Tutti gli articoli di 最後花 mdamaggio

Impermanenza

nulla appeso in nulla
bianco e bianco preso in bianco
nulla ha peso in nulla

pedro xisto

Sebastiano Aglieco ha da poco sparso al vento “Impermanenza”, prima scomparsa di un diario, e di chi l’ha scritto. Nell’attesa di leggerlo, poiché a me le cose arrivano sempre per lunghissime vie traverse, mi sono avvicinato al vapore che Sebastiano sta intessendo sul sito Narcyso. Qui, potete scaricare i pdf della rivista “Da uno spazio bianco”.

Fra queste pagine, Sebastiano raccoglie pensieri, stralci di poesie, considerazioni e cose viste (o intraviste) un attimo prima del vento. Sfumature che io ho avuto fortuna s’impigliassero (per poco, pochissimo) nel ramo che sporge davanti alla porta di casa mia. Frammenti che, sparsi nel mondo, messi vicino costruiscono fra loro legami. Il frammento come l’atomo. Lo sciame di atomi che rincorre la forma del corpo.

Sebastiano specifica che “Impermanenza” è un’opera di “sparizione”. Non di “silenzio”, dice altrove. Fin quando esiste, nessuna scrittura può essere silenzio, non fosse altro perché è in sé stessa iscritto l’atto di incidere, e lo stridere prosegue, a distanza di millenni, anche in una tavoletta silenziosa. Eppure la cosa sciolta, evaporata, andata via – così come la parola cancellata – è una testimonianza del ritorno del silenzio. Ammesso e non concesso che noi si sappia cosa possa significare “silenzio”. Oggi più che mai.

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Menotti del Picchia


Il volo

Goditi l’euforia del volo dell’angelo perduto in te.
Non chiedere se le nostre strade, tempo e vento,
cadono nell’abisso.
Che cosa sai tu della fine?
Se temi che il tuo mistero sia una notte,
affollala di stelle.
Conserva l’illusione che il tuo volo ti levi
sempre più in alto.
Nello stordimento dell’ascensione
se senti che domani sarai muto,
svuota come un uccello le canzoni che hai in gola.
Canta. Canta per preservare l’illusione di festa e di vittoria.

Chissà le canzoni faranno addormentare le bestie
che aspettano di divorare l’uccello.
Fin da quando sei nato non sei altro che un volo nel tempo.
Verso il cielo?
Che importa la rotta.
Vola e canta finché reggono le ali.

*

O voo

Goza a euforia do vôo do anjo perdido em ti.
Não indagues se nossas estradas, tempo e vento,
desabam no abismo.
Que sabes tu do fim?
Se temes que teu mistério seja uma noite, enche-o
de estrelas.
Conserva a ilusão de que teu vôo te leva sempre
para o mais alto.
No deslumbramento da ascensão
se pressentires que amanhã estarás mudo
esgota, como um pássaro, as canções que tens na garganta.
Canta. Canta para conservar a ilusão de festa e de vitória.

Talvez as canções adormeçam as feras
que esperam devorar o pássaro.
Desde que nasceste não és mais que um vôo no tempo.
Rumo do céu?
Que importa a rota.
Voa e canta enquanto resistirem as asas.


Menotti del Picchia (1892-1988)
tradotto da Emilio Capaccio

di prossima pubblicazione in
Quaderni di Traduzioni LXXVI

Copertina: Menotti del Picchia, Grattacieli, 1924

3 di > Christos Toumanìdis

poeti greci contemporanei tradotti da Massimiliano Damaggio


Reclusione

Di nuovo lunedì – e la porta del pomeriggio
di nuovo chiusa.
E quando vedere gli alberi, s’allontanano
sempre più. Sempre più vuoto il cortile.
Il canto nella gabbia, una ferita.

La domenica non basta!

La sedia accanto alla finestra.
La strada inizia e finisce nella stanza.
Calano ancora le ore.
L’eco oltre il cancello, le grida dello stadio
– un altro modo che hanno di piangere i ragazzi
per un attimo.

Fa notte presto la domenica!

