata alle regole di “purezza” che il mercato ci vende come “naturali”. E perché la poesia, per Danni, è essenziale come il cibo, povera come il pane nero, pericolosa come un impiastro d’erbe sconosciute, che non sai mai se faccia bene o male o, meglio, sai benissimo, per esperienza diretta, sulla pelle, e quindi tattile, che le due cose non possono essere mai separate». (Dalla Prefazione di Andrea Ponso)

Esci, fatti foresta, sterpaglia e bosco di sotto,
battere ramo su fronda: fruscio – infine: foresta.
Sperditi, e spandi il polline raro sui resti
fecondi del pasto dei lupi, nema a temere:
non sarai guardato in gola,
da segreto a segreto potrai conservare
la grazia, profonda, di foglia, argilla, che nasce –
come bianca, non incisa, un’aperta foresta
che nasce.

L’arcano delle Torri Gemelle

Jack Hirschman

1.
Un lutto tale dal quale
potremmo svegliarci
(essendo stati risvegliati da una tale luce)
per vedere la luce
alla fine:

che noi siamo ora
non più
né meno ma siamo stati più di altri

una terra violenta

nei nostri mercati monetari
nella nostra “legge ed ordine”
nei nostri “Quotidiani” quotidiani
nei nostri letti

una vita violenta

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Il “Discorso su Dante” di Osip Mandel’štam

Marco Ercolani

Negli anni Trenta dello scorso millennio Osip Mandel’štam scrive il suo Discorso su Dante. Proprio all’inizio di questa prosa vorticosa e cristallina scrive: «Dante è un maestro dei mezzi poetici, non un fabbricante d’immagini. È lo stratega delle metamorfosi e degli incroci, non è per nulla un poeta nel senso “paneuropeo”, ossia nel senso culturale, esteriore della parola». Mandel’štam ci ricorda, prima ancora di gettarsi a capofitto nei temi danteschi, che l’immagine esteriore è incompatibile con i mezzi del discorso linguistico, perché la partitura di ogni composizione poetica trascende e trasforma suono e senso, come un “tappeto intessuto di molteplici trame”. Non vi si può costruire un itinerario, precisare un disegno: sarebbe come analizzare un “fiume ingombro d’instabili giunche cinesi variamente orientate”. Osip difende il suo sguardo barbaro e materico sulla Commedia con queste parole: «Cercando di pensare, nei limiti della mia possibilità, nella struttura della Divina Commedia , sono giunto alla conclusione che tutto il poema non è che una sola strofa, unitaria e inscindibile. O meglio non una strofa, ma una struttura cristallina, un solido».

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