Tutti gli articoli di francescotomada

Figlio

Daniele Mencarelli, Gobbo

Daniele Mencarelli

Ci sono alcuni autori che hanno la capacità di concepire davvero la poesia come un dono, e che, pur avendo pudore tanto della gioia quanto del dolore, trovano il coraggio di porgere la propria esperienza – prima ancora che la propria poesia – agli altri come un’offerta. Uno fra questi è Daniele Mencarelli, che con Figlio (Edizioni Nottetempo) racconta un percorso familiare che, nel bene e nel male, è comune a molti: la nascita di un figlio, il dramma delle non-nascite successive, e poi il regalo inatteso di una nuova paternità. Continua a leggere Figlio

“Posso”

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Izet Sarajlíc

Guardo le date delle tue poesie. Sono geloso del millenovecento che tu hai esplorato con vent’anni di vantaggio su di me. Apparteniamo entrambi all’intero secolo, anche alla parte in cui non eravamo nati. Sono geloso del tempo che tu hai visto e io no, sono geloso dei poeti che ho amato perché tu li hai amati di più. Continua a leggere “Posso”

Bum! Morto

Stefano Maldini

Recentemente sono stati pubblicati, ed hanno ottenuto un ottimo riscontro presso il pubblico, diversi libri che trattano l’argomento dei portatori di handicap – mi ostino a non chiamarli “diversamente abili”, mi sembrerebbe sono un inutile giro di parole per rivestire una amara verità – . Al di là del loro valore, che è diverso da caso a caso, si tratta di un fenomeno positivo: piuttosto che i cento colpi di spazzola, ben vengano volumi che affrontano problematiche complesse, se possono aiutare alla formazione di una coscienza che è più corretto definire umana prima ancora che sociale o civile.
Su questo tema c’è però un libro straordinario che non è ancora stato pubblicato: si tratta di Bum! Morto di Stefano Maldini. Uso la parola straordinario non a caso, perché Maldini ha saputo raccontare cosa significhi vivere e confrontarsi con un fratello disabile con una dose di verità che è difficile trovare altrove. Bum! Morto è un libro in prosa costituito da una serie di fotogrammi che non seguono un rigoroso ordine cronologico, ma alternano quadri di vita quotidiana, referti medici, ricordi, andando così a comporre un mosaico in cui si delineano due figure: Andrea, il fratello maggiore portatore di handicap a causa di un problema cerebrale, e Stefano, il fratello minore “normale” che nella sua crescita deve fare i conti con la sua ingombrante figura. Continua a leggere Bum! Morto

A Nord del futuro

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Ilya Kaminsky

Ilya Kaminsky è nato a Odessa, nell’ex Unione Sovietica, nel 1977, e si è trasferito negli Stati Uniti con la sua famiglia a cui venne concesso l’asilo politico. Il suo libro d’esordio, Dancing in Odessa, venne pubblicato negli Stati Uniti nel 2004 da Tupelo Press; dalla prima sezione di questo libro, dal titolo omonimo, sono tratte le poesie proposte in seguito.
La scrittura di Kaminsky colpisce immediatamente per la fantasia e per l’ariosità delle immagini e dei temi proposti. A volte incredibilmente allegra e sognante, altre triste o densa di orrore, la scrittura oscilla di continuo fra continui cambi di scena, aperture, ironia, dolcezza. Continua a leggere A Nord del futuro

Sta cambiando l’odore dell’aria

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Pericle Camuffo

“Solare è l’anima di Grado, ad onta dell’opaca miseria della sua gente: e quando una creatura apre l’anima sua, la luce la inonda, e se canto nasce, è intriso del tremito del sole sul mare, nei meriggi commossi e silenziosi dell’estate.” Così scriveva del suo paese Biagio Marin in un brano solo recentemente pubblicato. Di Grado è originario anche Pericle Camuffo, che non a caso di Biagio Marin è studioso e profondo conoscitore, ma la Grado di Camuffo è quella che Marin nello stesso brano riusciva soltanto a immaginare: ”Già costruiscono il ponte che congiungerà Primero con la bonifica della Vittoria, e la strada asfaltata percorrerà la Rotta, dove ben presto sorgeranno ville e alberghi”. Continua a leggere Sta cambiando l’odore dell’aria