Quando viene il lunedì
                              ti fai ancora più sottile.
Una lama nuda il giorno. E la paura –
non parlare non protestare.
Ti vedono dovunque.

E non un solo istante
                              che le mani facciano pace.

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Viaggio andata e ritorno nell’arcipelago della Poesia Greca

testo e traduzioni di Chiara Catapano
intervento presentato a Marina di Pisa nel luglio 2021


Per questo breve ma affascinante viaggio alla scoperta della poesia greca contemporanea, ho optato per un approccio diverso: poiché per l’uomo greco poesia e musica sono realtà complementari, mi sono detta che forse era questo il modo più bello per traghettare qui stasera un pezzetto di questo mondo, così — ahimè — ancora sconosciuto. La musica, nella tradizione poetica greca, è assai più di un accompagnamento alla lettura, è invece la sostanza ritmica dell’immagine che trova nel poeta il suo traduttore nel linguaggio magico della parola.

Perché in questo arcipelago di versi, in profondità le acque della poesia e della musica si mescolano, creando letteralmente la navigazione, “donandoci il viaggio” per parafrasare Kavafis e la sua poesia più conosciuta, Itaca.

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Bartolomeo Bellanova, Con la carne che basta


Io credo nella trascendenza
dei tessuti emotivi dopo l’amore,
nella verginità della chioma dei tigli
penetrata dai becchi dei passeri,
nell’ipnosi della ginestra squartata dal sole.

Credo nella tenerezza cannibale degli amanti
e nel latte afrodisiaco di gelsomino,
credo nell’oblio del corpo marmo
scavato nel materasso

nel tremore dei rifiuti gettati via
tra il marciapiede e lo scolo
e nell’adrenalina delle rondini
che sfidano i fili dell’alta tensione.

Io credo sopra ad ogni cosa
alla lama pungente delle lacrime

alla loro sincera eruzione
dello spirito tellurico
che ci governa
ci scuote
e ci scompiglia.

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3 di > Katerina Agyioti

3 (poesie) di Katerina Agyioti tradotte da Massimiliano Damaggio


Noi quaranta-cinquantenni giochicchiamo

Noi quaranta-cinquantenni giochicchiamo
aspiranti amanti
sotto il sole spietato, brutti
le bollette non pagate, mezzo antidepressivo al giorno e un piede nel divorzio
coi padri che si cagano nel pigiama
facendo dalla sala alla cucina
coi figli irriconoscibili fra i cubicles
della comunità spaziale di Shanghai.
Rughe, rughe e pori aperti
dente giallo rossetto rosso
anni fa abbiamo studiato qualcosa d’importante
dacci un amore ancora, puttana d’una vita, vedi che magari si attiva il filtro beauty
adesso che ne abbiamo bisogno.

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Tre poesie tre di Carmine Vitale


1

mi ricordo che una sera
stavo facendo i conti (in tutti i sensi si potrebbe dire)
e d’improvviso ho smesso
era stata una giornata lunga piovosa perfetta per ricordare il passato
avevo bevuto due caffè nel pomeriggio
e tentato la fortuna segnando i numeri

Però si è accesa un piccola luce sullo schermo
MV
(pensavo che spesso trabocchiamo di stupidi sensi e crediamo che tutte le parole messe in fila come un tram legato ai fili diventino poesie)
La metafisica il mammut most valuable player
Se deve piangere si accomodi da questa parte, prego.
E invece:

“immagina la primavera astrattamente:
bocca appena dischiusa
a febbraio inoltrato, che infiltra di ruggine
l’oro del cielo
come nelle icone della tenera età
in cui il nero e la doratura
segnavano i mondi polari.
Il Bene e il Male, come due flotte ostili,
conversero, mischiarono le navi
e terra non fu data al loro mare.”

Devo aggiungere altro?

