Tutti gli articoli di francescomarotta

Scritto nelle saline

Scritto nelle saline

Marco Furia
Viviane Ciampi

 

La sospensione dell’essere

Con “Scritto nelle saline”, opera vincitrice del Premio “I Murazzi” per l’inedito 2013, Viviane Ciampi presenta una raccolta la cui stilistica compostezza non pare immemore dell’esperienza surrealista.
Siamo al cospetto di un surrealismo specifico, intimo, espresso con pronunce sobrie e intense.
Si legge a pagina 14

“Hai varcato il cerchio dei ripensamenti,
raggiunto l’esilio estivo”

e, a pagina 17

“Dentro i suoi passi vi sono i tuoi passi,
non hai altri mondi altri pensieri”.

Emerge, dalla lettura di questi (e altri) versi, una poetica attitudine a considerare luoghi, persone, itinerari, gesti, atteggiamenti, in maniera distinta e congiunta, sempre lucidamente conscia di tutto il resto. Continua a leggere Scritto nelle saline

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Dario Pasero: Il qui e l’altrove della lingua

Dario Pasero

Manuel Cohen
Dario Pasero

REPERTORIO DELLE VOCI
NUOVA SERIE, N. 7 (XXXIV)

Dario Pasero:
Il qui e l’altrove della lingua.
La scrittura della residenza
e dell’erranza.

Certificato da buone uscite in riviste specializzate e in antologie di settore, fondatore a sua volta di periodici: «La Slòira», «L’Escalina», con in attivo studi di letteratura piemontese e prose dialettali, Dario Pasero, che ha licenziato pochissimi titoli di poesia, è tra gli autori di versi più interessanti della scena contemporanea. Continua a leggere Dario Pasero: Il qui e l’altrove della lingua

Guido Ballo: l’alfabeto delle origini

guido+ballo

Guido Ballo

[…] Diciamo anzitutto che nella ricerca di Ballo si danno due modalità di lavoro sull’ètimo (o di lavoro dell’ètimo). Una modalità di tipo, per così dire, espansivo o accumulativo, ove il vocabolo, nel corso del componimento, si moltiplica e si rifrange lungo la propria storia, che è quella dei suoi occorrimenti linguistici anteriori o strettamente collaterali. In questo caso, ciò che testualmente si attua è una sorta di proliferazione sinonimica plurilingue all’interno di una rigorosa monosemia. È la modalità che contrassegna componimenti come Acre, Angoscia o, anche, Consumare, ove però il processo di espansione-accumulo del significato su di sé appare sintomaticamente interrotto (non essendo condotto sino al più arretrato “summa”), al fine di indicare, precisamente, quell’ellissi dell’origine che costituisce – come vedremo soprattutto per l’altra modalità – il fulcro dell’operazione; e come del resto è detto a tutte lettere nella poesia intitolata, appunto, Origine: “origine-ellissi dove il punto primo è sommerso”. Risultato di questa prima modalità operativa sarà infatti meno di assidere il vocabolo sul suo significato di base che di disperderne il valore e, in definitiva, comprometterne la possibilità stessa di identificazione (di differenziazione come unità del discorso), attraverso il lavoro delle sovrimpressioni linguistiche che si effettuano nel testo. Il quale finisce per costituirsi esso stesso per accumulo, vale a dire per attribuzioni e predicazioni – e non per articolazioni verbali, o per progressioni del senso –, attuando una sorta di grandiosa cassa di risonanza fono-semantica, ove il “significato” appare sottoposto a effetti abnormi di dilatazione (di ingrandimento) e, per ciò stesso, di dispersione-dissipazione entro la sua stessa immobilità. Continua a leggere Guido Ballo: l’alfabeto delle origini

L’orlo

Manuel Cohen

Manuel Cohen

Manuel Cohen
L’orlo
Prefazione di
Gianmario Lucini
Piateda (SO), CFR Edizioni
Collana Épos, 2014