Canto della dimenticanza

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Iole Toini

Iole Toini conosce il valore delle parole, sa che devono essere usate per il peso che possono avere; per questo forse non è molto incline all’esposizione mediatica, e assume un atteggiamento parsimonioso che evoca rispetto verso il proprio e l’altrui silenzio. E’ nel silenzio che sembra maturare la sua poesia, quel silenzio che la accompagna dai tempi dello splendido Spaccasangue (Le Voci della Luna, 2009), esordio che però rivelava una scrittura già estremamente matura, urticante nei contrasti e nelle fratture, indifesa davanti allo stupore. Continua a leggere Canto della dimenticanza

La memoria e l’oblio

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Marina Giovannelli

Madre – metaforicamente parlando – della futura dea Afrodite, Ishtar presiede all’amore, sia sacro che profano, ma anche al suo doppio: la guerra.
L’intero mito di questa complessa divinità femminile sembra percorso, in realtà, da diadi antitetiche e complementari: luce e ombra, vita e morte, maschile e femminile, perdita e ritrovamento, angoscia e sollievo, tempo ciclico – quello delle stagioni che Ishtar deve riconquistare e tutelare – e tempo soggettivo e lineare, dotato di un inizio e di una fine – quello impiegato dalla dea nel corso della sua discesa agli Inferi –. Continua a leggere La memoria e l’oblio

Seguendo l’acqua

Ponte sull'Adda

Marco Bellini

Si può seguire il corso di un fiume come fa l’acqua, che obbedisce alla forza di gravità e così compie il suo destino, oppure cercando le anse, le pozzanghere, quei luoghi cioè dove c’è il tempo per riposare e guardarsi attorno. E’ forse una questione di prospettiva e di punti di vista: rallentare permette di fissare lo sguardo sulle cose e sulle persone, di guardare le case dall’interno dei cortili e non dalla strada, scorgere dal basso il ponte e la traiettoria del salto definitivo dei suicidi. Continua a leggere Seguendo l’acqua

Parole come ortiche

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Monique Pistolato

E’ come la consuetudine di tracciare nell’aria le virgolette con le mani quando non siamo in grado o non abbiamo voglia di pensare la parola giusta: ci si accontenta, non è proprio quello che voglio dire ma tu cerca di capire, più o meno funziona così. Possiamo lamentarci che le mails, gli sms, le chat impoveriscano la lingua, ma è vero fino ad un certo punto: impoveriscono il lessico, è possibile, ma la prima forma di svilimento sta nel non rispettare le parole, nel non cercare per pigrizia o fretta le giuste parole. Così lentamente e impercettibilmente ci si accomoda nell’omogeneità, ci si appoggia su espressioni talmente comuni da perdere il loro senso senza acquistarne in cambio uno di uguale valore. Continua a leggere Parole come ortiche

Treni che passano

Alessandro Rech, Io e te

Aksinia Mihailova

Aksinia Mihailova fa parte di quel gruppo ristretto di autori che non hanno alcun bisogno di cercare formule ad effetto, costruzioni, linguaggi particolari, perché la sua poesia possiede la forza della verità non esibita e dunque ancora più spoglia e viva. Verrebbe da dire spietata, se però a questo termine non si associa alcuna connotazione negativa: la capacità tecnica di Aksinia Mihailova è indubbiamente notevolissima e testimonia di una scrittura matura e consapevole (anche nel ritratto parziale di una traduzione), ma essa si accompagna al coraggio dell’autrice nella lettura dei nodi fondamentali che regolano, danno vita o accompagnano al termine i rapporti fra le persone, uomini e donne, genitori e figli, fratelli. Prende forma così una poesia sempre composta ma pulsante e sofferta, davanti alla quale è impossibile restare indifferenti: è una lettura dopo la quale “niente / a parte il nostro sangue / rimane ancora uguale.” (ft)

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Per metà del cielo

cielo

Miljana Cunta

Miljana Cunta, giovane autrice slovena, dopo aver diretto dal 2006 al 2009 il programma del Festival Internazionale di Letteratura di Vilenica, ha riscosso un notevole successo di pubblico e critica con la sua prima raccolta, Za pol neba (Per metà del cielo), edita nel 2010 da Študentska Založba di Lubiana. L’occasione di conoscerla è data dalla pubblicazione di Per metà del cielo in edizione italiana, da parte di Thauma Edizioni, nella traduzione di Michele Obit, volume da cui viene proposto anche un frammento dell’introduzione a cura di un altro finissimo intellettuale sloveno, Gorazd Kocijančič. (ft)