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3 di > Marios Markìdis

3 poesie di Marios Markìdis tradotte da Massimiliano Damaggio


Vecchie isole

A un certo punto si stancò anche dei palazzi
e delle fragranze di Calipso
Le sere s’inventava un mal di denti per sottrarsi
alle sue carezze
Non voleva più viaggiare
non aveva altri anni da dedicare al mare
ma l’alba lo trovò che faceva le valige

per qualche scoglio assetato
per un cane stecchito che trema e la sua ombra
per posti da quattro soldi giù al molo dove si sfondano ogni sera
i pretendenti

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Water Melody / 4 (Bevendo il vino 5-10)

poesia cinese antica tradotta da Antonio (Cosimo) De Biasio


餘閒居寡歡,兼比夜已長,偶有名酒,無夕不飲。顧影獨盡,忽焉複醉。既醉之後,輒題數句自娛。紙墨遂多,辭無詮次。聊命故人書之,以為歡笑爾。

Passando il mio tempo ritirato, ho pochi svaghi, e le notti diventano sempre più lunghe. Per caso ho un vino famoso, e non c’è notte che non ne beva e che, da solo, guardando la mia ombra, non vada oltre il limite. E d’un tratto sono di nuovo brillo. Una volta, dopo essermi ubriacato, ho scritto numerosi versi per mio piacere, e i fogli coperti d’inchiostro si sono moltiplicati. Le parole non avevano un ordine logico, ma ho chiesto a un vecchio amico di buttarle giù meglio, così da farci una risata.

陶淵明 Tao Yuanming (365-427, Sei Dinastie)


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3 di > Yiannis Stìgas

3 (poesie) di Yiannis Stìgas tradotte da Massimiliano Damaggio


Riccio di mare

Un’esperienza universale.

Se anche il dolore che procura
non è insopportabile
          merita
tutto il tuo rispetto.
È la più trivellata forma di violenza
– e non intendo l’autodifesa –
intendo
una dolcezza attaccabrighe.

A chi, malevolo, sostiene che
il riccio è il tentativo della natura
di riprodurre le mine di profondità
rispondiamo
     – si dà il caso che sia
il loro perpetuo
          successore.

E un’altra cosa:
Fai male a sottovalutarlo
perché si apre facilmente
          con un coltello.
Anche tu ti apri con un coltello
          – molto facilmente.

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Il grande tempo è ora, di Giovanni Nuscis


Sono stato a lungo convinto che la poesia civile corresse il rischio di morte precoce. Figlia assillante del proprio tempo, scandaglio immerso nel pulsare della vita, la pensavo destinata ad invecchiamento precoce, un po’ come accade agli odierni istant-book, i quali, riletti a distanza di pochi mesi dal fatto che commentano, ci appaiono subito paradossalmente inattuali. La poesia di Giovanni Nuscis che avete appena letto, resta invece giovane, smentendo ogni timore.

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David La Mantia, Gesti lievi

Per anni abbiamo finto
di vedere male l’ago nel braccio,
gli artigli degli amici, il fresco taglio
dell’erba, il colpo sul collo secco
del coniglio allevato per la morte.
La morte. Eppure sì,
sarebbe stato semplice seguire
passo per passo quel dolore, senza
annusare la muffa, senza mai
adagiarsi, attutire il respiro, senza
seguire il corteo, la fila nera.
Sì, sarebbe stato bello chiamarci
al mattino con veri nomi, David
l’amato e Margherita la perla,
imparare a toccare le crepe
reciproche, visitare a sera
i nostri occhi recisi, coltivare
la fragilità della foglia
di basilico, perdonarsi
e chiedere perdono, riconoscersi
come fratelli e come amanti
nel comune ventre, essere terra
nella pianura lieve, accogliente.

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3 (inediti) di > Manòlis Anagnostàkis


Traduzione e introduzione di
Crescenzio Sangiglio

Le poesie che seguono non risultano inserite in nessuna raccolta di Anagnostakis. E sono del tutto sconosciute, praticamente sono come inedite, essendo apparse una sola volta, rispettivamente negli anni 1945, 1946 e 1947, nella rivista anti-regime Ελεύθερα Γράμματα, “Lettere Libere” poi eliminata dalla circolazione e letteralmente scomparsa e inesistente. Sono state ultimamente ritrovate dallo studioso e ricercatore Vassos Vomvas che le ha affidate allo scrivente per la traduzione italiana.)


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