Manuel Cohen è senza dubbio più conosciuto come apprezzato e fine critico, ma la sua opera poetica, che si compone di non molti titoli, rispecchia sul versante artistico la competenza che egli dimostra sul versante critico. La sua poetica può essere sintetizzata in alcuni parole e concetti-chiave: tradizione/innovazione, attualità/pòlis, ironia satirica/elegia, forma/contenuti. […]
Tradizione Vs/ innovazione, è il primo ambito che vorrei esporre e che per caso è anche una coppia antinomica. La tradizione è infatti ciò che quelli prima di noi hanno scritto, che in qualche modo ci dà un limite, un modello. Rigettare la tradizione e illudersi di poter iniziare ex novo, da una tabula rasa, è pura ingenuità, se ha ragione Heidegger quando ci fa notare che noi siamo “gettati” nel linguaggio – e per fortuna, altrimenti non avremmo neppure un linguaggio. Dal momento che si assorbe un linguaggio, si assorbe un modello, una cultura, dei concetti, un gusto, una tendenza. Scrollarsi di dosso questa eredità, oltre che presuntuoso, sarebbe un controsenso, un’aporia: infatti il rifiuto avrebbe un contenuto che rifiuterebbe se stesso, ossia: io uso il retaggio della tradizione per rifiutare il retaggio stesso – e, di conseguenza, non faccio altro che usare la tradizione. Continua a leggere L’orlo

Traviso

Alberto Cellotto, Traviso

Alberto Cellotto

Traviso è un tentativo di scrittura breve e intervallata dal protagonismo del numero che sta tutto nell’alveo di un’ossesione precisa, cioè quella per il volto dell’uomo, per quel pensiero che raduna le diverse combriccole dei volti, quando si percepisce che ogni viso è legato a ogni altro. Allo stesso tempo il travisare diventa un nascondimento necessario, forse per provare a uscire dal loop dell’ossessione.

Luigi Bosco

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I colpi del – Nulla

Paolo Ferrari, I colpi del - Nulla

Paolo Ferrari
Marco Furia

Il non ignorabile Nulla

“I colpi del – Nulla”, di Paolo Ferrari, è una corposa raccolta di versi la cui natura di genuina e aperta confessione assume la fisionomia di un pensiero che riesce a farsi continua poesia (non a caso, Flavio Ermini, nella sua acuta e pregnante nota introduttiva, scrive: “Pensare davvero significa andare alla produttività originaria dell’essere che si dispiega”).
Il poeta, insomma, posto di fronte a un confine, più che a superarlo, tende, semplicemente, a trascurarlo con spontanea assiduità.
Il pensiero è poesia e viceversa?
Nel caso di Ferrari la risposta è senz’altro positiva.
Il suo non è un logico riflettere distinto dalla parola poetica, è l’assieme di siffatti due aspetti: ben lo dimostra, ad esempio, con la sua indole di artistico ragionamento, una pronuncia come

“Sì, il capace estremo
silenzio fuori del senso
non sano ch’è fatto
di uomo”.

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Essere fuori misura

periferie

Catia Manna

 

Le città

Mai tornare sui miei passi
se lo smalto è colore amarena
Spenta la candela al tavolo
di chi attribuisce se stesso
al suo interlocutore
Posso dialogare
coniugando il futuro
al presente dell’essere
Stendere strati di leggerezza

Nelle città stridono gli attriti
di corpi impazziti
privati del centro
di un senso umano
La carne al macello
non ha altra coscienza
che frugare bidoni
Le città
Insulti ubriachi a tutto gas
Venditrici degli anni migliori
Manicomi a cielo aperto
dove indossare camici di equilibrio
e sperare che la logica
si salvi sulle strisce