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Le quasi case

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Guido Cupani

Già a partire dalla raccolta di esordio, Le Felicità (Samuele Editore, 2008, una recensione qui), la poesia di Guido Cupani si è rivelata come una delle più interessanti e personali del panorama dei nuovi autori. Di quel lavoro colpivano diversi aspetti: la padronanza dei mezzi espressivi, la misura di una scrittura che mirava molto di più alla sostanza che all’apparenza, ed un approccio che potremmo definire quasi “scientifico al contrario”. Infatti il giovane pordenonese – ricercatore in astrofisica – partiva spesso da una osservazione di tipo razionale, per poi trovare, nelle pieghe del reale, la spaccatura, la crepa dove germogliano i sentimenti, dalla gioia al dolore allo stupore.
Da allora la ricerca di Cupani ha compiuto, anche se il tempo trascorso è relativamente breve, notevoli passi in avanti. Come è evidente nei testi inediti che sono proposti in seguito, l’autore sembra avere abbandonato ogni appiglio derivante dal tentare di incanalare il vissuto in formule note, per quanto esse possano venire in seguito scardinate. Continua a leggere Le quasi case

E’ questo il sonno

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Gabriella Musetti

Diventa un lusso anche la rabbia”: così scrive Gabriella Musetti nella poesia iniziale di questa breve silloge, parte di un lavoro più ampio, ma già in sé coesa e conclusa. Se la crisi è la mancanza di denaro, di quel denaro che ci è stato reso così necessario per vivere da non poterne più negare l’importanza, possiamo certo indagarne le cause ed i rimedi, così come possiamo e dobbiamo chiederci come e perché siamo giunti fino a qui. Se la rabbia non basta, se la rabbia ha già trovato e trova ancora nuovi imbonitori capaci di canalizzarla a proprio vantaggio, bisogna però avere anche il coraggio dell’autocritica e dire che questo viene permesso e concesso prima di tutto dalla nostra assuefazione. L’assunzione di responsabilità non è un atto collettivo, ma individuale. Così come la scrittura, certo, che però può assumere il ruolo di testimonianza, o, come suggerisce la stessa Gabriella Musetti, un atto di mediazione del vivere civile. Continua a leggere E’ questo il sonno

Qualche minuto prima di te

Leviathan

Carmine Vitale

L’aspetto di maggiore impatto nella poesia di Carmine Vitale è probabilmente la sua urgenza: forse per la fratturazione discontinua delle atmosfere e dei versi, forse per le immagini a volte dolcissime ed altre violente, la sua scrittura dà idea di un flusso che è difficile da contenere per il poeta e da incanalare per il lettore. Le parole, insomma, hanno spesso la forza degli spigoli e degli angoli acuti, il peso del rimorso e in qualche momento del rimpianto. Il Leviatano di Melville e altre poesie (L’Arcolaio, 2012) però possiede un valore intrinseco che va ben oltre alla potenza espressiva, in quanto l’autore è capace di mettere al loro posto le tessere di un mosaico che non solo nella scrittura, ma soprattutto nella nostra vita appaiono spesso disordinate. Continua a leggere Qualche minuto prima di te

Lezione di geografia

De los rios oscuros

Yolanda Soler Onís

La poesia di Yolanda Soler Onís vive su un fragile e delicatissimo equilibrio tra la leggerezza formale dei versi, la ricercatezza delle scelte lessicali ed una fittissima rete di richiami ad esperienze personali e collettive raccolte e qui coagulate da luoghi e spazi molto distanti tra loro. In questo modo si materializza un flusso temporale capace di evocare il ricordo e dipingere, con essenzialità e sentimento, i ritratti delle persone che lo hanno abitato. Si tratta certamente di una poesia intima e personale, che però trova una dimensione di comunanza nelle improvvise aperture delle immagini – siano esse tristi o intrise di tenerezza -, nel senso di profondità che pervade la lettura della storia e degli ambienti naturali, nella naturalezza con cui gli oggetti e gli spazi sembrano condividere con gli uomini e le donne la loro esistenza, come se in qualche modo tutti fossero partecipi dello stesso flusso vitale.

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