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Poeti Greci Contemporanei (XIV)

hhkkk

Έφη Καλογεροπούλου
Efi Kaloyeropoùlou

Γλυκερία Μπασδέκη
Glykerìa Basdèki

Βάσω χριστοδούλου
Vasso Christodoùlou

Poiein

Viviamo un processo oramai avanzato di disgregazione della comunità in individui che ha profondamente coinvolto la sfera creativa e in particolare la poesia. L’abolizione mediatico-digitale dei confini fra spazio e tempo, l’implosione di questi nella vita quotidiana, che rendono il nostro tempo un luogo dove confluiscono tutti i tempi e tutti i luoghi, ha prodotto individui instabili, incompleti che serbano in sé un vago ricordo della propria funzione comunitaria e del “proprio” tempo limitato. Ciò è maggiormente avvenuto nei paesi più industrializzati, ora identificabili come “assenze di luoghi” di immense proporzioni. In questa “disabitazione”, chi scrive poesia si trova a reinterpretare una realtà che non può facilmente esserlo. Il risultato è spesso una poesia “assente”, come sospesa in una extra-realtà eterea, altrettanto “liquida” quanto la “modernità” attuale di Zygmunt Bauman.

(Continua qui…)

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Giacomettiana, 1

Alberto Giacometti
Alberto Giacometti

Marco Ercolani

La mia statua più bella? Quella che mi guarderà veramente. Quella che mi guarderà per ultima. E allora io, libero dal mio compito impossibile, mi reinventerò un’altra ossessione, per prepararmi meglio alla morte.

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La lumaca che striscia sulle corde del tempo

Corde de tempo

Manuel Cohen
Anna Elisa De Gregorio

REPERTORIO DELLE VOCI
SECONDA SERIE,
N. 6 (XXXIII)

La lumaca che striscia sulle corde del tempo.
L’esordio in dialetto
di Anna Elisa De Gregorio

Un distico, sapienziale e sillogistico, tratto da La Rosa di Franco Scataglini, omaggia il poeta, uno tra i massimi lirici e neo-dialettali del Novecento, di cui ricorre quest’anno il ventennale dalla morte, ed è posto in exergo al terzo libro di versi, ed il primo in dialetto, di Anna Elisa De Gregorio: «Niente al tempo resiste: / invero, niente esiste.» Dopo due ottime raccolte in lingua, Le rondini di Manet (Polistampa 2010) e Dopo tanto esilio (Raffaelli 2012), Corde de tempo, decimo volume di una interessante collana di poesia, Donne Arte Ricerca e Sperimentazione, curata da Marina Giovannelli, e dedicata alle vincitrici del Premio Biennale Elsa Buiese (assegnato, tra le altre, a Maria Grazia Lenisa nel 2001, a Loredana Magazzeni nel 2005, a Rossana Roberti nel 2007, ad Antonella Pizzo nel 2009, e a Nelvia Di Monte nel 2011) registra il particolare approdo al dialetto. Nata a Siena da genitori campani, nel 1959 l’autrice si trasferisce nella couche di Scataglini, Ancona, città in cui vive e opera. Continua a leggere La lumaca che striscia sulle corde del tempo

I libri senza nome

Joan Mirò (Pour René Char, 1948)
Joan Miró
(Pour René Char, 1948)

Giuseppe Zuccarino

I libri senza nome

Vari secoli fa, non era insolito il fatto che opere letterarie e filosofiche, talora anche importanti, venissero pubblicate in forma anonima. Ciò accadeva o per una certa indifferenza, nei lettori di quelle epoche, riguardo ad un’attribuzione sicura dei testi, oppure per una precauzione adottata dagli autori medesimi, specie quando intendevano sostenere tesi che rischiavano di esporli a biasimi (o peggio, a condanne e persecuzioni) da parte delle autorità politiche o religiose. Ma nei secoli più vicini a noi la presenza di opere anonime è divenuta percentualmente assai rara. Continua a leggere I libri senza nome

Il mio nome nel tuo nome

Nicola Ponzio

Nicola Ponzio

stai leggendo la terra,
dove l’erica spezza i miei tarsi
con nuove radici.

è una lampada accesa
da poco la carne che luccica
insieme ai suoi calici.

prossimità che non si espone
a nessun canone celeste,
senza esprimere violenza e carità.

stai leggendo la terra
che sorge dagli ultimi gesti.

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